... in un vuoto circolare e perpetuo in cui i cavalli governano.
Caio Giulio Cesare Augusto Germanico, altresì noto con il nomignolo di Caligola, fu un imperatore romano del primo secolo.
Lo si ricorda soprattutto per l'episodio in cui decise di nominare senatore il proprio cavallo Incitatus quale atto di denigrazione nei confronti del senato.
A me sembra che sia quello che accade oggi
Con la sola eccezione che di cavalli in parlamento ce ne sono molti di più, e addirittura ci possiamo trovare qualche asino.
Succede che, dopo svariati decenni di suffragio universale in cui la politica si costruiva sul territorio, mediante la creazione di istituzioni locali atte a concentrare in consenso, sindacati, centri ricreativi, cooperative, attività sociali, scuole e altro, il sistema sociale cambi di punto in bianco.
L'arrivo dell'era dell'informazione e dei social network cambia il fulcro di aggregazione sociale. I partiti neppure se ne rendono conto e continuano ad impiegare energie sul territorio mentre inseguono il modello di comunicazione che ha reso vincente Berlusconi quindici anni prima.
E' il 2009 e nella stanza dei bottoni di una piccola società di comunicazione, i Casaleggio teorizzano e realizzano il punto d'unione del nuovo millennio. Organizzano una mini società virtuale basata sul dissenso. Ingaggiano/coinvolgono Beppe Grillo, comico emarginato dalla classe dirigente che si esibisce in secondo piano, e lo mandano alla carica.
Il carisma di Grillo è travolgente e in pochi anni concentra intorno al progetto sociale dei Casaleggio una folla incredibile.
Da lì la scalata politica è tutta in discesa, poiché i partiti tradizionali non ne comprendono la portata (famosa è la dichiarazione di Fassino in cui incita Grillo a fondare un partito) e continuano a distaccarsi dal contesto sociale in cui dovrebbero acquisire consensi.
Con un balzo e senza alcuna soluzione di rilievo, cavalchiamo una crisi che appare infinita e ci troviamo al 2018.
Il sistema partitico, conscio del rischio di poter dare l'Italia in mano ai "populisti" cambia la legge elettorale in fretta, ripristinando il sistema proporzionale, che come da previsioni ingessa il Paese.
E così nell'attesa del prossimo governo tecnico, con annesso bagno di sangue fiscale, ragioniamo sugli attori di questa politica.
Da sinistra a destra, anzi meglio in ordine sparso, abbiamo Renzi, Salvini, Berlusconi, Di Maio, Fassino, Fedeli, Lorenzin, Bersani, Fico, Boldrini, Bonino, Taverna, Franceschini e chi più ne ha più ne metta.
Di questi nessuno ha la statura di un uomo politico. Nessuno di loro può definirsi uno statista, men che meno un leader politico degno di tal nome.
E' allora che mi tornano alla mente Caligola e il suo Incitatus.
Penso che più che un uomo forte e dispotico che denigra la rappresentanza democratica, avremmo bisogno di rappresentanti del popolo che si distinguessero per virtù, non per clientele o per protagonismo.
E' pericoloso lasciare alla propaganda equestre il governo della nazione.
E' spaventoso vedere sì tanti somari sedere sugli scranni parlamentari.
E' temerario dover scegliere fra loro chi prenderà per mano la nazione nel prossimo futuro.
E' ironico che l'ignoranza elettorale abbia in ultimo portato l'ignoranza al potere.
Non c'è futuro per questa nazione, solo un perpetuo agire in circolo, una lenta spirale di degrado e disfacimento di cui non si vede la fine. Una vertigine apparentemente infinita.
Il mio regno per un cavallo!
Dice un personaggio shakespeariano ed è in fondo ciò che ci serve, una via d'uscita umile, quasi pavida, da una condizione disperata e senza via di scampo.
Il mio regno per un cavallo!
E' quello che ho chiesto io, non già per salvare la mia vita, ma per poterne dare una alle mie figlie.
Il mio regno per un cavallo!
Ma che non sia Incitatus o peggio che non sia uno dei nostri garruli somari parlamentari.
appunti semi-lucidi di un autore che, dopo essere stato geometra ed essersi ingraziato Platone, cerca operosamente una via di uscita dalla realtà.
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sabato 21 aprile 2018
lunedì 12 febbraio 2018
Dal Vaffa alle sparatorie, istigare all'odio genera odio...
