... e mica uno qualunque, il COVID-19.
L'Italia durante questa pandemia sembra l'ambientazione di un film di zombie.
Ma non perché ci sono morti che camminano, bensì perché c'è pieno di fessi che vanno incontro alla malattia invece di starsene a casa.
Manca totalmente, dalla classe dirigente alle periferie della società, un minimo di senso di responsabilità.
Come sempre l'Italia si dimostra quel luogo in cui l'uomo della strada, il cittadino medio, si crede di una intelligenza impareggiabile e finisce per fare quello che fanno tutti gli altri.
Si legge così di:
a - cittadino qualunque che saputo del blocco nella sua città, va nella casa delle vacanze, portando felicemente la malattia nei posti di villeggiatura in cui si ritrova in fila con tutti i suoi concittadini
Alto Adige... tutti a sciare
Liguria, tutti al mare
Perché non andare in India?
b - politici che banalizzano la malattia e poi si trovano positivi alla stessa
Nicola Zingaretti positivo
Regione Lombardia
c - per non parlare di altri cretini di vario genere
Docenti che fuggono dalla Lombardia in Irpinia
Positivo scappa dall'ospedale
Scappa dalla quarantena e va a sciare
E potremmo andare avanti per ore.
Quello che mi chiedo è se davvero tutti gli intelligenti cretini che vanno in giro per il Paese in vacanza, siano convinti di essere Superman e non rischiare di incontrare un demente malato che come loro si ritiene un genio?
Ho una brutta notizia per tutti... se siete Superman, avete comunque dimenticato il costume!!!
Mi riesce davvero difficile pensare che ci possa essere così tanta gente stupida a piede libero.
E' assolutamente incredibile eppure reale.
L'immagine che si ha dell'Italia oggi è di una nazione popolata di stupidi che non sanno rinunciare ad una vacanza o alla propria routine credendosi superiori a qualsiasi regola o rischio.
Beh, miei cari cretini a piede libero, ho una risposta per voi... siete come sempre soltanto pecore in un gregge di idioti come voi e della vostra supidità, ne godrete, anzi ne godremo, gli effetti non desiderati.
appunti semi-lucidi di un autore che, dopo essere stato geometra ed essersi ingraziato Platone, cerca operosamente una via di uscita dalla realtà.
sabato 7 marzo 2020
mercoledì 8 gennaio 2020
Leone, Gazzella o Tartaruga?
... non importa, basta muoversi.
A questo gennaio scrivo codice HMTL per siti web da 20 anni... eppure non ho imparato nulla di utile, perché il mondo é cambiato molto piú in fretta della mia capacitá di apprendimento.
E fin qui tutto bene, é un hobby, quindi nessun problema.
Purtroppo lo stesso é successo con alcuni aspetti della professione, piú passava il tempo, piú mi rendevo conto che non era possibile approfondire tutte le materie che avevo studiato a scuola.
Nel tempo mi sono specializzato e ho studiato e modificato le mie qualifiche introducendo sempre nuove certificazioni.
A febbraio saranno 30 anni da quando ho iniziato a lavorare full-time, anche se ho "solo" 45 anni.
Lo studio ha rappresentato una grande parte della mia vita, spesso studiando la sera e nei week-end, ma mi ha permesso di raggiungere il diploma, un'abilitazione professionale, una laurea e di cambiare la mia carriera da "operaio apprendista montatore di controsoffitti" del 1990 a quella che é oggi.
Dopo tutta questa (noiosa) premessa il punto focale é che il mondo non é neppure lontanamente quello di 30 anni fa, né quello di 20 e non é neppure quello che sará tra 20 anni.
Bisogna continuare a studiare e a rincorrere il cambiamento, perché il tempo in cui uno si diplomava o laureava e ci andava avanti tutta la vita é esistito, forse, ma certamente non esiste piú.
Che poi il mondo va veloce, ma noi non siamo obbligati a sprintare come il leone o la gazzella.
Il piú é continuare a muoverci, a vederci motivati nel cambiamento continuo a non smettere di imparare e tenere la mente aperta.
L'apprendimento continuo é la vera radice del cambiamento, la posticipazione della gratificazione finale, scambiata per un continuo crescendo é l'obiettivo di una vita in cui l'ultima cosa da fare é raggiungere la fine, é arrivare.
Troppo comodo pensare di "arrivare" in fretta e poi stare fermi, una comoditá che non ci é dato di avere e che forse non ci renderebbe nemmeno felici.
giovedì 14 novembre 2019
Il nazionalsocialismo ritorna?
