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giovedì 3 dicembre 2015

Rousseau e la tassa sulle biciclette

... è incredibile, ma è vero.

Essere governati da sfaccendati porta a leggere notizie paradossali, anche se ancora per un po' seguite da smentite.

Succede che nel periodo natalizio, che coincide con il licenziamento della Legge di stabilità, la famigerata Legge finanziaria del passato, appaia la simpatica proposta di un parlamentare circa la tassazione delle biciclette.


Questo parlamentare, conscio del fatto che nel suo paese di pigri sempre più persone motorizzano le biciclette, a volte chiamandole perfino "ecologiche", ha pensato che non fosse giusto veder circolare dei velocipedi motorizzati senza targa, e abbia voluto semplicemente ripartire dal 1905 e iniziare a targare questa nuova categoria di motocicli.

Il punto chiave del discorso è che il regalo natalizio di questa classe dirigente è quello che ormai cercano di farsi da soli. Un tempo, quando gli ideali romantici e cavallereschi di onore e verità erano diffusi tra i ceti più elevati, le persone si sarebbero vergognate di perorare apertamente i propri interessi personali e anzi ci si faceva un vanto di eliminare ogni conflitto.

Ma nel novecento i valori sono progressivamente cambiati

La classe dirigente da nobiliare è diventata elettiva, sempre più incapienti si sono dedicati alla carriera politica professionale, sempre più persone senza valori e senza competenze hanno intravisto nella politica l'unica risorsa per l'elevazione sociale.

E noi glielo abbiamo lasciato fare

Con noi intendo quelli che potevano accorgersene, quelli che si sono defilati dalla vita pubblica per meglio tutelare i propri interessi, quelli che hanno investito sui lobbisti o addirittura sulla creazione di soggetti politici affini ai propri interessi.
Questa corruzione dilagante dei valori sociali ha fatto ciò che doveva, ha corrotto e corroso un sistema fragile e non ancora strutturato riducendolo ad uno scempio.

il Natale non è che l'assalto alla diligenza

E così politici di ogni fazione, mandatari di interessi disparati e spesso personali, si mettono in mostra assaltando quella immensa torta che si chiama Fisco con l'unico tentativo residuo di tenersi il più possibile, senza più occuparsi di restituire qualcosa indietro.
Si tagliano le pensioni d'altri, l'assistenza sanitaria d'altri, i servizi d'altri con uno strumento fortissimo che è la legge e la capacità di scriverne di nuove.
Alla stessa maniera il potere giudiziario dà interpretazioni sempre più personali delle intenzioni del Legislatore e in questo conflitto a distanza il potere esecutivo fa i propri interessi, tutela la propria salute e si gira dall'altra parte.

Dove è finito Jean-Jacques Rousseau?

E' chiaramente morto secoli fa, ma le sue idee stanno morendo ora, con la fine della democrazia moderna.
L'equilibrio dei poteri si è perso con la disgregazione della società, con l'informatizzazione dei rapporti sociali e con la globalizzazione che ha superato il nazionalismo, concetto basilare per l'auto-determinazione delle comunità nazionali.
Il mondo è cambiato, mentre la rappresentanza è sempre meno rilevante e duratura e mentre si rende necessaria un'aggregazione globale i popoli guardano al passato riportando in auge guerre di religione o identificazioni nazionaliste.
C'è chi bestemmia mentre difende il crocifisso nelle scuole pur non mandando il figlio alle lezioni di religione, chi vuole fuori gli stranieri dal paese e non si ricorda di come fossero maltrattati i propri parenti all'estero o i propri genitori migrati al nord per lavorare nel dopoguerra.

C'è troppa superficialità in un momento in cui servirebbero intellettuali.

Avremo quello che la gente chiede, nuovi leader politici carismatici e risoluti, nuove guerre e nuove prospettive alla fine di esse.

Come trovo scritto su un palazzo della mia città, nascosto e quasi ignorato, dedicato agli invalidi di guerra e dove è stato recentemente aperto un pub, di cui mi sfugge il senso se non quello di incassare denaro:

 «La guerra è la lezione della storia che i popoli non ricordano mai abbastanza»

venerdì 6 novembre 2015

La confusione arricchisce

...ma soltanto gli imbonitori e gli scippatori. Ed è con questa consapevolezza che ogni giorno guardo il telegiornale.

Tra i rari fatti di cronaca estera, frammentari e confusi, trovo infinite circonlocuzioni di concetti così poveri da lasciare attoniti.

La politica nostrana si "parla addosso" in un sistema consolidato di gestione dell'ignoranza, in cui non è possibile intavolare alcun discorso intelligente, dove l'unico argomento di convincimento di masse sempre più ignoranti e avviluppate da tale stupidità, è dato dagli attacchi ad personam al leader politico di turno.