... con una crescita esponenziale che difficilmente si ferma.
L'Italia si deve aspettare nuovi anni di piombo, di un nuovo confronto cieco basato sulla contrapposizione ideologica.
Nulla di diverso dagli estremismi religiosi, gente che senza riflettere parteggia per un'idea che di vero ha solo l'essere ripetuta.

E così la reiterazione delle offese concede l'alibi della difesa, che spesso trascende il gesto
Inizia con un Vaffa...si risponde con un calcio
a cui risponde una bastonata
e in un attimo si spara un colpo.
Gente persa in un'oblio di valori e di risorse che sfoga la propria insoddisfazione contro il diverso.
antifascisti che generano fascisti
bianchi che creano neri
buoni che identificano i cattivi
E se la mattina ci si insultava quasi per scherzo, è già sra quando ci si rende conto che qualcuno è morto senza un motivo valido.
E a quel punto, quando la violenza ha seminato un'intera generazione di adepti, sarà difficile estirparne gli effetti.
Gli anni di piombo furono tali perché c'era gente disposta a sparare per i propri ideali o i propri interessi.
La rinascita delle organizzazioni criminali storiche, spesso in mano a ragazzini, non è un segnale allarmante di come si stia perdendo una generazione?
Se questi ragazzi crescono nell'odio e nella violenza, possiamo aspettarci che in futuro vogliano creare un mondo governato dall'amore e dall'armonia?
Queste riflessioni appaiono scontate a chi le ha fatte, ma assurde e lontane a chi, per il carnevale, traveste i figli da boss della camorra
Nel futuro di questo paese ci saranno anni bui in cui torneranno Guelfi e Ghibellini, torneranno Rossi e Neri, torneranno Polentoni e Terroni, in cui l'odio crescerà a dismisura.
L'Italia si deve aspettare nuovi anni di piombo, di un nuovo confronto cieco basato sulla contrapposizione ideologica.
Nulla di diverso dagli estremismi religiosi, gente che senza riflettere parteggia per un'idea che di vero ha solo l'essere ripetuta.

E così la reiterazione delle offese concede l'alibi della difesa, che spesso trascende il gesto
Inizia con un Vaffa...si risponde con un calcio
a cui risponde una bastonata
e in un attimo si spara un colpo.
Gente persa in un'oblio di valori e di risorse che sfoga la propria insoddisfazione contro il diverso.
antifascisti che generano fascisti
bianchi che creano neri
buoni che identificano i cattivi
E se la mattina ci si insultava quasi per scherzo, è già sra quando ci si rende conto che qualcuno è morto senza un motivo valido.
E a quel punto, quando la violenza ha seminato un'intera generazione di adepti, sarà difficile estirparne gli effetti.
Gli anni di piombo furono tali perché c'era gente disposta a sparare per i propri ideali o i propri interessi.
La rinascita delle organizzazioni criminali storiche, spesso in mano a ragazzini, non è un segnale allarmante di come si stia perdendo una generazione?
Se questi ragazzi crescono nell'odio e nella violenza, possiamo aspettarci che in futuro vogliano creare un mondo governato dall'amore e dall'armonia?
Queste riflessioni appaiono scontate a chi le ha fatte, ma assurde e lontane a chi, per il carnevale, traveste i figli da boss della camorra
Nel futuro di questo paese ci saranno anni bui in cui torneranno Guelfi e Ghibellini, torneranno Rossi e Neri, torneranno Polentoni e Terroni, in cui l'odio crescerà a dismisura.
E in questo delirio orgiastico di contrapposizioni grottesche, gli unici che saranno eternamente assenti, come dalle righe della nostra Costituzione, saranno gli Italiani.
domenica 5 novembre 2017
da Caporetto all'Irlanda in cento anni
Ieri correva il 99esimo anniversario dell'armistizio che unificò l'Italia, nonché il mio 43esimo compleanno.
In questi giorni cade anche il 100esimo anniversario della disfatta di Caporetto e della coscrizione dei ragazzi del '99.
Mio nonno, Enrico Garrone da Silvano d'Orba (AL), era uno di quei ragazzi, chiamato in guerra a diciassette anni e partito per salvare il Paese dall'invasore Austro-ungarico.
A cento anni di distanza, con il suo ricordo nel cuore, parto da Genova per lasciare l'Italia.
