La teoria liberale dello stato minimo in Italia non attecchisce...
come peraltro non attecchì lo stato totalitario...
e come non ha attecchito lo stato socialista...
men che meno lo stato democratico.
In Italia non attecchisce alcun sistema di governo.
Giustino Fortunato nel 1919 diceva degli Italiani «...venticinque milioni di persone senza disciplina», Mussolini qualche anno dopo disse «Non è difficile governare gli Italiani, è impossibile».
Nessuno li ha mai smentiti.
In questa nouvelle vague di liberalismo internazionale ci muoviamo oggi, con le nostre istituzioni datate, la nostra Costituzione invecchiata, la nostra classe politica assolutamente impreparata, tanto da lasciare spazio ai dilettanti senza neppure farli troppo sfigurare.
Cosa resta dell'Italia? Dov'è la "società civile", dov'è la "comunità sociale", dove sono i cittadini?
E così, senza neppure essercene accorti, ci troviamo in un sistema economico del tutto diverso da quello che avremmo immaginato e voluto. In Italia abbiamo pensato potesse esistere uno "Stato distratto" che imponesse norme inattuabili, che perdonasse ogni trasgressore, che in fondo non facesse altro che garantirsi un posto al sole senza entrare troppo nella sfera privata.
E questo abbiamo avuto, all'ennesima potenza.
Per il Sistema italiano, lo stato minimo è oggi una sorta di Far-west in cui chi ne ha, ancora, la possibilità tenta di garantirsi privilegi ed introiti.
Per il Sistema europeo, il contesto istituzionale italiano è un cancro da eliminare, un male da circoscrivere e lasciare morire lentamente.
Così tutto ciò che costituiva il welfare state del novecento sta diventando un servizio pubblico, ad uso e consumo di chi può permettersi di corrispondere la giusta tariffa, in maniera legale o meno.
La corruzione aumenta vertiginosamente e raggiunge livelli che ai tempi di Tangentopoli (17 febbraio 1992) neppure si sarebbero immaginati.
Il Governo è esautorato, il Parlamento è immobilizzato, la Magistratura legifera, gli Enti territoriali sono sommersi di debiti e derivati e non riescono a garantire servizi.
Lo Stato è fallito, ma non c'è nessuno disposto a rifondarlo.
L'Italia è morta.
Torna ad essere un'idea collettiva come fu per secoli prima della sua unificazione politica. L'Italia è una bandiera "regalata" dai Francesi, l'Italia è un vessillo presidenziale preso da quello regalato da Napoleone, l'Italia è una bandiera Europea odiata e temuta perché portatrice, non di valori, ma di soluzioni.
Gli Italiani nella trascrizione di un famoso discorso di Mussolini, sono «Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori di trasmigratori» e questo restano, non sono manager, politici, professori, imprenditori
Gli Italiani non saranno mai un popolo di cittadini.
appunti semi-lucidi di un autore che, dopo essere stato geometra ed essersi ingraziato Platone, cerca operosamente una via di uscita dalla realtà.
mercoledì 29 gennaio 2014
venerdì 10 gennaio 2014
Montesquieu si rivolta nella tomba
A vedere lo scempio che viene fatto delle sue teorie sulla tripartizione del potere.
In questo paese non esistono più il potere legislativo e il potere esecutivo. Per fortuna è rimasto ancora un barlume di potere giudiziario, che ovviamente sostituisce tutti gli altri.
E così mi viene in mente lo stato assoluto rinascimentale, dove il re incarnava tutti i poteri in uno solo, coadiuvato soltanto da tecnici del diritto che trasponessero su carta il suo indiscusso volere.
Nell'Italia di oggi, nella totale assenza di potere economico di rilievo internazionale, nella totale carenza di intellettuali politici, nella totale depravazione del costume degli amministratori, gli unici ancora legati alle loro funzioni sono i giudici.
Ma quanto tempo può durare un sistema giudiziario non bilanciato dall'opinione pubblica?
Quanto tempo serve per attirare in magistratura persone corruttibili e disposte a servire interessi di parte?
Abbiamo davvero intenzione di scoprirlo?
Per fortuna le forze armate italiane non destano sospetti circa l'eventualità di un colpo di stato militare, e la presenza della UE e delle basi NATO sul nostro territorio ci garantiscono da questo punto di vista.
