mercoledì 8 gennaio 2020

Leone, Gazzella o Tartaruga?

... non importa, basta muoversi.

Forse la felicitá é fare come la tartaruga, partire piano e non fermarsi mai, fino alla fine.

A questo gennaio scrivo codice HMTL per siti web da 20 anni... eppure non ho imparato nulla di utile, perché il mondo é cambiato molto piú in fretta della mia capacitá di apprendimento.

E fin qui tutto bene, é un hobby, quindi nessun problema.

Purtroppo lo stesso é successo con alcuni aspetti della professione, piú passava il tempo, piú mi rendevo conto che non era possibile approfondire tutte le materie che avevo studiato a scuola.

Nel tempo mi sono specializzato e ho studiato e modificato le mie qualifiche introducendo sempre nuove certificazioni.

A febbraio saranno 30 anni da quando ho iniziato a lavorare full-time, anche se ho "solo" 45 anni.

Lo studio ha rappresentato una grande parte della mia vita, spesso studiando la sera e nei week-end, ma mi ha permesso di raggiungere il diploma, un'abilitazione professionale, una laurea e di cambiare la mia carriera da "operaio apprendista montatore di controsoffitti" del 1990 a quella che é oggi.

Dopo tutta questa (noiosa) premessa il punto focale é che il mondo non é neppure lontanamente quello di 30 anni fa, né quello di 20 e non é neppure quello che sará tra 20 anni.

Bisogna continuare a studiare e a rincorrere il cambiamento, perché il tempo in cui uno si diplomava o laureava e ci andava avanti tutta la vita é esistito, forse, ma certamente non esiste piú.

Che poi il mondo va veloce, ma noi non siamo obbligati a sprintare come il leone o la gazzella.

Il piú é continuare a muoverci, a vederci motivati nel cambiamento continuo a non smettere di imparare e tenere la mente aperta.

L'apprendimento continuo é la vera radice del cambiamento, la posticipazione della gratificazione finale, scambiata per un continuo crescendo é l'obiettivo di una vita in cui l'ultima cosa da fare é raggiungere la fine, é arrivare.

Troppo comodo pensare di "arrivare" in fretta e poi stare fermi, una comoditá che non ci é dato di avere e che forse non ci renderebbe nemmeno felici.

giovedì 14 novembre 2019

Il nazionalsocialismo ritorna?

... e non può essere una buona notizia. L'Europa è in fibrillazione.

In Germania i gruppi di destra suscitano interesse. Forse il tempo speso dal Governo tedesco in politica estera e commerciale, ha sottratto risorse alla politica interna e alla difficile integrazione culturale europea.

In Polonia i nazionalisti locali legati ai neonazisti sono scesi in piazza in 150.000 per contestare la UE, che peraltro é stato il motore della loro rinascita economica. Forse il lavoro fatto a Bruxelles non é stato comunicato a dovere in quelle zone.



Oltre a queste notizie internazionali ce ne sono altre relative all'Italia.

Forse piú allarmanti.

Si legge in questi giorni che Salvini e il suo partito siano in crescita di consensi e che molti eletti del Movimento Cinque Stelle stiano migrando verso le fila della Lega.

Tralsciamo la futilità del pensiero ideologico del M5S che evapora alla prima occasione.

Questa rivoluzione dei M5S che passano in blocco alla Lega, in testa nei sondaggi e in continua crescita, unita ad un nuovo orgoglio razzista che sta crescendo ovunque nel Paese, non può essere visto altrimenti che come il precursore di una deriva nazionalsocialista, con tutti i rischi che ne conseguono.

Al di là della ormai miserrima reputazione della politica italiana, ha un qualche senso fare a gara a chi fa peggio per salvare gli interessi del momento e condannare i nostri figli a vivere domani in una Italia di quel tipo?

Chi ne ha le facoltá intellettuali necessarie, rifletta a lungo.

sabato 21 settembre 2019

Umiltà non è sottomissione...

... come normalmente ci fanno credere.

Mi ci è voluto tempo a comprenderlo, ma per essere umili bisogna essere consapevolmente superiori.