Per completezza d'informazione, è utile sapere che il mio onomastico cade il 25 aprile, data in cui sono solito ricordare l'altro mio nonno, Giacomo Speroni da Vedano Olona (VA), partigiano ferito e reso invalido da una pallottola alla testa nel corso della Guerra di liberazione dal nazifascismo.
A settantadue anni di distanza, con il suo ricordo nel cuore, parto da Genova per lasciare l'Italia.
Eppure è chiaro che abbiamo fallito. E' lampante che quei due di migliaia di giovani credessero in qualcosa che non è mai esistito.
Sono arrivati gli Americani e ci hanno portato la democrazia, ma non abbiamo saputo che farcene e ci troviamo oggi sull'orlo di un precipizio economico senza precedenti che porterà alla morte politica di questa nazione, consegnando agli annali una disgregazione la cui unica fortuna sarà di avvenire all'interno della nascita dell'Unione Europea.
Poco conta se avesse ragione Scoppola con la sua teoria sulla "meridionalizzazione" del Paese o se tutto fosse solo dovuto alla fine della guerra fredda e alla fine del "bengodi" per questa nazione di spendaccioni.
Poco importa il perché dell'Italia liberale dei Luigi Einaudi e di Adriano Olivetti non è rimasto quasi nulla per lasciare il posto, passando per gli Andreotti e i Craxi, ai vari Matteo Renzi o Matteo Salvini.
Il secondo novecento, il secolo breve, è stato un secolo di transizione per tutto il nostro mondo, un momento di pace e prosperità probabilmente irripetibile per l'Europa che noi Italiani non abbiamo saputo mettere a frutto.
Il secondo novecento, il secolo breve, è stato un secolo di transizione per tutto il nostro mondo, un momento di pace e prosperità probabilmente irripetibile per l'Europa che noi Italiani non abbiamo saputo mettere a frutto.
Del sacrificio dei nonni ne hanno goduto i genitori e ne pagano il prezzo i figli e ancor più i nipoti.
Non c'è più posto in Italia per chi non ha risorse economiche da spendere. Non è un posto adatto a chi deve lavorare e cerca di costruirsi un futuro, per sé e per i propri figli.
Così parto da Genova per l'Irlanda.
Nazione di trasmigratori anch'essa, di persone in buona parte fuggite nel XIX secolo per la fame ma che hanno sempre mantenuto nel cuore la loro identità culturale, forgiata da cinque secoli di dominazione inglese.
Un percorso, quello irlandese, opposto a quello italiano.
Una nazione costruita per dare voce agli oppressi, una dichiarazione di indipendenza del 1916 e una libertà ottenuta con una sanguinosa guerra e sigillata da una guerra civile di cui ricorrerà il centenario
il 6 dicembre 2021.
Parto per l'Irlanda perché oggi è pronta ad accogliere uno straniero come me, uno che ha un passato da Italiano, ma un presente da cittadino Europeo, che ha due figlie meritevoli di un futuro che non sia solo il ricordo dei fasti di un secolo terminato, in cui non hanno neppure mai vissuto.
Non parto oggi per andare via dall'Italia, parto per restare in Europa e guardare ancora al futuro con l'ottimismo necessario a chi ha idee e voglia di fare.
Domani i miei nonni calcheranno con me il suolo della verde Irlanda, e anche lì come in ogni luogo in cui vivrò, farò di tutto per renderli fieri del sacrificio che hanno fatto per tutti noi.
sabato 22 luglio 2017
la Penisola in via di estinzione
... perché questo è l'Italia, una bella addormentata della Storia che si consuma nel sonno.
Sarebbe troppo facile fare una speculazione sulla situazione politica attuale, sull'impossibilità di governare il Paese, sull'incapacità di trovare soluzioni.
Sarebbe davvero troppo facile
Ed è quello che in un modo o nell'altro fanno tutti quando tentano di addossare agli altri le colpe dei propri fallimenti.
Io invece credo che il problema dell'Italia sia tipicamente uno e uno solo
La pigrizia.
E' un Paese che offre ottimi spunti in tanti ambiti, ma che non ha saputo cogliere gli stimoli per evolvere e seguire con il giusto approccio l'evoluzione della comunità globale avvenuta in questi ultimi trent'anni.
L'Italia è rimasa al palo, si è accontentata del proprio essere fulcro della Cristianità, di essere il centro della moda, di essere meta turistica di prim'ordine, di essere partner strategico per la NATO e ha finito per perdere tutto questo.