In questo contesto surreale, dove tutti sembrano avere un preciso scopo nell'universo e comprendere l'esatto significato della vita, mi ritrovo a pormi domande esistenziali e soprattutto a ricercare quei valori che contraddistinguono l'importanza dell'esistenza.

Vivere in fondo non può essere soltanto aspettare di morire.

Ma non è neppure tentare di vivere in eterno o di apparire eterni.

Eppure i malati di selfie, quei soggetti interessati alla vita sentimentale dei politici o a ricercare nuove classi contro cui lottare, sembrano avere tutte le risposte. E i telegiornali non si discostano granché dal certificare queste sicurezze.
La confusione che si crea alimenta gli schieramenti, blandisce le fazioni in lotta e rafforza il convincimento di quanti si ritengano nella ragione.

Non c'è ragione che tenga di fronte all'ineluttabilità del cambiamento.

Dovremmo comprendere che il significato, la funzione, è nel vuoto, nell'assenza, mentre la presenza di qualsiasi cosa rappresenta soltanto la struttura e così nelle opinioni, nella verità.

La verità esiste soltanto nell'assenza di interlocutore, poiché ogni nuovo punto di vista pone a rischio le nostre certezze.

Cavalcare il cambiamento sembra un'attività alla portata di tutti, ma che alla fine interessa soltanto gli imbroglioni e gli scippatori, quelli che del movimento delle masse sanno approfittare, quelli che sanno far credere che in fondo nulla stia cambiando quando tutta la scala dei valori è in discussione.

E così mi appresto a cambiare, felice di farlo, mentre tutt'intorno a me infuria la lotta per la conservazione dello status quo a discapito degli altri, mentre nel fuggi fuggi generale di quanti cercano di restare al loro posto nessuno si rende conto che quel posto neppure più esiste e sovente il castello di carte che rappresenta la nostra vita è già crollato.

Infine, per non dare appigli ai sollevatori di folle, non ci resta che citare Gandhi: «Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo», ma soprattutto siate il cambiamento.

venerdì 19 giugno 2015

Osservazione partecipata di una morte annunciata

... in pratica restare a studiare un sistema che si sta disfacendo.

Del disastro rappresentato dall'Italia c'è poco da dire, non perché non ci sia materiale, ma perché le notizie di degrado economico e sociale sono così incalzanti e sempre nuove che non vi è nulla di interessante da dire che domani non sia già cronaca di poco conto.

Il paradosso di questo Paese è che il malcostume e la malversazione, l'estorsione e la frode, la menzogna e l'opportunismo sono così radicati da non rappresentare altro che la consuetudine, a prescindere dal livello sociale in cui ci si trova.

Così se analizziamo i comportamenti dei politici troveremo peculato,
Se controlliamo quello dei dipendenti pubblici malversazione,
Quando osserviamo la mafia è estorsione,
Guardando le imprese troviamo frodi,
Se fermiamo l'uomo della strada, nel migliore dei casi qualcuno che ci dice che non pagare le tasse è l'unica arma di cui il povero cittadino dispone per difendersi dallo Stato canaglia;

Anche se poi il privato cittadino va a votare per garantire il proprio interesse.

Nulla di nuovo insomma, in secoli di storia l'Italia è sempre stata rappresentata come una terra di affari e di scarsa morale, dove gli interessi locali e la litigiosità non hanno mai creato terreno per la nascita di un'unità nazionale di rilievo.

Il punto è che chi rappresentava un'Italiettta di truffatori, in fondo aveva ragione.

E così ci si trova ad analizzare una società colabrodo in cui l'egocentrismo e il narcisismo esondano piuttosto che colare tra i fori, da cui peraltro escono a fatica le risorse comuni che servirebbero a concimare l'economia e la ripresa della società.

Questa è una nazione fantasma, una nave che affonda pullulante di topi in cerca di salvezza, mentre il comandante/pifferaio magico ha già trovato la salvezza su uno scoglio; da dove millanta la sua potenza e la condivisione di un futuro migliore per convincere i marinai a restare a bordo.