L'unica dittatura possibile è quella locale.
La progressiva frammentazione del Paese, emergeranno gli interessi particolari che potranno occupare gli spazi lasciati vuoti dalla presenza sempre più ingombrante della nuova nazione europea, quella che i cittadini italiani neppure vedono ancora.
La repubblica in Italia è quella teorizzata da Montesquieu e passata per il sacrificio di molti connazionali, nata da una serie di guerre e di rivolte popolari, da una guerra civile combattuta da pochi, è quella fondata su una costituzione ibrida e confusa, figlia del pensiero illuminista settecentesco e contaminata dalla democrazia sociale novecentesca.
L'Italia, nazione creata a tavolino, fondata sulla "petizione" popolare, che ha sempre nascosto il potere nelle pieghe della democrazia rappresentativa, nelle élite locali che troppo miopi non si sono accorte del cambiamento epocale.
Nessuno qui ha visto cadere il muro di Berlino, ancora non ci rendiamo conto che la nostra posizione di confine sulla Cortina di ferro, così definita da Churchill, ci assicurava benefici che, ora che siamo alla periferia meridionale dell'Europa, non ci sono garantiti.
Nell'ora di rimboccarsi le maniche e produrre, restiamo tutti qui a guardare la magistratura che ancora tenta di dare un senso alla legalità e alla sovranità popolare.
Se volete la democrazia è l'ora di scendere in piazza, ma non per protestare, bensì per costruire.
lunedì 23 dicembre 2013
And so this is Christmas
...war is over.
Magari.
Quanti auguri dobbiamo ancora fare prima che venga il momento di darci da fare?
Quanti auguri dobbiamo ancora fare prima che venga il momento di darci da fare?
mercoledì 11 dicembre 2013
I falsi miti del Belpaese
Da tutta la vita sentiamo dire che l'Italia è il paese degli inventori, Galileo e Leonardo sopra a tutti.
Fu redatta una costituzione senza nominare gli "italiani" o il "popolo italiano", del resto nella costituzione francese non si parlava di italiani.
L'Italia non è il paese dei filosofi.
Ci deve pur essere un motivo se negli ultimi 300 anni non si sia praticamente fatto nulla per valorizzare la cultura italica.
Se nel rinascimento lo sviluppo dello Stivale era al massimo livello mondiale, se le repubbliche marinare commerciavano con tutto il mondo, se la Chiesa di Roma deteneva il controllo politico-finanziario indiretto sul mondo intero, il seicento vide la crescita delle culture nord-europee
Tra il '600 e il '700 persone come Spinoza, Hobbes, Kant, Voltaire, spinsero l'acceleratore intellettuale dando il via alla rivoluzione illuminista che avrebbe poi determinato la cultura mondiale fino al XX secolo, che non vide peraltro una ripresa del pensiero italico, bensì dell'ultilitarismo americano correlato alla crescita della potenza d'oltreoceano, gli Stati uniti d'america.
E l'Italia, o meglio quella "espressione geografica" come ben la definì Otto von Bismarck, si rifugiò nella sua arretratezza culturale, nell'essere provincia dell'Impero austriaco per una parte, del Regno di Spagna per un'altra, nell'appartenere ai Savoia, principi di discendenza francese, dall'altra.
L'unificazione nazionale, non fu un moto di unità popolare, ma la convergenza di interessi politici e di conquista. La liberazione dagli invasori, per molte popolazioni, non fu altro che un cambiamento di governante.
La teoria repubblicana di Mazzini e compagni si scontrò con gli interessi politici e i Garibialdini furono il mezzo per l'affermazione dei poteri esistenti, seppure sotto un nuovo nome.
Tommasi da Lampedusa nel Gattopardo, un secolo dopo lo sbarco di Marsala, fece dire ad un personaggio "bisogna che tutto cambi perché tutto resti com'è". Mai migliore analisi dell'Italia fu scritta in tutta la sua storia.
Lo Statuto albertino del 1848, aveva placato gli animi, ma neppure assomigliava a quelle carte costituzionali che in Inghilterra esistevano dal 1689, in America dal 1789 e in Francia dal 1791.