L'Italia guarda sempre indietro e con il passare del tempo lo fa sempre di più.
Per corroborare la mia teoria e sintetizzarne gli effetti nefasti racconterò la breve storia della legge, 7 agosto 1990, n. 241 anche detta "Nuove norme sul procedimento amministrativo"
Questa norma è la pietra angolare dell'odierno funzionamento della Pubblica amministrazione e ha segnato un cambiamento epocale poiché ha segnato il cambiamento di un'epoca.
Padre di questa allora avveniristica concezione fu il giurista Mario Nigro che morì peraltro prima che questa legge vedesse la luce.
Con questa norma lo Stato si metteva al servizio del cittadino e non più il contrario, la pubblica amministrazione deve semplificare la vita del cittadino.
E già lo si comprende dal primo articolo "Princípi generali dell'attività amministrativa"
comma 1. L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza [aggiunto in seguito], secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai princípi dell'ordinamento comunitario [aggiunto in seguito].Tralascio il fatto che per oltre dieci anni dalla sua pubblicazione questa norma è rimasta, nel nostro quotidiano, lettera morta, vorrei soffermarmi invece sul fatto che ancora oggi ci sono enti dello Stato che agiscono ignorandone i principi e creando adempimenti capziosi il cui fine ultimo è quello di procrastinare la conclusione dell'iter procedurale.
(comma così modificato dall'art. 1, comma 1, legge n. 15 del 2005 poi dall'art. 7, comma 1, legge n. 69 del 2009)
comma 2. La pubblica amministrazione non può aggravare il procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze imposte dallo svolgimento dell’istruttoria.
E' pur vero che spesso questi adempimenti derivano dal tentativo del dirigente o dell'impiegato di limitare la propria reponsabilità diretta, poiché questa è vista, nella pubblica amministrazione, come il male assoluto giacché rende tracciabile un risultato ed espone il singolo alle conseguenze delle proprie azioni.
Altrettanto di frequente, però, l'escamotage di incrementare gli adempimenti per il cittadino è un modo per giustificare il proprio lavoro, oppure di concedere all'addetto un potere arbitrario nei confronti di un malcapitato e in ultimo può essere volto a nascondere lacune tecniche dello stesso addetto.
Il risultato finale è che quasi ogni azione dell'Amministrazione si traduce in un aggravio di documenti, adempimenti, allegati a procedure telematiche nate apposta per ridurli.
Faccio un esempio
Ancora oggi, nell'anno del Signore 2017, si richiede sistematicamente l'allegazione di una "copia fotostatica del documento di identità in corso di validità" perfino per gli adempimenti telematici facendo riferimento ad un DPR, il 445 del 2000 entrato in vigore ormai dal 2012, come sempre con tempi ridicoli per qualsiasi contesto normale.
E' davvero sensato che la pubblica amministrazione mi chieda copia di un documento che essa stessa emette e che usi la mia fotocopia per verificarne l'autenticità?
E' davvero sensato in un'epoca di firme digitali, pin, SPID e quant'altro?
E' davvero utile stampare la copia fotografica di un tesserino elettronico (la nuova carta d'identità elettronica o il nuovo passaporto) contenente dati come le impronte digitali?
E' tutto coerente con una pubblica amministrazione che vive separata dalla realtà, dove nel 2000, in piena esplosione della "new economy" si è pensato di fare riferimento a tecnologie in uso da oltre venti anni, come la fotocopia e allo stesso modo iniziare a diffondere le email, tecnologia di pubblica utilità dai primi anni novanta del XX secolo, sopo dopo il 2010.
Cosa ha a che fare tutto questo con l'idea di pubblica amministrazione che ci siamo dati nel lontano 1990?
E' davvero impossibile stare al passo con i tempi ed usare concetti attuali invece di andare a pescare dai meandri della storia?
E' realmente impossibile
Non per la carenza di menti capaci di vedere il mondo in tempo reale, ma per l'assenza di dinamismo all'interno delle istituzioni e del sistema sociale.
Siamo così refrattari al cambiamento, così ancorati alle nostre sicurezze, che ogni innovazione ci spaventa e così
Conserviamo le nostre istituzioni ottocentesche, in alcuni casi ancora napoleoniche
Conserviamo la nostra idea di mondo che ignora l'avvento dell'era dell'informazione
Continuiamo a mandare fax di carta con allegate le fotocopie di documenti digitali
Siamo un popolo pigro che spera, in maniera del tutto infondata, di fermare il cambiamento attraverso l'inedia e il rifiuto del cambiamento stesso.