... e non può essere una buona notizia. L'Europa è in fibrillazione.
In Germania i gruppi di destra suscitano interesse. Forse il tempo speso dal Governo tedesco in politica estera e commerciale, ha sottratto risorse alla politica interna e alla difficile integrazione culturale europea.
In Polonia i nazionalisti locali legati ai neonazisti sono scesi in piazza in 150.000 per contestare la UE, che peraltro é stato il motore della loro rinascita economica. Forse il lavoro fatto a Bruxelles non é stato comunicato a dovere in quelle zone.

Oltre a queste notizie internazionali ce ne sono altre relative all'Italia.
In Germania i gruppi di destra suscitano interesse. Forse il tempo speso dal Governo tedesco in politica estera e commerciale, ha sottratto risorse alla politica interna e alla difficile integrazione culturale europea.
In Polonia i nazionalisti locali legati ai neonazisti sono scesi in piazza in 150.000 per contestare la UE, che peraltro é stato il motore della loro rinascita economica. Forse il lavoro fatto a Bruxelles non é stato comunicato a dovere in quelle zone.

Oltre a queste notizie internazionali ce ne sono altre relative all'Italia.
Forse piú allarmanti.
Si legge in questi giorni che Salvini e il suo partito siano in crescita di consensi e che molti eletti del Movimento Cinque Stelle stiano migrando verso le fila della Lega.
Tralsciamo la futilità del pensiero ideologico del M5S che evapora alla prima occasione.
Questa rivoluzione dei M5S che passano in blocco alla Lega, in testa nei sondaggi e in continua crescita, unita ad un nuovo orgoglio razzista che sta crescendo ovunque nel Paese, non può essere visto altrimenti che come il precursore di una deriva nazionalsocialista, con tutti i rischi che ne conseguono.
Tralsciamo la futilità del pensiero ideologico del M5S che evapora alla prima occasione.
Questa rivoluzione dei M5S che passano in blocco alla Lega, in testa nei sondaggi e in continua crescita, unita ad un nuovo orgoglio razzista che sta crescendo ovunque nel Paese, non può essere visto altrimenti che come il precursore di una deriva nazionalsocialista, con tutti i rischi che ne conseguono.
Al di là della ormai miserrima reputazione della politica italiana, ha un qualche senso fare a gara a chi fa peggio per salvare gli interessi del momento e condannare i nostri figli a vivere domani in una Italia di quel tipo?
Chi ne ha le facoltá intellettuali necessarie, rifletta a lungo.
Chi ne ha le facoltá intellettuali necessarie, rifletta a lungo.
sabato 21 settembre 2019
Umiltà non è sottomissione...
... come normalmente ci fanno credere.
Mi ci è voluto tempo a comprenderlo, ma per essere umili bisogna essere consapevolmente superiori.
Già perché nonostante il concetto cattolico insito nella nostra cultura di umiltà per cui per essere umili ci si deve sottomettere è palesemente sbagliato.
Secondo tale dottrina la sottomissione, l'ubbidienza cieca sono il migliore esempio di temperanza, quando invece l'umiltà si può manifestare al meglio nell'atteggiamento diametralmente opposto.
Di contro non è arrogante chi mostra la propria competenza, bensì invidioso chi critica questo comportamento poiché ritiene che sottolinei la propria ignoranza.
Umiltà e arroganza quindi cambiano prospettiva se vengono valutate da qualcuno che si sente inferiore al proprio interlocutore, o che ha necessità di porsi ad un piano ulteriore a prescindere dal contesto.
Raramente infatti chi è in grado di intrattenere una conversazione di qualità, chi è in grado di apprendere mentre dà il proprio punto di vista, ricorre ad accuse di arroganza.
Non si odia finché la nostra stima è ancora poca, ma soltanto allorché si stima qualcuno come uguale o superiore. (Friedrich Nietzsche)
E così nel tempo, mentre mi rendevo conto della mia ignoranza, mi rendevo contemporaneamente conto che maggiore era l'ignoranza di chi mi tacciava di arroganza.
Succedeva spesso di essere definito arrogante per l'esternazione di opinioni tecniche circostanziate e documentate, il che è chiaramente impossibile se non per chi non sia in grado di comprendere i contenuti.
Ma se arrogante è chi documenta, chi sa, chi è umile?
E' davvero arrogante chi esprime la propria cifra intellettuale?