Il Regno sabaudo non era nulla di così evoluto, non come noi italiani studiamo oggi, dopo che quella dinastia ha soggiogato la penisola e i suoi sudditi hanno fatto la democrazia.
La democrazia in Italia.
Ispirata anche quella da qualcuno non italiano, immaginata sull'ideale marxista-stalinista e neppure realizzata, poiché la guerra civile che doveva servire ad affermare l'ideale democratico fu la guerra di pochi per scacciare gli ex-alleati rinnegati.
La democrazia alla fine ce la portarono gli americani, con il loro cliché fatto di coca-cola, blue jeans e rock 'n' roll. E anche in questo caso la popolazione ne rimase perlopiù inconsapevole, godendo i benefici di questo nuovo sistema economico, sguazzando in comportamenti liberali etichettati come democratici.
La Costituzione
Adottammo una Costituzione di compromesso, liberal-democratica. Copiammo malamente quella francese mantenendo i privilegi di alcune classi sociali, garantendo sbocchi politici e istituzionali ai partiti, salvaguardando istituzioni religiose e private, tutelando espressamente gli interessi locali.
Fu redatta una costituzione senza nominare gli "italiani" o il "popolo italiano", del resto nella costituzione francese non si parlava di italiani.
A partire dal 1946, come dal 1861, nessuno si preoccupò di creare una coesione nazionale; essere italiani era un palese richiamo al fascismo, unico vero moto nazionalista nella storia del paese.
Restammo tutti cittadini regionali, almeno fino al nuovo secolo, quando grazie all'Euro ci scoprimmo improvvisamente cittadini d'Europa.
Restammo tutti cittadini regionali, almeno fino al nuovo secolo, quando grazie all'Euro ci scoprimmo improvvisamente cittadini d'Europa.
La grande occasione per essere più che Italiani, divenne invece un pretesto per riscoprire l'Italia del 1861, di quella guerra di unificazione fatta con mercenari e coscritti delle campagne, da volontari ignari delle lotte di potere e che generazioni di italiani neppure avevano e avrebbero voluto.
E il proverbiale ingegno italico?
E il proverbiale ingegno italico?
Si espresse nelle arti pratiche, nel design di metà novecento, nella moda, nell'industrializzazione di quel paese ancora così arretrato rispetto a quelle potenze che avevano abbracciato, sostenuto e sviluppato idee innovative.
L'Olanda, da piccola colonia imperiale a potenza leader mondiale in meno di due secoli, costruita sulla capacità di lavorare e con l'idea di realizzare, costruire. Nella cultura mercantile olandese, trovarono posto e ospitalità persone come l'ebreo Spinoza e il polemico Descartes; più o meno nello stesso periodo in Italia Galileo rischiava la morte, mentre Newton in Inghilterra cambiava il corso della storia della scienza.
L'ingegno italico è un falso mito che copre la cronica carenza di istruzione.
L'idea che le università italiane siano di alto livello è un retaggio ottocentesco, quando era probabile che fosse vero, ma dovremmo renderci conto che il mondo cambia e che non è sufficiente desiderare qualcosa perché si avveri.
La cultura dell'ignoranza
E' ciò che rappresenta l'Italia e gli italiani, cercare di adattare il mondo alle propria immagine, rifiutarsi di guardare oltre per non doversi sentire inferiori, piuttosto (usato qui correttamente) che guardare all'esterno per motivarsi nel miglioramento.
L'Italia aveva, vent'anni fa, la possibilità di svoltare e seguire per una volta esempi virtuosi, ma non è stato fatto.
Ora che perfino la Chiesa di Roma scende dal pulpito e si rimbocca le maniche per migliorare e crescere, la classe dirigente di questo paese non è neppure più in grado di rendersi conto che sta frazionando e svendendo quel che resta di quasi due secoli di tentativi di unione.
Ed io riesco soltanto a pensare alla Giovine Italia mazziniana, a quella creatura tanto amata che alla fine è morta vergine.
martedì 26 novembre 2013
La distribuzione della ricchezza
Non è una scienza perfetta, ma semplicemente il risultato di secoli di selezione naturale.
Per cui, se non siete parte di quel 1%, potete solo lavorare per diventarlo. Oppure potete semplicemente fare a meno della ricchezza.
Iscriviti a:
Post (Atom)