lunedì 12 luglio 2021

I giocatori inglesi si tolgono la medaglia

 ... probabilmente pensano di non meritarla.

Subito dopo la concitata finale dei Campionati europei di calcio, molti dei giocatori inglesi hanno immediatamente tolto dal collo la medaglia d'argento.

Da un lato é comprensibile che questi ragazzi, alcuni appena maggiorenni, fossero delusi per la sconfitta ai rigori, soprattutto dopo giorni di celebrazioni anticipate. Dall'altro questo gesto non é accettabile.

Questi giovani atleti, sono pagati milioni di euro anche per il fatto che rappresentano un modello. Influenzano miliardi di ragazzini e li inducono ad imitarli, quindi un comportamento irrispettoso verso il contesto che li accoglie e in cui hanno preso parte forgerá menti che non avranno rispetto per gli altri.

Forse non erano disposti ad accettare la sconfitta come opzione e gradivano solo la vittoria?
Tutti gradiscono la vittoria, ma lo sport é mettersi in gioco per ottenerla.

Tale comportamento andrebbe stigmatizzato fortemente, ma solo se riteniamo che certi valori debbano far parte della nostra cultura. Il risultato della reiterazione di queste azioni, sará probabilmente smettere di premiare i perdenti, e smettere di passare ai ragazzi il valore secondo cui nello sport é piú importante il valore del sacrificio che il risultato finale.

Chi non é fiero dei risultati raggiunti con i propri sforzi, non é uno sportivo.
La vittoria é un evento che si manifesta al culmine di un percorso, non qualcosa da costruire in maniera a sé stante.

"L'importante é partecipare" di De Cubertin, viene spesso considerato un inno alla sconfitta, ma é in realtá la sintesi di un concetto piú ampio che indica quanto lo sport debba essere un momento di sacrificio che eleva lo spirito dei praticanti.

L'attivitá sportiva é in primis filosofica e cavalleresca, profondamente legata all'ideale romantico, e non un mero beneficio "commerciale" in cui si scambia la fatica con il premio.

Non siamo mica cavalli... oppure sí?

Ma poi, sulle medaglie vorrei dire una cosa.
Se davvero qualcuno non la vuole, deve anche avere la decenza di fare a meno di andarla a ritirare.
Per approfondimenti potete fare riferimento a tutti i premi Nobel rifiutati per diverse motivazioni.

Accettarla e poi fingere di non volerla é da meschini e maleducati.

lunedì 11 gennaio 2021

Non sono le armi ad uccidere, ma chi le USA...

...dicevano i sostenitori della vendita libera di armi e del diritto alla difesa.

Ed effettivamente non sono le armi il problema, ma i numerosissimi dementi che ne possono disporre liberamente e che curiosamente usano le stesse tecniche di comunicazione dei terroristi che gli USA combattono da due decenni senza che nessuno li notasse... fino ad oggi.

A questo punto bisogna che qualcuno porti la democrazia negli USA perché a quanto pare a furia di esportarla ne sono rimasti sprovvisti.La sonnolenza della classe dirigente americana davanti alle provocazioni trumpiane ha fatto sí che i suprematisti bianchi e i nazionalisti integralisti americani, abbiano potuto organizzare le loro forze e pianificare azioni eversive in punti chiave del Paese.

Gli USA sono sull'orlo di una guerra civile a sfondo razziale, e i colpevoli sembrano essere i due schieramenti principali che nella folle rincorsa al consenso hanno esasperato posizioni opposte e apparentemente inconciliabili nel panorama americano.

Da una parte di Democratici che in opposizione al nazionalismo hanno sospinto la rivalsa delle classi disagiate rappresentandole con gli effetti nefasti della stratificazione socio-culturale di un paese ancora oggi legato, in qualche modo, al lo schiavismo che combatte dal centocinquanta anni.

Dall'altra i Conservatori, o una buona fetta, che incarnano un nazionalismo sempre piú spinto ed estremo, richiamando modelli razzisti tanto combattuti e condannati come quello del Ku Klux Klan.
A rappresentare i conservatori il POTUS Donald Trump, da molti psicologi definito come un personaggio narcisista e sociopatico che poteva mettere a rischio la democrazia, il quale in effetti soffia sul fuoco della Guerra civile con interessi che non mi é dato di comprendere.

In mezzo un Paese che per decenni ha spinto e pompato la propria macchina militare, necessaria ad assicurare il predominio globale, e non si é mai curata troppo della societá violenta che stava coltivando.

Sono lontani i tempi di JFK , Bob Kennedy o Martin Luther King, in cui la violenza si affrontava con il pacifismo e si impediva cosí l'escalation di valori sanguinari.
Le piú grandi conquiste sociali per i gli afroamericani le hanno ottenute persone come Rosa Parks, non di certo gli Antifa distruggitori d'importazione.

Chissá se questa volta gli Americani, archiviate le violenze di questi giorni, prenderanno provvedimenti realmente inclusivi e metteranno da parte le barriere razziali e linguistiche per creare una nazione multietnica anche sul piano reale.

venerdì 2 ottobre 2020

Non avró la pensione

 ... che probabilmente non desidereró mai.


Puó sembrare la storia della volpe e l'uva e forse é proprop cosí.
Ho 45 anni e iniziato a lavorare nel febbraio 1990, quindi lavoro ormai da oltre 30 anni. Due terzi della mia vita li ho passati da lavoratore.

E ho scoperto che in fondo lavorare mi piace,
forse perché facendo molti lavori diversi ho potuto scegliere quello che mi piace.

Ma pensandoci su é il contrario...

mi sono diplomato alle scuole serali scegliendo tra le poche opportunitá disponibili, quello che era il mio hobby da ragazzino lo é ridiventato da adulto, ma non il mio lavoro.
Faccio un lavoro venuto fuori per caso e continuato per dedizione, in cui ho imparato molto e preso diverse attestazioni grazie a numerosi corsi (64 per la precisione).
E oggi, leggendo della riforma delle pensioni, mi sono reso conto che con la mia anzianitá professionale molta gente di un'altra generazione sarebbe potuta andare in pensione.

Poi penso che non mi piacerebbe...

non mi piacerebbe vivere di sussidi, limitando le mie possibilitá in base ad un assegno mensile vitalizio.
Mi sentirei privato dello slancio imprenditoriale, inteso come della capacitá di intraprendere delle imprese.
La mia vita é stata costellata di obiettivi e sfide, qualcuno nello sport, molte di piú nel lavoro, a volte vinte, molte volte perse; ma pur sempre emozionanti.