Chiaramente è arrogante chi accusa, chi non sa porsi sullo stesso piano, per invidia o ignoranza, anche se questa definizione entra in parziale conflitto con il Treccani
arroganza s. f. [dal lat. arrogantia]. – L’essere arrogante; insolenza e asprezza di modi di chi, presumendo troppo di sé, vuol far sentire la sua superiorità: non posso soffrire la tua a.; tratta tutti con a. sfacciata; parlare, chiedere con a.; mi ha indignato l’a. delle sue risposte; nel linguaggio giornalistico, a. del potere, il comportamento altezzoso, sprezzante e talora violento che spesso caratterizza chi detiene il potere.
In parziale conflitto perché in quel momento l'ignorante è colui che si pone sullo scranno del critico e del potente, per dileggiare ciò che non comprende.
E in quel momento si manifesta l'umiltà del sapiente.
Umile è colui che, conscio della propria superiorità intellettuale, o fisica poco importa, decide di non sottolineare questa qualità.
L'umiltà è la forza del non-violento dinnanzi alla violenza, tanto più se ha la capacità di difendersi ottimamente dalle percosse.
E' umile colui che potrebbe facilmente dimostrare la propria superiorità e non lo fa, che si astiene dall'arrogantemente rispondere ad arroganti accuse ed evita il confronto impari.
L'umiltà è quindi non la capacità di sottomettersi al prepotente senza protestare, bensì la rinuncia consapevole al proprio diritto di legittimazione in luogo di un attimo di serenità, non già modestia e limitazione, bensì una profonda consapevolezza della propria superiorità e dell'impossibilità di dimostrarla.
Essere umili è conoscere sé stessi, la conoscenza dei propri limiti e la dimensione della propria forza.
Mi ci è voluto tempo a comprenderlo, ma per essere umili bisogna essere consapevolmente superiori.
Già perché nonostante il concetto cattolico insito nella nostra cultura di umiltà per cui per essere umili ci si deve sottomettere è palesemente sbagliato.
Secondo tale dottrina la sottomissione, l'ubbidienza cieca sono il migliore esempio di temperanza, quando invece l'umiltà si può manifestare al meglio nell'atteggiamento diametralmente opposto.
Di contro non è arrogante chi mostra la propria competenza, bensì invidioso chi critica questo comportamento poiché ritiene che sottolinei la propria ignoranza.
Umiltà e arroganza quindi cambiano prospettiva se vengono valutate da qualcuno che si sente inferiore al proprio interlocutore, o che ha necessità di porsi ad un piano ulteriore a prescindere dal contesto.
Raramente infatti chi è in grado di intrattenere una conversazione di qualità, chi è in grado di apprendere mentre dà il proprio punto di vista, ricorre ad accuse di arroganza.
Non si odia finché la nostra stima è ancora poca, ma soltanto allorché si stima qualcuno come uguale o superiore. (Friedrich Nietzsche)
E così nel tempo, mentre mi rendevo conto della mia ignoranza, mi rendevo contemporaneamente conto che maggiore era l'ignoranza di chi mi tacciava di arroganza.
Succedeva spesso di essere definito arrogante per l'esternazione di opinioni tecniche circostanziate e documentate, il che è chiaramente impossibile se non per chi non sia in grado di comprendere i contenuti.
Ma se arrogante è chi documenta, chi sa, chi è umile?
E' davvero arrogante chi esprime la propria cifra intellettuale?
Chiaramente è arrogante chi accusa, chi non sa porsi sullo stesso piano, per invidia o ignoranza, anche se questa definizione entra in parziale conflitto con il Treccani
arroganza s. f. [dal lat. arrogantia]. – L’essere arrogante; insolenza e asprezza di modi di chi, presumendo troppo di sé, vuol far sentire la sua superiorità: non posso soffrire la tua a.; tratta tutti con a. sfacciata; parlare, chiedere con a.; mi ha indignato l’a. delle sue risposte; nel linguaggio giornalistico, a. del potere, il comportamento altezzoso, sprezzante e talora violento che spesso caratterizza chi detiene il potere.
In parziale conflitto perché in quel momento l'ignorante è colui che si pone sullo scranno del critico e del potente, per dileggiare ciò che non comprende.
E in quel momento si manifesta l'umiltà del sapiente.
Umile è colui che, conscio della propria superiorità intellettuale, o fisica poco importa, decide di non sottolineare questa qualità.
L'umiltà è la forza del non-violento dinnanzi alla violenza, tanto più se ha la capacità di difendersi ottimamente dalle percosse.