Siamo il prototipo perfetto di un mondo in via d'estinzione.
sabato 17 giugno 2017
Ius Soli, quindi giustamente soli
... ovvero il trionfo della mediocrazia.
Il filosofo canadese Alain Deneault ci ha regalato questo neologismo che ritengo riassuma efficacemente le motivazioni che spingono oggi a garantire la cittadinanza ai neonati.
Partiamo dal preambolo per cui, il dibattito in corso in ogni più recondito angolo dell'etere nel nostro paese è ridotto, come spesso accade nello Stivale, ad un nocciolo banalizzato al fine di fomentare una guerra di schieramenti e non un vero e proprio dibattito.
Lo Ius Soli, ovvero il diritto alla cittadinanza non in base alla discendenza parentale, ma alla nascita in un determinato territorio, non verrà attribuito con questa riforma in maniera incondizionata, ma viene semplicemente pubblicizzato come tale per rendere più comprensibile il concetto.
Fate attenzione, perché sono molti anni che talune forze politiche, attualmente di maggioranza, hanno spostato la loro attenzione sulla formazione di un nuovo elettorato, aprendo sedi nei paesi esteri ad alta immigrazione verso l'Italia e in definitiva per contrastare la radicalizzazione di partiti come la Lega Nord, nata sul finire del XX secolo proprio per affermare una sorta di supremazia razziale (prima settentrionali contro "terroni", oggi italiani "veri" contro immigrati).
Tornando allo Ius soli, non è nulla di eclatante. E' una pratica che normalmente si riconduce a quelle nazioni che, in un dato periodo storico, incentivano l'immigrazione quantitativa incentivando i futuri genitori ad assicurare una qualche garanzia ai loro futuri figli.
E' chiaro che una politica di questo tipo non attrarrà persone con ingenti risorse o che provengono da paesi con tutele sociali più elevate, bensì verrà trovata interessante da chi proviene da paesi in guerra o in grave crisi.
Mettiamoci anche che in questo momento i migranti già arrivano, e l'Italia gestisce fondi europei e nazionali di grande entità proprio per gestire e sistemare i futuri genitori di bambini nati italiani.
Va altresì detto che le tutele per i bambini nati o presenti sul territorio nazionale, si possono creare con norme di vario tipo, si possono anche equiparare i minori ai cittadini. Con due righe di disposizione normativa, si chiude lo scabroso dibattito.
Di cosa stiamo quindi parlando tutti quanti in questo momento?
Fondamentalmente del nulla.
Il dibattito sullo Ius Soli è una mera speculazione politica che cela quegli interessi economici che hanno spinto un'intera classe politica a pianificare e attuare forzosamente la riorganizzazione sociale di questa nazione pur di tutelare le proprie posizioni d'interesse ed è ugualmente deprecabile l'opposizione a queste strategie, perché si fonda su un concetto di privilegio dinastico/razziale che ha già rovinato questo Paese e lo ha portato ad una guerra mondiale e una civile nel XX secolo.
Siamo entrati nella Comunità Europea dalla porta principale, quali fondatori. Abbiamo sposato la moneta unica con l'aspettativa di un futuro migliore. Poi ci siamo accorti che l'Europa Unita non è una confederazione di stati "keynesiani" in cui vive una classe politica coesa e intenzionata a garantire la propria sopravvivenza.
L'Unione Europea è un conglomerato di stati in buona parte liberali e in competizione fra loro per la sopravvivenza del modello sociale che rappresentano, al fine di cambiare meno possibile le proprie abitudini interne. E in questo contesto l'Italia dei governi cronici generatori di debito, ha perso ogni speranza di leadership.
Così la mediocrazia, ovvero il governo dei mediocri, ha iniziato a partorire leader populisti, da Bossi a Grillo, passando per Salvini e Renzi; una classe politica fatta di impresentabili e di persone senza istruzione; una sempre maggiore relazione fra imprenditoria e politica che ha portato ad avere un capitalismo di relazione di gran lunga più sviluppato e forte rispetto al capitalismo reale e spinto dalla concorrenza.