Già perché nonostante il concetto cattolico insito nella nostra cultura di umiltà per cui per essere umili ci si deve sottomettere è palesemente sbagliato.
Secondo tale dottrina la sottomissione, l'ubbidienza cieca sono il migliore esempio di temperanza, quando invece l'umiltà si può manifestare al meglio nell'atteggiamento diametralmente opposto.

Di contro non è arrogante chi mostra la propria competenza, bensì invidioso chi critica questo comportamento poiché ritiene che sottolinei la propria ignoranza.

Umiltà e arroganza quindi cambiano prospettiva se vengono valutate da qualcuno che si sente inferiore al proprio interlocutore, o che ha necessità di porsi ad un piano ulteriore a prescindere dal contesto.
Raramente infatti chi è in grado di intrattenere una conversazione di qualità, chi è in grado di apprendere mentre dà il proprio punto di vista, ricorre ad accuse di arroganza.

Non si odia finché la nostra stima è ancora poca, ma soltanto allorché si stima qualcuno come uguale o superiore. (Friedrich Nietzsche)

E così nel tempo, mentre mi rendevo conto della mia ignoranza, mi rendevo contemporaneamente conto che maggiore era l'ignoranza di chi mi tacciava di arroganza.
Succedeva spesso di essere definito arrogante per l'esternazione di opinioni tecniche circostanziate e documentate, il che è chiaramente impossibile se non per chi non sia in grado di comprendere i contenuti.

Ma se arrogante è chi documenta, chi sa, chi è umile?
E' davvero arrogante chi esprime la propria cifra intellettuale?
Chiaramente è arrogante chi accusa, chi non sa porsi sullo stesso piano, per invidia o ignoranza, anche se questa definizione entra in parziale conflitto con il Treccani

arroganza s. f. [dal lat. arrogantia]. – L’essere arrogante; insolenza e asprezza di modi di chi, presumendo troppo di sé, vuol far sentire la sua superiorità: non posso soffrire la tua a.; tratta tutti con a. sfacciata; parlare, chiedere con a.; mi ha indignato l’a. delle sue risposte; nel linguaggio giornalistico, a. del potere, il comportamento altezzoso, sprezzante e talora violento che spesso caratterizza chi detiene il potere.
In parziale conflitto perché in quel momento l'ignorante è colui che si pone sullo scranno del critico e del potente, per dileggiare ciò che non comprende.

E in quel momento si manifesta l'umiltà del sapiente.

Umile è colui che, conscio della propria superiorità intellettuale, o fisica poco importa, decide di non sottolineare questa qualità.
L'umiltà è la forza del non-violento dinnanzi alla violenza, tanto più se ha la capacità di difendersi ottimamente dalle percosse.

E' umile colui che potrebbe facilmente dimostrare la propria superiorità e non lo fa, che si astiene dall'arrogantemente rispondere ad arroganti accuse ed evita il confronto impari.

L'umiltà è quindi non la capacità di sottomettersi al prepotente senza protestare, bensì la rinuncia consapevole al proprio diritto di legittimazione in luogo di un attimo di serenità, non già modestia e limitazione, bensì una profonda consapevolezza della propria superiorità e dell'impossibilità di dimostrarla.

Essere umili è conoscere sé stessi, la conoscenza dei propri limiti e la dimensione della propria forza.

mercoledì 31 luglio 2019

Salvini fa rima con Mussolini

.. e putroppo ne sta seguendo le orme.

Se il primo, agli albori del suo delirio nazionalista calamitava il consenso delle masse rurali con prove di forza fisica, come la traversata dello Stretto di Sicilia, oppure lavorando nei campi e mietendo il grano, il secondo ha un obiettivo sociale di altra portata.

L'Italiano medio del XXI secolo é ben diverso da quello di cento anni prima.

Oggi l'elettore di Salvini non sogna di avere un buon raccolto e sfamare la famiglia, magari mandare a scuola i figli, comunque vivere con la pancia piena.

L'Italiano medio di oggi sogna di mangiare e bene senza freni, di possedere belle donne in quantitá, di non lavorare mai e soprattutto di usare a proprio il vantaggio tutto il potere che possiede.
Possibilmente per procurarsi molto denaro.

Non c'era una morale allora, e non c'é neppure oggi.

Ed é forse questo il male peggiore per la societá italiana, il mancato radicamento di valori sociali condivisi.