La pensione come punto d'arrivo...

é una condanna a morte preventiva quello di darsi un obiettivo finale, perché nulla é finito finché siamo in vita, casomai soltanto cambia.
E forse la pensione come paradigma di realizzazione é proprio l'errore di molti, un anelare riposo per aver speso la propria vita costretti a fare qualcosa che non ci andava.

Il tempo é passato comunque, e non c'é nessun premio finale, giacché nel momento di rendercene conto scopriamo che la vita passata non torna piú.

mercoledì 24 giugno 2020

Riflessioni di un giovane anagraficamente non piú giovane

... e che inizia a parlare come il nonno che non ha mai avuto.

Ho iniziato a lavorare nel campo della consulenza-progettazione nel 1997, in realtá primariamente come topografo, ma in un piccolo studio tecnico in cui si facevano anche consulenze in ambito edile e piccola progettazione.

Una delle mie prime attivitá consisteva nel usare AutoCAD10 (tutto in MS-DOS) per stampare con un plotter calcomp pacesetter come quello in foto, macchina che poi mi sono comprato quando mi sono messo in proprio, probabilmente piú per nostalgia che per reale necessitá.
 

Un bestione formato A0 a pennini che stampava ad una lentezza esasperante e andava sorvegliato costantemente nel caso si asciugasse l'inchiostro, per fermarlo, far scrivere la penna, e riprendere la stampa. All'epoca circolavano giá i plotter a getto di inchiostro, ma la qualitá del disegno era piuttosto scarsa e si preferivano ancora quelli a penne.

Mi sono soffermato sul mercato delle stampanti 3D e ho rivisto molti tratti dell'evoluzione dei plotter, chiaramente applicati alla nuova frontiera tecnologica, ma nelle mani di una generazione che ha smesso di immaginare la realtá guardando i disegni e che vede il mondo in maniera tridimens
ionale. 

Chiaramente, come tutti i giovani, i giovani di oggi credono di essere anni luce avanti alla precedente generazione e che non ci sia confronto. Siamo stati tutti giovani e sappiamo benissimo quanto siano proiettati verso il futuro e quanto poco spazio ci sia per la riflessione e la comprensione del percorso che li ha portati a quel punto.

Io peró ho i capelli bianchi e inizio a guardare le cose da una certa distanza, forse per via della presbiopia, e a mettere insieme i pezzi di quel puzzle che fino a qualche anno fa non vedevo.

Disegnavamo sulla carta per trasformare la realtá in una bidimensionale interpretazione artistica di quello che avremmo visto. Ci allenavamo ad immaginare un mondo che non esisteva e che non era ancora possibile vedere.

Oggi quel mondo lo stampiamo, con macchine che si muovono ormai su tre assi e danno vita alla perfetta rappresentazione di quel concept cosicché nessuno tranne il progettista possa aver immaginato il futuro. 

Abbiamo certamente perso quella sorta di romanticismo leopardiano che lasciava la scoperta al lavoro finito e lo abbiamo scambiato con la certezza della modellazione solida, con l'assoluta concretezza della proiezione digitale, con l'incapacitá di immaginare. 

Abbiamo infine scambiato l'ignoranza della fantasia con la certezza dell'ignoranza, senza poterci chiedere come faceva Marzullo, se i sogni aiutano a vivere o vivere aiuta a sognare.

sabato 7 marzo 2020

L'Italia dei cretini al tempo del Coronavirus

... e mica uno qualunque, il COVID-19.

L'Italia durante questa pandemia sembra l'ambientazione di un film di zombie.

Ma non perché ci sono morti che camminano, bensì perché c'è pieno di fessi che vanno incontro alla malattia invece di starsene a casa.

Manca totalmente, dalla classe dirigente alle periferie della società, un minimo di senso di responsabilità.
Come sempre l'Italia si dimostra quel luogo in cui l'uomo della strada, il cittadino medio, si crede di una intelligenza impareggiabile e finisce per fare quello che fanno tutti gli altri.

Si legge così di:

a - cittadino qualunque che saputo del blocco nella sua città, va nella casa delle vacanze, portando felicemente la malattia nei posti di villeggiatura in cui si ritrova in fila con tutti i suoi concittadini
Alto Adige... tutti a sciare
Liguria, tutti al mare
Perché non andare in India?

b - politici che banalizzano la malattia e poi si trovano positivi alla stessa
Nicola Zingaretti positivo
Regione Lombardia

c - per non parlare di altri cretini di vario genere
Docenti che fuggono dalla Lombardia in Irpinia
Positivo scappa dall'ospedale
Scappa dalla quarantena e va a sciare

E potremmo andare avanti per ore.

Quello che mi chiedo è se davvero tutti gli intelligenti cretini che vanno in giro per il Paese in vacanza, siano convinti di essere Superman e non rischiare di incontrare un demente malato che come loro si ritiene un genio?

Ho una brutta notizia per tutti... se siete Superman, avete comunque dimenticato il costume!!!

Mi riesce davvero difficile pensare che ci possa essere così tanta gente stupida a piede libero.

E' assolutamente incredibile eppure reale.

L'immagine che si ha dell'Italia oggi è di una nazione popolata di stupidi che non sanno rinunciare ad una vacanza o alla propria routine credendosi superiori a qualsiasi regola o rischio.

Beh, miei cari cretini a piede libero, ho una risposta per voi... siete come sempre soltanto pecore in un gregge di idioti come voi e della vostra supidità, ne godrete, anzi ne godremo, gli effetti non desiderati.

mercoledì 8 gennaio 2020

Leone, Gazzella o Tartaruga?

... non importa, basta muoversi.

Forse la felicitá é fare come la tartaruga, partire piano e non fermarsi mai, fino alla fine.

A questo gennaio scrivo codice HMTL per siti web da 20 anni... eppure non ho imparato nulla di utile, perché il mondo é cambiato molto piú in fretta della mia capacitá di apprendimento.

E fin qui tutto bene, é un hobby, quindi nessun problema.

Purtroppo lo stesso é successo con alcuni aspetti della professione, piú passava il tempo, piú mi rendevo conto che non era possibile approfondire tutte le materie che avevo studiato a scuola.

Nel tempo mi sono specializzato e ho studiato e modificato le mie qualifiche introducendo sempre nuove certificazioni.

A febbraio saranno 30 anni da quando ho iniziato a lavorare full-time, anche se ho "solo" 45 anni.

Lo studio ha rappresentato una grande parte della mia vita, spesso studiando la sera e nei week-end, ma mi ha permesso di raggiungere il diploma, un'abilitazione professionale, una laurea e di cambiare la mia carriera da "operaio apprendista montatore di controsoffitti" del 1990 a quella che é oggi.