Il Paese non è più in grado di fare concorrenza a nessuno, è sull'orlo del baratro economico e in preda ad un esodo intellettuale. Per risolverne i problemi e garantirne la sopravvivenza, non si è vista altra soluzione mediocre e assolutamente non competitiva, se non guardare verso il basso e importare cittadini/lavoratori di scarso valore tecnico e di scarsissimo valore culturale. Un po' quello che farebbe uno stato disabitato e rurale. Il contrario di quello che fa qualsiasi potenza economica.
In fin dei conti ciò che rende viva una nazione è la partecipazione alla vita sociale, è l'interazione, è la possibilità di includere nuove persone che decidono di vivere nella tua società. Ma questo deve avvenire con una selezione, con l'apposizione di qualche ostacolo che spinga i migliori a restare e gli altri ad andarsene volontariamente. Non è di certo rilevante in questo senso l'attività di regalare il passaporto ad un bambino inconsapevole così da garantire la permanenza in questo paese ai genitori, che diversamente non sarebbero i benvenuti.
La cittadinanza è una prova di integrazione, è un diploma da meritare o da detenere perché qualcuno che ne era degno ce l'ha donata. Ma la cittadinanza si potrebbe dover perdere, come la si dovrebbe guadagnare rispettando le regole e servendo la collettività.
La cittadinanza non va regalata, andrebbe data a chi la desidera e sa meritarsela.
Il filosofo canadese Alain Deneault ci ha regalato questo neologismo che ritengo riassuma efficacemente le motivazioni che spingono oggi a garantire la cittadinanza ai neonati.
Partiamo dal preambolo per cui, il dibattito in corso in ogni più recondito angolo dell'etere nel nostro paese è ridotto, come spesso accade nello Stivale, ad un nocciolo banalizzato al fine di fomentare una guerra di schieramenti e non un vero e proprio dibattito.
Lo Ius Soli, ovvero il diritto alla cittadinanza non in base alla discendenza parentale, ma alla nascita in un determinato territorio, non verrà attribuito con questa riforma in maniera incondizionata, ma viene semplicemente pubblicizzato come tale per rendere più comprensibile il concetto.
Fate attenzione, perché sono molti anni che talune forze politiche, attualmente di maggioranza, hanno spostato la loro attenzione sulla formazione di un nuovo elettorato, aprendo sedi nei paesi esteri ad alta immigrazione verso l'Italia e in definitiva per contrastare la radicalizzazione di partiti come la Lega Nord, nata sul finire del XX secolo proprio per affermare una sorta di supremazia razziale (prima settentrionali contro "terroni", oggi italiani "veri" contro immigrati).
Tornando allo Ius soli, non è nulla di eclatante. E' una pratica che normalmente si riconduce a quelle nazioni che, in un dato periodo storico, incentivano l'immigrazione quantitativa incentivando i futuri genitori ad assicurare una qualche garanzia ai loro futuri figli.
E' chiaro che una politica di questo tipo non attrarrà persone con ingenti risorse o che provengono da paesi con tutele sociali più elevate, bensì verrà trovata interessante da chi proviene da paesi in guerra o in grave crisi.
Mettiamoci anche che in questo momento i migranti già arrivano, e l'Italia gestisce fondi europei e nazionali di grande entità proprio per gestire e sistemare i futuri genitori di bambini nati italiani.
Va altresì detto che le tutele per i bambini nati o presenti sul territorio nazionale, si possono creare con norme di vario tipo, si possono anche equiparare i minori ai cittadini. Con due righe di disposizione normativa, si chiude lo scabroso dibattito.
"i minori nati sul territorio nazionale godono degli stessi diritti dei cittadini fino al compimento della maggiore età"E' chiaro poi che un minore che abbia vissuto diciotto (ripeto diciotto) anni sul territorio italiano, quindi frequentato le scuole, condiviso la cultura e praticato la vita sociale, non avrebbe difficoltà ad avere la cittadinanza d'ufficio, oppure con un esame confermativo del proprio inserimento.
Di cosa stiamo quindi parlando tutti quanti in questo momento?
Fondamentalmente del nulla.
Il dibattito sullo Ius Soli è una mera speculazione politica che cela quegli interessi economici che hanno spinto un'intera classe politica a pianificare e attuare forzosamente la riorganizzazione sociale di questa nazione pur di tutelare le proprie posizioni d'interesse ed è ugualmente deprecabile l'opposizione a queste strategie, perché si fonda su un concetto di privilegio dinastico/razziale che ha già rovinato questo Paese e lo ha portato ad una guerra mondiale e una civile nel XX secolo.