C'è poco da salvare in una nave fallata alla deriva

Non resta che scendere finché si può e ricominciare a costruirne un'altra, magari a questo giro con persone più oneste e affidabili,
Perché quando c'è da lavorare è sempre meglio avere accanto qualcuno che lavora quanto noi, né di più, né di meno, esattamente alla stessa maniera; perché l'equità nasce dai doveri e non dalla pretesa di diritti.

sabato 11 ottobre 2014

Nera come la morte, che butta giù le porte

... sono le parole che Fabrizio De André tributò alla memoria della tragica alluvione del '70(*)

7 ottobre 1970

27 settembre 1992

23 settembre 1993

6 novembre 1994
7 ottobre 2010

4 novembre 2011


10 ottobre 2014

Genova è un chiaro esempio degli effetti del soil sealing(**) e dell'incapacità dell'uomo di piegare la natura nonostante la propria tracotanza positivista.
La crescente frequenza di questi fenomeni è un altro sigillo, quello all'inconsistenza dell'amministrazione locale.
La Superba è ormai ben poca cosa, anche se da qualche tempo ha un bellissimo, costosissimo e mendace logo:


* Dolcenera è una canzone di F. De André che si può ascoltare a questo link
** per approfondimenti vedere S. Settis, Paesaggio Costituzione cemento, Einaudi, 2012

mercoledì 3 settembre 2014

Guerra


Questo è esattamente ciò che intendo.




"La guerra è la lezione della storia che i popoli non ricordano mai abbastanza" [cit.]

lunedì 28 aprile 2014

Nazionalisti nel mondo globale

In occasione delle elezioni europee, non è possibile ignorare come la paura del cambiamento stia generando, nelle persone meno adatte, un rigurgito nazionalista sincopato.

Sacco e Vanzetti.

Le loro vicende mi tornano alla mente ogni volta che leggo o sento commenti razzisti, ogni volta che vedo maltrattare extracomunitari la cui unica colpa sta nell'ignoranza.
La paura dello straniero affonda radici nella necessità della gente di blandirsi e cercare un colpevole diverso da sé stesso, incarnare il Diavolo per alleggerire la propria anima.

Il mondo però è globale

Poveri di ogni parte del pianeta si muovono agevolmente per sfuggire alla spazzatura e alla povertà, in cerca di un futuro migliore restano invischiati nelle maglie di un'economia i cui numeri sono cresciuti esponenzialmente.

La trasformazione culturale multietnica sta mietendo vittime ovunque. Nella necessità di favorire la comunicazione tra diverse etnie si è adottato lo stesso sistema tradizionale che rese grande la gente cinese un paio di migliaia di anni fa, Steve Jobs viene osannato quale guru della comunicazione per aver avviato un processo basato su ideogrammi.
Ciò che però non è stato considerato è che la scrittura a ideogrammi dev'essere accompagnata da profonde riflessioni filosofico-semantiche al fine di non limitare la comunicazione al segno, bensì elaborare significati articolati attraverso la combinazione e la contestualizzazione dei segni.
Se i francesi sono in grado di comprendersi pronunciando diverse parole nella stessa maniera, se gli inglesi possono attribuire significati diversi allo stesso lemma, se i cinesi possono sintetizzare concetti articolati in un simbolo, se tutto ciò è possibile è perché vi è dietro un profondo lavoro di interpretazione.

Semplificare è una procedura complessa

Non può essere fatta con leggerezza e superficialità. La nascita del formato mp3 (ancor prima forse la musica moderna), ha distrutto in un attimo il piacere di ascoltare buona musica, ha ridotto lo spazio occupato sul nostro hard disk consentendoci di conservare milioni di canzoni, nessuna delle quali di alta qualità
E così gli ideogrammi dei tablet, quelli che chiamiamo icone e si ricollegano alle cosiddette app, anche questa un'abbreviazione di application, ci permettono di semplificare, di visualizzare, di tradurre senza però considerare il significato, che del resto poco importa.

Il significato è una variabile

Da millenni cerchiamo di definire il significato delle cose senza poterci riuscire. Nietszche ci ha negato chiaramente ogni possibilità, dicendoci che tutto è vero solo nelle nostre interpretazioni, Freud, Jung che ha ripreso i classici orientali, tutti focalizzati sul significato; poi arrivano i tablet.
Di colpo tutto è omologato e il diverso ritorna sbagliato. In un'altalena di valori riviviamo il nazionalismo pre-bellico, quello che si era opposto convulsamente all'amalgama disequilibrata di popoli della Società delle nazioni e che aveva permesso la nascita delle Nazioni Unite nell'intento di creare un mondo globale.

Oggi le nazioni non sono unite

Tornano ad essere divise da prerogative ridicole, basate su simboli risibili e ignoranti del passato, mentre la capacità espressiva si disperde e si amalgama, mentre la lingua identitaria diventa un ostacolo nella comunicazione globale, andiamo a votare per l'Unione delle nazioni europee al grido nazionalistico di «siamo a casa nostra, che gli altri si adeguino».
La popolazione è schizofrenica, o forse solo ignorante. Chissà della cultura del passato cosa potrà restare, speriamo non solo l'odio per la diversità, speriamo che un lume possa sopravvivere.

martedì 22 aprile 2014

Cronaca di una morte annunciata

...quella di una cultura, che forse non è mai esistita.