Dopo tutta questa (noiosa) premessa il punto focale é che il mondo non é neppure lontanamente quello di 30 anni fa, né quello di 20 e non é neppure quello che sará tra 20 anni.

Bisogna continuare a studiare e a rincorrere il cambiamento, perché il tempo in cui uno si diplomava o laureava e ci andava avanti tutta la vita é esistito, forse, ma certamente non esiste piú.

Che poi il mondo va veloce, ma noi non siamo obbligati a sprintare come il leone o la gazzella.

Il piú é continuare a muoverci, a vederci motivati nel cambiamento continuo a non smettere di imparare e tenere la mente aperta.

L'apprendimento continuo é la vera radice del cambiamento, la posticipazione della gratificazione finale, scambiata per un continuo crescendo é l'obiettivo di una vita in cui l'ultima cosa da fare é raggiungere la fine, é arrivare.

Troppo comodo pensare di "arrivare" in fretta e poi stare fermi, una comoditá che non ci é dato di avere e che forse non ci renderebbe nemmeno felici.

giovedì 14 novembre 2019

Il nazionalsocialismo ritorna?

... e non può essere una buona notizia. L'Europa è in fibrillazione.

In Germania i gruppi di destra suscitano interesse. Forse il tempo speso dal Governo tedesco in politica estera e commerciale, ha sottratto risorse alla politica interna e alla difficile integrazione culturale europea.

In Polonia i nazionalisti locali legati ai neonazisti sono scesi in piazza in 150.000 per contestare la UE, che peraltro é stato il motore della loro rinascita economica. Forse il lavoro fatto a Bruxelles non é stato comunicato a dovere in quelle zone.



Oltre a queste notizie internazionali ce ne sono altre relative all'Italia.

Forse piú allarmanti.

Si legge in questi giorni che Salvini e il suo partito siano in crescita di consensi e che molti eletti del Movimento Cinque Stelle stiano migrando verso le fila della Lega.

Tralsciamo la futilità del pensiero ideologico del M5S che evapora alla prima occasione.

Questa rivoluzione dei M5S che passano in blocco alla Lega, in testa nei sondaggi e in continua crescita, unita ad un nuovo orgoglio razzista che sta crescendo ovunque nel Paese, non può essere visto altrimenti che come il precursore di una deriva nazionalsocialista, con tutti i rischi che ne conseguono.

Al di là della ormai miserrima reputazione della politica italiana, ha un qualche senso fare a gara a chi fa peggio per salvare gli interessi del momento e condannare i nostri figli a vivere domani in una Italia di quel tipo?

Chi ne ha le facoltá intellettuali necessarie, rifletta a lungo.

sabato 21 settembre 2019

Umiltà non è sottomissione...

... come normalmente ci fanno credere.

Mi ci è voluto tempo a comprenderlo, ma per essere umili bisogna essere consapevolmente superiori.

Già perché nonostante il concetto cattolico insito nella nostra cultura di umiltà per cui per essere umili ci si deve sottomettere è palesemente sbagliato.
Secondo tale dottrina la sottomissione, l'ubbidienza cieca sono il migliore esempio di temperanza, quando invece l'umiltà si può manifestare al meglio nell'atteggiamento diametralmente opposto.

Di contro non è arrogante chi mostra la propria competenza, bensì invidioso chi critica questo comportamento poiché ritiene che sottolinei la propria ignoranza.

Umiltà e arroganza quindi cambiano prospettiva se vengono valutate da qualcuno che si sente inferiore al proprio interlocutore, o che ha necessità di porsi ad un piano ulteriore a prescindere dal contesto.
Raramente infatti chi è in grado di intrattenere una conversazione di qualità, chi è in grado di apprendere mentre dà il proprio punto di vista, ricorre ad accuse di arroganza.

Non si odia finché la nostra stima è ancora poca, ma soltanto allorché si stima qualcuno come uguale o superiore. (Friedrich Nietzsche)

E così nel tempo, mentre mi rendevo conto della mia ignoranza, mi rendevo contemporaneamente conto che maggiore era l'ignoranza di chi mi tacciava di arroganza.
Succedeva spesso di essere definito arrogante per l'esternazione di opinioni tecniche circostanziate e documentate, il che è chiaramente impossibile se non per chi non sia in grado di comprendere i contenuti.

Ma se arrogante è chi documenta, chi sa, chi è umile?
E' davvero arrogante chi esprime la propria cifra intellettuale?
Chiaramente è arrogante chi accusa, chi non sa porsi sullo stesso piano, per invidia o ignoranza, anche se questa definizione entra in parziale conflitto con il Treccani

arroganza s. f. [dal lat. arrogantia]. – L’essere arrogante; insolenza e asprezza di modi di chi, presumendo troppo di sé, vuol far sentire la sua superiorità: non posso soffrire la tua a.; tratta tutti con a. sfacciata; parlare, chiedere con a.; mi ha indignato l’a. delle sue risposte; nel linguaggio giornalistico, a. del potere, il comportamento altezzoso, sprezzante e talora violento che spesso caratterizza chi detiene il potere.
In parziale conflitto perché in quel momento l'ignorante è colui che si pone sullo scranno del critico e del potente, per dileggiare ciò che non comprende.

E in quel momento si manifesta l'umiltà del sapiente.

Umile è colui che, conscio della propria superiorità intellettuale, o fisica poco importa, decide di non sottolineare questa qualità.
L'umiltà è la forza del non-violento dinnanzi alla violenza, tanto più se ha la capacità di difendersi ottimamente dalle percosse.

E' umile colui che potrebbe facilmente dimostrare la propria superiorità e non lo fa, che si astiene dall'arrogantemente rispondere ad arroganti accuse ed evita il confronto impari.

L'umiltà è quindi non la capacità di sottomettersi al prepotente senza protestare, bensì la rinuncia consapevole al proprio diritto di legittimazione in luogo di un attimo di serenità, non già modestia e limitazione, bensì una profonda consapevolezza della propria superiorità e dell'impossibilità di dimostrarla.

Essere umili è conoscere sé stessi, la conoscenza dei propri limiti e la dimensione della propria forza.

mercoledì 31 luglio 2019

Salvini fa rima con Mussolini

.. e putroppo ne sta seguendo le orme.

Se il primo, agli albori del suo delirio nazionalista calamitava il consenso delle masse rurali con prove di forza fisica, come la traversata dello Stretto di Sicilia, oppure lavorando nei campi e mietendo il grano, il secondo ha un obiettivo sociale di altra portata.