Siamo entrati nella Comunità Europea dalla porta principale, quali fondatori. Abbiamo sposato la moneta unica con l'aspettativa di un futuro migliore. Poi ci siamo accorti che l'Europa Unita non è una confederazione di stati "keynesiani" in cui vive una classe politica coesa e intenzionata a garantire la propria sopravvivenza.
L'Unione Europea è un conglomerato di stati in buona parte liberali e in competizione fra loro per la sopravvivenza del modello sociale che rappresentano, al fine di cambiare meno possibile le proprie abitudini interne. E in questo contesto l'Italia dei governi cronici generatori di debito, ha perso ogni speranza di leadership.
Così la mediocrazia, ovvero il governo dei mediocri, ha iniziato a partorire leader populisti, da Bossi a Grillo, passando per Salvini e Renzi; una classe politica fatta di impresentabili e di persone senza istruzione; una sempre maggiore relazione fra imprenditoria e politica che ha portato ad avere un capitalismo di relazione di gran lunga più sviluppato e forte rispetto al capitalismo reale e spinto dalla concorrenza.
Il Paese non è più in grado di fare concorrenza a nessuno, è sull'orlo del baratro economico e in preda ad un esodo intellettuale. Per risolverne i problemi e garantirne la sopravvivenza, non si è vista altra soluzione mediocre e assolutamente non competitiva, se non guardare verso il basso e importare cittadini/lavoratori di scarso valore tecnico e di scarsissimo valore culturale. Un po' quello che farebbe uno stato disabitato e rurale. Il contrario di quello che fa qualsiasi potenza economica.
In fin dei conti ciò che rende viva una nazione è la partecipazione alla vita sociale, è l'interazione, è la possibilità di includere nuove persone che decidono di vivere nella tua società. Ma questo deve avvenire con una selezione, con l'apposizione di qualche ostacolo che spinga i migliori a restare e gli altri ad andarsene volontariamente. Non è di certo rilevante in questo senso l'attività di regalare il passaporto ad un bambino inconsapevole così da garantire la permanenza in questo paese ai genitori, che diversamente non sarebbero i benvenuti.
La cittadinanza è una prova di integrazione, è un diploma da meritare o da detenere perché qualcuno che ne era degno ce l'ha donata. Ma la cittadinanza si potrebbe dover perdere, come la si dovrebbe guadagnare rispettando le regole e servendo la collettività.
La cittadinanza non va regalata, andrebbe data a chi la desidera e sa meritarsela.
domenica 19 marzo 2017
Xenofobi multiculturali
... ovvero siamo tutti figli dell'ignoranza e orfani dell'ugualmente diverso.
Ho recentemente visto la foto di un locale di S.Francisco, California.
C'era un cartello con scritto "open" (aperto) in lingua inglese e sotto la stessa scritta in cinese. Eppure la California è una ex-colonia spagnola, diventata poi parte del Messico, resasi indipendente è poi entrata negli Stati Uniti d'America nel 1850.
Ancora oggi una grande parte della popolazione parla spagnolo, senza contare poi che è stata colonizzata, nella seconda metà del XIX secolo da Europei e che oggi, grazie all'economia trainante della Silicon Valley è una delle regioni mondiali con la più alta mescolanza di culture.
Eppure la California ha un presidente federale xenofobo, recentemente eletto dalla quasi maggioranza (perché in america funziona così) della popolazione.
E cosa c'entra l'ignoranza?
Forse che il Piemonte sabaudo fosse Italia prima del 1861?
Forse che la Spagna non ha vissuto in bilico tra Cristianesimo e Islam per secoli?
Forse che nel 1850 a Milano non si combattevano gli Austro-ungarici che poi hanno perso la prima guerra mondiale e da stato pan-europeo sono diventati due piccoli staterelli mittleuropei?
Forse che Il Centro Italia non era diviso tra Stato pontificio, Granducato di Toscana (filo Asburgico), Regno Borbonico fino al 1870?
Perché in fondo se al loro paese c'è la fame, sono solo fatti loro, possono sempre emigrare in America come fecero i nostri zii.
Forse che nel 1850 a Milano non si combattevano gli Austro-ungarici che poi hanno perso la prima guerra mondiale e da stato pan-europeo sono diventati due piccoli staterelli mittleuropei?