La politica, per definizione, non fa altro che fotografare il nostro essere e irretirci per ottenere il nostro consenso.

Salvini non fa altro che dire agli Italiani quello che vogliono sentirsi dire:
«Sono un uomo di successo, ho tutto quello che volete e se mi votate lo faró avere anche a voi»

Questo é il male sotteso nel nostro quotidiano, non piú una classe dirigente "paterna" che educa, non piú Einaudi o Pertini, non piú uomini di grande statura come Berlinguer o De Gasperi.

La politica di oggi é fatta dall'Italiano medio, quello che esige dagli altri il rispetto delle regole che non chiede a sé stesso.

Ed e questo che mi spaventa, l'idea che il mio vicino di casa un po' ubriacone e razzista, possa diventare capo supremo di una nazione smemorata, che solo a quel punto si ricorderá che avrebbe dovuto tutelare la libertá collettiva e il piacere di vivere insieme in armonia.

venerdì 28 giugno 2019

Adam Smith non aveva capito nulla del XXI secolo.

... forse perché visse nel XVIII secolo, ma questi sono dettagli.

Certamente il mondo è radicalmente cambiato da quello in cui economisti e filosofi della sua generazione si incontravano a Glasgow o Edimburgo.
Al tempo l'economia e le ricchezze erano completamente nelle mani di una élite di persone dai nobili natali, l'industria era in embrione e i computer nemmeno erano una teoria.

Adam Smith nasce nel secolo dei lumi, in cui la filosofia dalla Germania alla Scozia, inizia ad interrogarsi seriamente sul ruolo dell'uomo nell'universo. Certo siamo ben lontani dal "Dio è morto" di Nietzsche del 1900, ma l'uomo diventa attore e non convenuto, autonomo più che mai e in grado di ottenere ciò che desidera.

Per Adam Smith le persone sono assolutamente in grado di percepire e difendere i propri interessi economici e sociali, ovvero coloro che hanno accesso a sufficienti quantità di denaro hanno sufficiente istruzione e conoscenza per poter prendere decisioni assennate e consapevoli.

Da qui parte tutta la sua, e nostra, teoria economica. Tutto si fonda sull'assunto che saremo capaci di decidere.

Poi arrivò Freud e ci spiegò che non siamo esseri razionali;
Poi arrivò Jung che ci disse che non siamo neppure così singolari;
Poi arrivò la società dei consumi a farci sentire ricchi.
Poi arrivò il Neuro-marketing e scoprimmo di essere poco più che pedine.

La comparsa dei Social Network non è che la "prova provata" che la maggioranza delle persone che ha oggi accesso al denaro, seppure in limitatissime quantità, non è assolutamente in grado di prendere decisioni svincolate dall'influenza esterna.

Siamo così considerati attori autonomi nell'economia di mercato, ma siamo influenzati dalle tendenze e dalle mode, dall'opinione altrui e dall'influenza inconscia che scientificamente ci viene inoculata con raffinate strategie di marketing.

Ed è qui che, agli albori del XXI secolo, ci si è resi conto che Adam Smith andava pensionato.

Non credo che ci sia molto altro da dire, se non che il paradigma di indipendenza e autonomia non è più attuale.

Prova di questa mia affermazione è lo scandalo elettorale USA in cui i dati personali degli elettori sono stati usati per influenzare attraverso la pubblicità personalizzata, le loro intenzioni di voto.
Il totem della democrazia, la capacità decisionale del singolo che unita a quella degli altri fornisce un risultato soddisfacente, è andato in mille pezzi.

La gente non è razionale, non è competente, non è in grado di gestire i propri affari.
Solo che non lo si può dire.

Il corto circuito del consumismo è servito, un nuovo classismo si profila all'orizzonte, quello in cui chi avrà sufficiente cultura e mezzi economici potrà prendere decisioni utili, mentre agli altri sarà lasciata solo una mera illusione di felicità neuro-inoculata.

Forse per vivere dentro Matrix non serve essere rinchiusi in un alveare.
Forse è sufficiente guardare i prodotti della nostra società.
Forse l'antidoto alla stupidità sta nel pensiero laterale, ironicamente quello che le macchine non hanno.
Forse per essere felici è sufficiente restare umani.