L'Italiano medio del XXI secolo é ben diverso da quello di cento anni prima.

Oggi l'elettore di Salvini non sogna di avere un buon raccolto e sfamare la famiglia, magari mandare a scuola i figli, comunque vivere con la pancia piena.

L'Italiano medio di oggi sogna di mangiare e bene senza freni, di possedere belle donne in quantitá, di non lavorare mai e soprattutto di usare a proprio il vantaggio tutto il potere che possiede.
Possibilmente per procurarsi molto denaro.

Non c'era una morale allora, e non c'é neppure oggi.

Ed é forse questo il male peggiore per la societá italiana, il mancato radicamento di valori sociali condivisi.

La politica, per definizione, non fa altro che fotografare il nostro essere e irretirci per ottenere il nostro consenso.

Salvini non fa altro che dire agli Italiani quello che vogliono sentirsi dire:
«Sono un uomo di successo, ho tutto quello che volete e se mi votate lo faró avere anche a voi»

Questo é il male sotteso nel nostro quotidiano, non piú una classe dirigente "paterna" che educa, non piú Einaudi o Pertini, non piú uomini di grande statura come Berlinguer o De Gasperi.

La politica di oggi é fatta dall'Italiano medio, quello che esige dagli altri il rispetto delle regole che non chiede a sé stesso.

Ed e questo che mi spaventa, l'idea che il mio vicino di casa un po' ubriacone e razzista, possa diventare capo supremo di una nazione smemorata, che solo a quel punto si ricorderá che avrebbe dovuto tutelare la libertá collettiva e il piacere di vivere insieme in armonia.

venerdì 28 giugno 2019

Adam Smith non aveva capito nulla del XXI secolo.

... forse perché visse nel XVIII secolo, ma questi sono dettagli.

Certamente il mondo è radicalmente cambiato da quello in cui economisti e filosofi della sua generazione si incontravano a Glasgow o Edimburgo.
Al tempo l'economia e le ricchezze erano completamente nelle mani di una élite di persone dai nobili natali, l'industria era in embrione e i computer nemmeno erano una teoria.

Adam Smith nasce nel secolo dei lumi, in cui la filosofia dalla Germania alla Scozia, inizia ad interrogarsi seriamente sul ruolo dell'uomo nell'universo. Certo siamo ben lontani dal "Dio è morto" di Nietzsche del 1900, ma l'uomo diventa attore e non convenuto, autonomo più che mai e in grado di ottenere ciò che desidera.

Per Adam Smith le persone sono assolutamente in grado di percepire e difendere i propri interessi economici e sociali, ovvero coloro che hanno accesso a sufficienti quantità di denaro hanno sufficiente istruzione e conoscenza per poter prendere decisioni assennate e consapevoli.

Da qui parte tutta la sua, e nostra, teoria economica. Tutto si fonda sull'assunto che saremo capaci di decidere.

Poi arrivò Freud e ci spiegò che non siamo esseri razionali;
Poi arrivò Jung che ci disse che non siamo neppure così singolari;
Poi arrivò la società dei consumi a farci sentire ricchi.
Poi arrivò il Neuro-marketing e scoprimmo di essere poco più che pedine.

La comparsa dei Social Network non è che la "prova provata" che la maggioranza delle persone che ha oggi accesso al denaro, seppure in limitatissime quantità, non è assolutamente in grado di prendere decisioni svincolate dall'influenza esterna.

Siamo così considerati attori autonomi nell'economia di mercato, ma siamo influenzati dalle tendenze e dalle mode, dall'opinione altrui e dall'influenza inconscia che scientificamente ci viene inoculata con raffinate strategie di marketing.

Ed è qui che, agli albori del XXI secolo, ci si è resi conto che Adam Smith andava pensionato.

Non credo che ci sia molto altro da dire, se non che il paradigma di indipendenza e autonomia non è più attuale.

Prova di questa mia affermazione è lo scandalo elettorale USA in cui i dati personali degli elettori sono stati usati per influenzare attraverso la pubblicità personalizzata, le loro intenzioni di voto.
Il totem della democrazia, la capacità decisionale del singolo che unita a quella degli altri fornisce un risultato soddisfacente, è andato in mille pezzi.

La gente non è razionale, non è competente, non è in grado di gestire i propri affari.
Solo che non lo si può dire.

Il corto circuito del consumismo è servito, un nuovo classismo si profila all'orizzonte, quello in cui chi avrà sufficiente cultura e mezzi economici potrà prendere decisioni utili, mentre agli altri sarà lasciata solo una mera illusione di felicità neuro-inoculata.

Forse per vivere dentro Matrix non serve essere rinchiusi in un alveare.
Forse è sufficiente guardare i prodotti della nostra società.
Forse l'antidoto alla stupidità sta nel pensiero laterale, ironicamente quello che le macchine non hanno.
Forse per essere felici è sufficiente restare umani.

venerdì 1 marzo 2019

Come finisce una democrazia

... male, finisce sempre male.

Succede che sia stato pubblicato un comunicato stampa del Consiglio dei Ministri che appare incredibile e sembra decretare l'inizio della fine della democrazia in Italia.

Il Parlamento italiano ha dato delega al CdM con il decreto "semplificazioni", di occuparsi di riforme in ambito:
  • attività economiche e sviluppo economico;
  • energia e fonti rinnovabili;
  • edilizia e governo del territorio;
  • ambiente;
  • acquisto di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni;
  • cittadinanza e innovazione digitale;
  • servizio civile universale e soccorso alpino;
  • prevenzione della corruzione, obblighi di pubblicità, trasparenza, diffusione di informazioni da parte della pubblica amministrazione;
  • giustizia tributaria e sistema tributario e contabile dello Stato;
  • tutela della salute.
A guardare nel dettaglio il Governo potrà ora mettere mano a TUTTI gli aspetti più delicati della società e della gestione pubblica.

Potrà riformare le norme sugli appalti, potrà occuparsi di edilizia e appalti pubblici, potrà riformare il servizio civile e militare e non di meno il Codice civile che come sappiamo regola i rapporti tra noi tutti.

L'Italia è ad un bivio

Credo che la strategia del Governo porterà quasi certamente ad una frammentazione delle materie a livello regionale e la conseguenza sarà un insanabile divario economico tra Nord e Sud, con conseguente uscita del Sud dalla UE.

L'Italia come unità nazionale è forse all'inizio della fine?