E' umile colui che potrebbe facilmente dimostrare la propria superiorità e non lo fa, che si astiene dall'arrogantemente rispondere ad arroganti accuse ed evita il confronto impari.
L'umiltà è quindi non la capacità di sottomettersi al prepotente senza protestare, bensì la rinuncia consapevole al proprio diritto di legittimazione in luogo di un attimo di serenità, non già modestia e limitazione, bensì una profonda consapevolezza della propria superiorità e dell'impossibilità di dimostrarla.
Essere umili è conoscere sé stessi, la conoscenza dei propri limiti e la dimensione della propria forza.
mercoledì 31 luglio 2019
Salvini fa rima con Mussolini
.. e putroppo ne sta seguendo le orme.
Se il primo, agli albori del suo delirio nazionalista calamitava il consenso delle masse rurali con prove di forza fisica, come la traversata dello Stretto di Sicilia, oppure lavorando nei campi e mietendo il grano, il secondo ha un obiettivo sociale di altra portata.
L'Italiano medio del XXI secolo é ben diverso da quello di cento anni prima.
Oggi l'elettore di Salvini non sogna di avere un buon raccolto e sfamare la famiglia, magari mandare a scuola i figli, comunque vivere con la pancia piena.
L'Italiano medio di oggi sogna di mangiare e bene senza freni, di possedere belle donne in quantitá, di non lavorare mai e soprattutto di usare a proprio il vantaggio tutto il potere che possiede.
Possibilmente per procurarsi molto denaro.
Non c'era una morale allora, e non c'é neppure oggi.
Ed é forse questo il male peggiore per la societá italiana, il mancato radicamento di valori sociali condivisi.
La politica, per definizione, non fa altro che fotografare il nostro essere e irretirci per ottenere il nostro consenso.
Salvini non fa altro che dire agli Italiani quello che vogliono sentirsi dire:
«Sono un uomo di successo, ho tutto quello che volete e se mi votate lo faró avere anche a voi»
Questo é il male sotteso nel nostro quotidiano, non piú una classe dirigente "paterna" che educa, non piú Einaudi o Pertini, non piú uomini di grande statura come Berlinguer o De Gasperi.
La politica di oggi é fatta dall'Italiano medio, quello che esige dagli altri il rispetto delle regole che non chiede a sé stesso.
Ed e questo che mi spaventa, l'idea che il mio vicino di casa un po' ubriacone e razzista, possa diventare capo supremo di una nazione smemorata, che solo a quel punto si ricorderá che avrebbe dovuto tutelare la libertá collettiva e il piacere di vivere insieme in armonia.
Se il primo, agli albori del suo delirio nazionalista calamitava il consenso delle masse rurali con prove di forza fisica, come la traversata dello Stretto di Sicilia, oppure lavorando nei campi e mietendo il grano, il secondo ha un obiettivo sociale di altra portata.
L'Italiano medio del XXI secolo é ben diverso da quello di cento anni prima.
Oggi l'elettore di Salvini non sogna di avere un buon raccolto e sfamare la famiglia, magari mandare a scuola i figli, comunque vivere con la pancia piena.
L'Italiano medio di oggi sogna di mangiare e bene senza freni, di possedere belle donne in quantitá, di non lavorare mai e soprattutto di usare a proprio il vantaggio tutto il potere che possiede.
Possibilmente per procurarsi molto denaro.
Non c'era una morale allora, e non c'é neppure oggi.
Ed é forse questo il male peggiore per la societá italiana, il mancato radicamento di valori sociali condivisi.
La politica, per definizione, non fa altro che fotografare il nostro essere e irretirci per ottenere il nostro consenso.
Salvini non fa altro che dire agli Italiani quello che vogliono sentirsi dire:
«Sono un uomo di successo, ho tutto quello che volete e se mi votate lo faró avere anche a voi»
Questo é il male sotteso nel nostro quotidiano, non piú una classe dirigente "paterna" che educa, non piú Einaudi o Pertini, non piú uomini di grande statura come Berlinguer o De Gasperi.
La politica di oggi é fatta dall'Italiano medio, quello che esige dagli altri il rispetto delle regole che non chiede a sé stesso.
Ed e questo che mi spaventa, l'idea che il mio vicino di casa un po' ubriacone e razzista, possa diventare capo supremo di una nazione smemorata, che solo a quel punto si ricorderá che avrebbe dovuto tutelare la libertá collettiva e il piacere di vivere insieme in armonia.
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