Enel, dopo la campagna pubblicitaria 2013 (visibile qui) in cui elevava a guerriero ogni persona che svolga una vita assolutamente normale, anzi perfino banale, prosegue la propria campagna demagogico-speculativa passando in rassegna molti degli avvenimenti e dei personaggi rilevanti della storia italica, in un medley tra sacro e profano dove le invenzioni di Leonardo, si trovano accanto alla Dolce vita, dove il Colosseo è accostato agli spaghetti al dente, il Mondiale di calcio di Germania all'Impero romano (tutto quanto), i "Maestri dell'artigianato" al Rinascimento (tutto anche questo) e Raffaello, Michelangelo, Caravaggio, Pinocchio; esattamente in quest'ordine.




Uno spot abominevole che in ultimo sostiene che sia ora di guardare avanti, di costruire qualcosa di cui essere di nuovo fieri. Enel dimentica di dirci però chi siano quelli così orgogliosi del loro passato da non lavorare per il futuro.

Gli Italiani?

Quelli che fino a due decenni fa non sventolavano il tricolore perché era un atto fascista e che oggi in buona parte inneggiano al separatismo?
Quelli che hanno tutti un parente emigrato e odiano gli immigrati?
Quelli che ripudiano la guerra e mandano truppe armate in giro per il mondo?
Quelli nella cui Costituzione, come nel filmato Enel non vengono mai citati?

E così aggiugiamo un altro pezzo al puzzle della decadenza, dopo il premio Oscar al film "La grande bellezza" (dii cui al precedente post) e nell'attesa del sigillo sulla tomba di questa nazione, di questa società tentacolare che dal singolo attributo ricava una teoria, in cui godiamo perfino dell'orgoglio di appartenere ad una cultura decadente.

Riusciamo ad essere orgogliosi del nostro fallimento, e ignari ci presentiamo al resto del mondo come degli illustri falliti.

Fallito è il sistema economico, fallita è l'industria, fallito è il cinema, falliti sono tutti quelli che hanno pensato per decenni di poter vivere sulle spalle altrui.
Fallita è l'Italia dei guerrieri che combattono per un posto in metropolitana o che s'indignano per l'esclusione di un giocatore dalla nazionale.
Fallita è una cultura che si disperde al vento con la capacità linguistica dei suoi cittadini, sempre più ignoranti e sempre più attratti dagli ideogrammi che appaiono sul loro tablet.

La storia è nata dalla scrittura e con la scrittura finirà.

E così, nel meltin'pot di razze e culture che ha fatto grandi nazioni come la Greater Britain (no, non è un errore) o gli Stati Uniti d'America, riusciamo a prendere solo il peggio e abbandonare ogni residuo d'orgoglio per bearci della disfatta.
In questa guerra culturale, i barbari sono arrivati a Roma ancora una volta dal Nord, ma questa volta non portano arretratezza e distruzione, portano semplicemente la razionalizzazione weberiana e la società civile europea che certamente rifiuteremo.

giovedì 18 luglio 2013

La morale e la vergogna

Se la morale è universalmente definita come un valore individuale che si esprime nel mettere in atto l'interesse futuro della collettività, piuttosto che l'interesse immediato del singolo, com'è possibile che ancora, in Italia, si consideri più proficuo curarsi degli "affari propri"?

Perchè  la cosa comune è sempre la cosa di nessuno e il disprezzo si manifesta in qualsiasi ceto sociale?
Cos'è andato storto in questo Paese. Forse che gli interessi di alcune parti non collidano con quelli del tutto?

Come si può pensare che il mero interesse personale ci darà, in un mondo globale, qualche vantaggio?

E oggi, in questa grande collettività nazionale, ci troviamo con debiti inimmaginabili creati dall'immediatezza delle soluzioni individuali. Genitori, nonni, che scaricano su figli e nipoti l'onere di mantenere la loro fortuna, accumulata spesso alle spalle di altri genitori o nonni e sulla loro progenie.

Vergognatevi, vergognamoci tutti.
Abbiamo gozzovigliato e rimandato i problemi sulle esili spalle dei nostri nipoti. Abbiamo lasciato loro il residuo pubblico dei nostri guadagni privati.

Eppure, senza morale e senza vergogna, festeggiamo con gioia i loro compleanni, comprando loro regali costosi, pagati con cambiali firmate sul loro futuro.