Dare al Governo, composto da correnti certamente poco democratiche, un tal potere di riforma e così tante deleghe allo stesso momento, può aprire le porte ad un futuro confuso di conflitti normativi tra le leggi dello Stato e la Costituzione e soprattutto tra le leggi e la Commissione Europea, il che potrebbe aumentare l'euro-scetticismo e aprire la strada ad una secessione.

L'Italia di oggi appare frammentata

Si leggono rivelazioni relative ad un possibile accordo commerciale tra un Ministro dello Stato e una nazione estera, al fine di lavorare contro l'integrazione europea.
L'altro partito di maggioranza sembra aver deciso di creare un sistema politico avulso da quello ufficiale in cui gestire torbidamente questioni delicate circa la struttura democratica dello Stato.
La lotta al anti-stato, alla criminalità, sembra sospesa e le forze dell'ordine abbandonate a loro stesse senza coordinamento.

Dove la legalità è sospesa vige la legge del più forte, che spesso è solo il più spietato

La regionalizzazione dell'Italia darà ancora più spazio all'intolleranza e l'antisemitismo e avvantaggerà chi ha intessuto reti locali di influenza.
L'economia nazionale andrà a picco e a beneficiarne saranno solo gli interessi politici di una minoranza.
La criminalità avrà gioco facile nell'imporsi e nel dettare le proprie regole.

L'Italia sembra essere crollata sul finale, quando la lotta alla mafia sembrava vinta e lo Stato unito pronto per entrare nella più grande Europa, è sparito tutto il resto ed essere Italiani sarà sempre più e solo un'idea personale, quella che Von Metternich definiva in maniera irridente "un'espressione geografica".

mercoledì 9 gennaio 2019

Brexit e Worldexit

... ovvero gli equilibri nel mondo stanno cambiando, ma sembra che in Europa non se ne sia accorto nessuno.

E così la Brexit non è che un esempio di come la gente comune in Europa non colga la necessità di evolvere.

E' una situazione ricorrente, ciclica e ignorante dei trascorsi storici che potrebbero aiutare la società ad evolvere invece di riproporre schemi circolari.

E così l'Europa Unita si disgrega mentre la Repubblica Popolare Cinese corre a velocità della luce verso una nuova crisi interna.
Nel frattempo la Cina cancella il debito di alcuni paesi africani e investe in infrastrutture dal sapore coloniale.

Li aiutano a casa loro

Perché possono aiutarli per davvero, giacché hanno un surplus rilevante e intendono investirlo.

Usano una politica non dissimile da quella che gli Americani adottarono in Italia dopo aver portato da noi la loro democrazia.

Le conseguenze per l'Europa saranno una marginalizzazione economica e una crescente importanza del turismo asiatico.

Per le prossime generazioni guardare verso Oriente o verso l'Africa sarà necessario, ben più che rivolgersi agli USA e alla loro politica espansionistica fortemente in crisi.

Le nuove generazioni commerceranno con l'Oriente e andranno a costruire infrastrutture in Africa.
Importeranno prodotti finiti "Made in Africa" da società cinesi ed esporteranno know how, per un po', fino a quando non andranno invece a studiare nelle università asiatiche.

Eppure cerchiamo ancora di creare una piccola Europa fatta di staterelli isolati.

Una rinnovata medievale Italia dei comuni, ci rammenta un tempo che ne ha segnato la storia per secoli e minato la sua rilevanza internazionale fino al XX secolo.

Sembra giunto il momento di unire veramente e con vigore le nostre forze e creare qualcosa di grande che possa resistere al futuro, di pensare a fare un passo indietro oggi che sia la rincorsa per un futuro migliore.

Ma non è quello che gli Europei stanno facendo.
E' davvero l'Europa destinata a un ruolo secondario nel mondo?

Lo scopriremo quando avremo potremo vivere là dove tutto oggi vibra e cresce, ma solo dopo aver imparato il mandarino.

giovedì 3 maggio 2018

Avere di nuovo un lavoro

... dopo non averlo avuto per un po'.

In ventotto anni di esperienza lavorativa non ero mai stato disoccupato. Ho passato gli ultimi quattro mesi, salvo una piccola pausa, in terra irlandese, senza conoscere praticamente nessuno, senza sapere la lingua, senza conoscere il posto e senza un lavoro.

Ah, se penso a tutti quelli che mi hanno insultato e parlato alle spalle. Mi sono state dette le peggio cattiverie da quando abbiamo deciso di venire a vivere qui e ora che la matassa si sta dipanando il mio cuore si svuota dell'ansia e si ricolma di gioa.
Certo nulla è terminato, questo è solo un piccolo inizio, ma nulla può avverarsi se non la si inizia a realizzare. 

Per la vita che ho e che ho avuto, se vivessi per rifarmi sugli altri sarei così tronfio da camminare a un metro da terra.
E invece cammino a duecento metri da terra, perché nessuna di queste persone è riuscita a frenarmi e a farmi fallire.

Posso non dire grazie ad Antonella che ha condiviso e supportato tutte le mie visioni? 
La mia felicità viene tutta da lei vero catalizzatore della mia essenza.
Ogni mio recente successo porta la sua firma ed è suo quanto mio.
Resto fermo e mi lascio lambire dalla brezza irlandese mentre cerco di mandare il mio cuore al di là del mare, vicino al tuo così che battano insieme.

Guardo ad un radioso futuro in Hibernia, a tutto quello che l'Italia non solo non mi ha dato, ma mi ha preso. Al riscatto dopo un'adolescenza difficile e una famiglia che ha saputo solo disprezzarmi.

Penso a Lao Tsu e per cui l'essenza delle cose è nel vuoto, mentre il tangibile è solo un contenitore.
Mi godo questo momento eterno, assaporo il dolce gusto della gioia.
E penso ad una frase, epica ed eroica, del grande Vince Lombardi:
«Credo fermamente che l'ora più bella per ogni uomo, la completa realizzazione di tutto quello che gli sta più a cuore, sia il momento in cui, avendo dato l'anima per una buona causa, egli giace esausto sul campo di battaglia. Vittorioso.»

sabato 21 aprile 2018

Da Caligola a Di Maio

... in un vuoto circolare e perpetuo in cui i cavalli governano.

Caio Giulio Cesare Augusto Germanico, altresì noto con il nomignolo di Caligola, fu un imperatore romano del primo secolo.
Lo si ricorda soprattutto per l'episodio in cui decise di nominare senatore il proprio cavallo Incitatus quale atto di denigrazione nei confronti del senato.

A me sembra che sia quello che accade oggi

Con la sola eccezione che di cavalli in parlamento ce ne sono molti di più, e addirittura ci possiamo trovare qualche asino.

Succede che, dopo svariati decenni di suffragio universale in cui la politica si costruiva sul territorio, mediante la creazione di istituzioni locali atte a concentrare in consenso, sindacati, centri ricreativi, cooperative, attività sociali, scuole e altro, il sistema sociale cambi di punto in bianco.

L'arrivo dell'era dell'informazione e dei social network cambia il fulcro di aggregazione sociale. I partiti neppure se ne rendono conto e continuano ad impiegare energie sul territorio mentre inseguono il modello di comunicazione che ha reso vincente Berlusconi quindici anni prima.

E' il 2009 e nella stanza dei bottoni di una piccola società di comunicazione, i Casaleggio teorizzano e realizzano il punto d'unione del nuovo millennio. Organizzano una mini società virtuale basata sul dissenso. Ingaggiano/coinvolgono Beppe Grillo, comico emarginato dalla classe dirigente che si esibisce in secondo piano, e lo mandano alla carica.

Il carisma di Grillo è travolgente e in pochi anni concentra intorno al progetto sociale dei Casaleggio una folla incredibile.
Da lì la scalata politica è tutta in discesa, poiché i partiti tradizionali non ne comprendono la portata (famosa è la dichiarazione di Fassino in cui incita Grillo a fondare un partito) e continuano a distaccarsi dal contesto sociale in cui dovrebbero acquisire consensi.

Con un balzo e senza alcuna soluzione di rilievo, cavalchiamo una crisi che appare infinita e ci troviamo al 2018.

Il sistema partitico, conscio del rischio di poter dare l'Italia in mano ai "populisti" cambia la legge elettorale in fretta, ripristinando il sistema proporzionale, che come da previsioni ingessa il Paese.
E così nell'attesa del prossimo governo tecnico, con annesso bagno di sangue fiscale, ragioniamo sugli attori di questa politica.

Da sinistra a destra, anzi meglio in ordine sparso, abbiamo Renzi, Salvini, Berlusconi, Di Maio, Fassino, Fedeli, Lorenzin, Bersani, Fico, Boldrini, Bonino, Taverna, Franceschini e chi più ne ha più ne metta.
Di questi nessuno ha la statura di un uomo politico. Nessuno di loro può definirsi uno statista, men che meno un leader politico degno di tal nome.

E' allora che mi tornano alla mente Caligola e il suo Incitatus.

Penso che più che un uomo forte e dispotico che denigra la rappresentanza democratica, avremmo bisogno di rappresentanti del popolo che si distinguessero per virtù, non per clientele o per protagonismo.

E' pericoloso lasciare alla propaganda equestre il governo della nazione.
E' spaventoso vedere sì tanti somari sedere sugli scranni parlamentari.
E' temerario dover scegliere fra loro chi prenderà per mano la nazione nel prossimo futuro.
E' ironico che l'ignoranza elettorale abbia in ultimo portato l'ignoranza al potere.

Non c'è futuro per questa nazione, solo un perpetuo agire in circolo, una lenta spirale di degrado e disfacimento di cui non si vede la fine. Una vertigine apparentemente infinita.

Il mio regno per un cavallo!

Dice un personaggio shakespeariano ed è in fondo ciò che ci serve, una via d'uscita umile, quasi pavida, da una condizione disperata e senza via di scampo.

Il mio regno per un cavallo!
E' quello che ho chiesto io, non già per salvare la mia vita, ma per poterne dare una alle mie figlie.

Il mio regno per un cavallo!
Ma che non sia Incitatus o peggio che non sia uno dei nostri garruli somari parlamentari.

lunedì 12 febbraio 2018

Dal Vaffa alle sparatorie, istigare all'odio genera odio...

... con una crescita esponenziale che difficilmente si ferma.

L'Italia si deve aspettare nuovi anni di piombo, di un nuovo confronto cieco basato sulla contrapposizione ideologica.
Nulla di diverso dagli estremismi religiosi, gente che senza riflettere parteggia per un'idea che di vero ha solo l'essere ripetuta.

E così la reiterazione delle offese concede l'alibi della difesa, che spesso trascende il gesto

Inizia con un Vaffa...si risponde con un calcio
a cui risponde una bastonata
e in un attimo si spara un colpo.

Gente persa in un'oblio di valori e di risorse che sfoga la propria insoddisfazione contro il diverso.

antifascisti che generano fascisti
bianchi che creano neri
buoni che identificano i cattivi

E se la mattina ci si insultava quasi per scherzo, è già sra quando ci si rende conto che qualcuno è morto senza un motivo valido.
E a quel punto, quando la violenza ha seminato un'intera generazione di adepti, sarà difficile estirparne gli effetti.

Gli anni di piombo furono tali perché c'era gente disposta a sparare per i propri ideali o i propri interessi.
La rinascita delle organizzazioni criminali storiche, spesso in mano a ragazzini, non è un segnale allarmante di come si stia perdendo una generazione?

Se questi ragazzi crescono nell'odio e nella violenza, possiamo aspettarci che in futuro vogliano creare un mondo governato dall'amore e dall'armonia?
Queste riflessioni appaiono scontate a chi le ha fatte, ma assurde e lontane a chi, per il carnevale, traveste i figli da boss della camorra
Nel futuro di questo paese ci saranno anni bui in cui torneranno Guelfi e Ghibellini, torneranno Rossi e Neri, torneranno Polentoni e Terroni, in cui l'odio crescerà a dismisura.

E in questo delirio orgiastico di contrapposizioni grottesche, gli unici che saranno eternamente assenti, come dalle righe della nostra Costituzione, saranno gli Italiani.

giovedì 4 gennaio 2018

Artisti in serie

...se da una buona sceneggiatura si può realizzare un buon film, perché creare sequel (prequel) o una serie con più stagioni? 
 
Per limitare i costi variabili?
Per creare economie di scala?
Per fidelizzare il consumatore?
Per fare branding?
 
Per tutti questi motivi, probabilmente, ma non per l'espressione artistica fine a sé stessa.
Ci sono ben poche serie che abbiano mantenuto per qualche puntata il valore artistico di un film.
 
E' come leggere albi a fumetti o libri in collane e tentare di trovarne la scintilla artistica in ogni pagina, mese dopo mese, anno dopo anno.

Non che non ci sia arte nel fumetto, o nel romanzo, semplicemente 
 
Non c'è arte nella ripetizione.
 
Mi torna alla mente la Pop Art di Wharol e la sua chiara e premonitrice visione del mondo in crescente popolarizzazione e squalificante regresso qualitativo.
Mi torna alla mente Niccolò Paganini, che improvvisava sul palco e non riproduceva mai la sua performance.
Mi torna alla mente il Jazz, vera forma artistica del novecento, completamente incompreso perché non semplificabile.

Ripenso alla ripetizione che le macchine digitali gestiscono con competenza e precisione non raggiungibili da un essere umano e rifletto sul valore reale dell'umanità.
 
Con la nascita dell'intelligenza artificiale, all'alba del XXI secolo, abbiamo iniziato a delegare anche i compiti legati al pensiero attivo, alla creazione, alla composizione artistica.
 
Già oggi ci sono AI (artificial intelligence) in grado di scrivere libri e comporre musica e sapranno presto farlo in maniera più accattivante di qualsiasi essere umano.
 
E a noi cosa resta?
 
Cosa ci rende unici e irripetibili?
E' l'effimero momento della composizione, la passione ispiratrice che rompe gli schemi e ci regala un attimo originale e talvolta imperituro.
 
Non è la ricchezza a definire un essere umano,
Non sono gli oggetti, né il potere,
Non sono le competenze o il successo,
 
Ciò che realmente definisce l'essere umano è la scintilla passionale che ci muove. 
 
Ciò che ci contraddistingue è il genio!
Cartesio in fondo andrebbe rivisto, perché la sua definizione ha decisamente assunto un altro valore.

Siamo umani perché siamo vivi e abbiamo passione, che il nostro corpo sia di carne o acciaio, poco importa.



sabato 25 novembre 2017

Black Friday, se questo è un uomo

... perché per me qualcuno non lo è.
 
Vorrei iniziare con il citare Primo Levi e la sua poesia introduttiva al romanzo.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza per ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
 A questo punto credo di aver detto tutto, almeno in estrema sintesi, ma vediamo di definire meglio il mio punto di vista.

C'è una soglia sotto la quale non ci si può più definire esseri umani e Primo Levi, raccontando la triste storia di degrado imposta agli internati dei campi di concentramento, richiama alla nostra attenzione proprio la definizione di questa soglia.
Con la poesia introduttiva getta le basi per la seguente riflessione, perché il lettore non possa perdersi nella narrazione del romanzo e abbia sempre presente che ci sono persone che vengono ridotte ad una condizione inumana.

Poi c'è il Black Friday


E mi chiedo come sia possibile ridursi in questo modo solo per accaparrarsi oggetti a prezzo scontato.

Sono questi uomini?

Direi proprio di no, direi piuttosto che sono persone ridotte in schiavitù da una sovrastruttura sociale fatta di lusso a basso costo.
Sono uomini quelli che si riducono a picchiarsi per comprare beni di consumo a basso costo che diversamente non potrebbero permettersi?

Sono uomini forse, come lo siamo noi e come lo erano i carcerieri dei campi di concentramento, come lo è chiunque possa decidere del proprio destino e infine agisce in maniera violenta ed egoista.

L'uomo forse è proprio questo, e come suggeriva Primo Levi, chi è privato della possibilità di farsi del male da solo, ma viene maltrattato dagli altri, non lo è.



domenica 5 novembre 2017

da Caporetto all'Irlanda in cento anni

Ieri correva il 99esimo anniversario dell'armistizio che unificò l'Italia, nonché il mio 43esimo compleanno.

In questi giorni cade anche il 100esimo anniversario della disfatta di Caporetto e della coscrizione dei ragazzi del '99.
Mio nonno, Enrico Garrone da Silvano d'Orba (AL), era uno di quei ragazzi, chiamato in guerra a diciassette anni e partito per salvare il Paese dall'invasore Austro-ungarico.

A cento anni di distanza, con il suo ricordo nel cuore, parto da Genova per lasciare l'Italia.
 
Per completezza d'informazione, è utile sapere che il mio onomastico cade il 25 aprile, data in cui sono solito ricordare l'altro mio nonno, Giacomo Speroni da Vedano Olona (VA), partigiano ferito e reso invalido da una pallottola alla testa nel corso della Guerra di liberazione dal nazifascismo.

A settantadue anni di distanza, con il suo ricordo nel cuore, parto da Genova per lasciare l'Italia.

Altra generazione quella dei miei nonni, e altro paese quello in cui vivevano. Altra l'Italia divisa, che lottava per sentirsi unita.

Eppure è chiaro che abbiamo fallito. E' lampante che quei due di migliaia di giovani credessero in qualcosa che non è mai esistito.
Sono arrivati gli Americani e ci hanno portato la democrazia, ma non abbiamo saputo che farcene e ci troviamo oggi sull'orlo di un precipizio economico senza precedenti che porterà alla morte politica di questa nazione, consegnando agli annali una disgregazione la cui unica fortuna sarà di avvenire all'interno della nascita dell'Unione Europea.

Poco conta se avesse ragione Scoppola con la sua teoria sulla "meridionalizzazione" del Paese o se tutto fosse solo dovuto alla fine della guerra fredda e alla fine del "bengodi" per questa nazione di spendaccioni.
Poco importa il perché dell'Italia liberale dei Luigi Einaudi e di Adriano Olivetti non è rimasto quasi nulla per lasciare il posto, passando per gli Andreotti e i Craxi, ai vari Matteo Renzi o Matteo Salvini.
Il secondo novecento, il secolo breve, è stato un secolo di transizione per tutto il nostro mondo, un momento di pace e prosperità probabilmente irripetibile per l'Europa che noi Italiani non abbiamo saputo mettere a frutto.
 
Del sacrificio dei nonni ne hanno goduto i genitori e ne pagano il prezzo i figli e ancor più i nipoti.
Non c'è più posto in Italia per chi non ha risorse economiche da spendere. Non è un posto adatto a chi deve lavorare e cerca di costruirsi un futuro, per sé e per i propri figli.

Così parto da Genova per l'Irlanda.

Nazione di trasmigratori anch'essa, di persone in buona parte fuggite nel XIX secolo per la fame ma che hanno sempre mantenuto nel cuore la loro identità culturale, forgiata da cinque secoli di dominazione inglese.
Un percorso, quello irlandese, opposto a quello italiano.
Una nazione costruita per dare voce agli oppressi, una dichiarazione di indipendenza del 1916 e una libertà ottenuta con una sanguinosa guerra e sigillata da una guerra civile di cui ricorrerà il centenario
il 6 dicembre 2021.

Parto per l'Irlanda perché oggi è pronta ad accogliere uno straniero come me, uno che ha un passato da Italiano, ma un presente da cittadino Europeo, che ha due figlie meritevoli di un futuro che non sia solo il ricordo dei fasti di un secolo terminato, in cui non hanno neppure mai vissuto.

Non parto oggi per andare via dall'Italia, parto per restare in Europa e guardare ancora al futuro con l'ottimismo necessario a chi ha idee e voglia di fare.
Domani i miei nonni calcheranno con me il suolo della verde Irlanda, e anche lì come in ogni luogo in cui vivrò, farò di tutto per renderli fieri del sacrificio che hanno fatto per tutti noi.

martedì 17 ottobre 2017

Unione Europea

 ...perché questo in fondo è.
 
 
Siamo all'inizio del nuovo millennio, con la quarta rivoluzione industriale in corso ed è un periodo catartico di profondi cambiamenti.
 
Abbiamo moneta comune, Parlamento comune, confini comuni.
Quanto tempo ci servirà ancora per capire che noi Europei facciamo parte di una sola nazione?

Mentre ci riflettete, io mi avvio!
 
 
 
#changeyourlife #europe

sabato 22 luglio 2017

la Penisola in via di estinzione

... perché questo è l'Italia, una bella addormentata della Storia che si consuma nel sonno.

Sarebbe troppo facile fare una speculazione sulla situazione politica attuale, sull'impossibilità di governare il Paese, sull'incapacità di trovare soluzioni.

Sarebbe davvero troppo facile

Ed è quello che in un modo o nell'altro fanno tutti quando tentano di addossare agli altri le colpe dei propri fallimenti.

Io invece credo che il problema dell'Italia sia tipicamente uno e uno solo

La pigrizia.

E' un Paese che offre ottimi spunti in tanti ambiti, ma che non ha saputo cogliere gli stimoli per evolvere e seguire con il giusto approccio l'evoluzione della comunità globale avvenuta in questi ultimi trent'anni.
L'Italia è rimasa al palo, si è accontentata del proprio essere fulcro della Cristianità, di essere il centro della moda, di essere meta turistica di prim'ordine, di essere partner strategico per la NATO e ha finito per perdere tutto questo.
L'Italia guarda sempre indietro e con il passare del tempo lo fa sempre di più.

Per corroborare la mia teoria e sintetizzarne gli effetti nefasti racconterò la breve storia della legge, 7 agosto 1990, n. 241 anche detta "Nuove norme sul procedimento amministrativo"

Questa norma è la pietra angolare dell'odierno funzionamento della Pubblica amministrazione e ha segnato un cambiamento epocale poiché ha segnato il cambiamento di un'epoca.
Padre di questa allora avveniristica concezione fu il giurista Mario Nigro che morì peraltro prima che questa legge vedesse la luce.
Con questa norma lo Stato si metteva al servizio del cittadino e non più il contrario, la pubblica amministrazione deve semplificare la vita del cittadino.

E già lo si comprende dal primo articolo "Princípi generali dell'attività amministrativa"
comma 1. L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza [aggiunto in seguito], secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai princípi dell'ordinamento comunitario [aggiunto in seguito].
(comma così modificato dall'art. 1, comma 1, legge n. 15 del 2005 poi dall'art. 7, comma 1, legge n. 69 del 2009)
comma 2. La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria.
Tralascio il fatto che per oltre dieci anni dalla sua pubblicazione questa norma è rimasta, nel nostro quotidiano, lettera morta, vorrei soffermarmi invece sul fatto che ancora oggi ci sono enti dello Stato che agiscono ignorandone i principi e creando adempimenti capziosi il cui fine ultimo è quello di procrastinare la conclusione dell'iter procedurale.

E' pur vero che spesso questi adempimenti derivano dal tentativo del dirigente o dell'impiegato di limitare la propria reponsabilità diretta, poiché questa è vista, nella pubblica amministrazione, come il male assoluto giacché rende tracciabile un risultato ed espone il singolo alle conseguenze delle proprie azioni.

Altrettanto di frequente, però, l'escamotage di incrementare gli adempimenti per il cittadino è un modo per giustificare il proprio lavoro, oppure di concedere all'addetto un potere arbitrario nei confronti di un malcapitato e in ultimo può essere volto a nascondere lacune tecniche dello stesso addetto.

Il risultato finale è che quasi ogni azione dell'Amministrazione si traduce in un aggravio di documenti, adempimenti, allegati a procedure telematiche nate apposta per ridurli.

Faccio un esempio

Ancora oggi, nell'anno del Signore 2017, si richiede sistematicamente l'allegazione di una "copia fotostatica del documento di identità in corso di validità" perfino per gli adempimenti telematici facendo riferimento ad un DPR, il 445 del 2000 entrato in vigore ormai dal 2012, come sempre con tempi ridicoli per qualsiasi contesto normale.


E' davvero sensato che la pubblica amministrazione mi chieda copia di un documento che essa stessa emette e che usi la mia fotocopia per verificarne l'autenticità?
E' davvero sensato in un'epoca di firme digitali, pin, SPID e quant'altro?
E' davvero utile stampare la copia fotografica di un tesserino elettronico (la nuova carta d'identità elettronica o il nuovo passaporto) contenente dati come le impronte digitali?



E' tutto coerente con una pubblica amministrazione che vive separata dalla realtà, dove nel 2000, in piena esplosione della "new economy" si è pensato di fare riferimento a tecnologie in uso da oltre venti anni, come la fotocopia e allo stesso modo iniziare a diffondere le email, tecnologia di pubblica utilità dai primi anni novanta del XX secolo, sopo dopo il 2010.

Cosa ha a che fare tutto questo con l'idea di pubblica amministrazione che ci siamo dati nel lontano 1990?
E' davvero impossibile stare al passo con i tempi ed usare concetti attuali invece di andare a pescare dai meandri della storia?

E' realmente impossibile

Non per la carenza di menti capaci di vedere il mondo in tempo reale, ma per l'assenza di dinamismo all'interno delle istituzioni e del sistema sociale.
Siamo così refrattari al cambiamento, così ancorati alle nostre sicurezze, che ogni innovazione ci spaventa e così

Conserviamo le nostre istituzioni ottocentesche, in alcuni casi ancora napoleoniche
Conserviamo la nostra idea di mondo che ignora l'avvento dell'era dell'informazione
Continuiamo a mandare fax di carta con allegate le fotocopie di documenti digitali

Siamo un popolo pigro che spera, in maniera del tutto infondata, di fermare il cambiamento attraverso l'inedia e il rifiuto del cambiamento stesso.
Siamo il prototipo perfetto di un mondo in via d'estinzione.