Forse che Il Centro Italia non era diviso tra Stato pontificio, Granducato di Toscana (filo Asburgico), Regno Borbonico fino al 1870?
Ma cosa c'entra la politica con la migrazione dei popoli?
Già, perché i Barbari che invasero l'Italia romana non erano gente?
Già, perché i Romani invasi dai Barbari erano tutti nati a Roma e non venivano da tutte le parti dell'Impero?
Già, perché i Romani invasi dai Barbari erano tutti nati a Roma e non venivano da tutte le parti dell'Impero?
Già, perché i Francesi e gli Austriaci che hanno dominato l'Italia nel periodo risorgimentale non portavano valori e popolazioni dai loro territori?
Credete davvero che tutta questa gente se ne sia andata lasciando intatta la "purezza razziale" degli Italiani che non sarebbero esistiti per secoli a venire?
Voi che avete qualche parente straniero, uno zio d'America, un cugino figlio di emigranti italiani che a loro volta hanno arricchito di italianità la cultura ospitante.
Quando mangiate la "pizza americana" in qualche catena o le "tagliatelle alla Alfredo", o quando mangiate un "hambuger di chianina", oppure l'insalata russa che (in Francia chiamano "piemontese") non pensate mai che tutto questo esiste proprio perché in ogni momento storico c'è stata interazione sociale tra popoli e culture diverse?
Beh, spero che questo post possa stimolare la riflessione e magari una visione più ampia delle dinamiche sociali e delle opportunità che la contaminazione culturale offre.
Oppure possiamo solo pensare al quotidiano e a lasciare in mezzo alla strada chi cerca di migliorare la propria condizione.
Beh, spero che questo post possa stimolare la riflessione e magari una visione più ampia delle dinamiche sociali e delle opportunità che la contaminazione culturale offre.
Oppure possiamo solo pensare al quotidiano e a lasciare in mezzo alla strada chi cerca di migliorare la propria condizione.
Perché in fondo se al loro paese c'è la fame, sono solo fatti loro, possono sempre emigrare in America come fecero i nostri zii.
I nostri avi non andavano mica sui barconi stracarichi e in ristrettezze economiche (vedi foto)
Là sì che c'è posto per tutti, mica come qui che siamo troppo impegnati a rinnegare l'essenza stessa della storia europea.
Perché l'ignoranza alla base della xenofobia sta tutta qui, nel pensare di essere puri e soprattutto migliori di qualcuno che in fondo non è niente altro che ugualmente diverso da noi.
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mercoledì 27 luglio 2016
Pinocchio e le assurdità quotidiane
Mentre a Roma governano gli "onesti" (M5S) che però sembra siano collusi con l'imprenditoria locale, nello specifico vengono forniti dal PD informazioni circa la vicinanza di alcuni esponenti di rilievo del Movimento Cinque Stelle ad imprenditori del settore ambientale;
Mentre negli USA il candidato presidente (Trump) inneggia allo spionaggio internazionale affinché il Governo russo rubi i documenti della sua avversaria politica;
Mentre il Parlamento italiano è paralizzato in una riforma elettorale senza senso e senza numeri che porterà ad un referendum e per cui ogni risultato sarà una sconfitta, perché diciamocelo, se a novembre vince il sì e passa questa riforma elettorale i prossimi parlamenti saranno una barzelletta, ma se non passa continueranno ad essere una disperazione;
Mentre il Governo si appresta a finanziare gli sgravi fiscali per le ristrutturazioni a favore degli incapienti con i soldi dei risparmi privati in mano alla Cassa Depositi e Prestiti (e quindi succhiandoli ai fondi pensione) e impoverendo il Paese nel lungo periodo a favore di misure d'emergenza che ormai sostengono interi mercati i quali non possono più farne a meno;
Mentre l'amministratore delegato dell'Unità, giornale storico della sinistra italiana, rifondato con finanziamenti pubblici e l'intervento di un imprenditore edile molto vicino al PD, viene arrestato per bancarotta fraudolenta "seriale";
Mentre tutto questo accade solo in questi giorni, soltanto oggi ho letto queste notizie, che sono una piccola parte della lunga lista di assurdità che circolano da anni, mi chiedo come possa essere sostenibile una tale sequela di follie e come si possa tollerarle.
Sembra che Matteo Renzi sia l'imbonitore, il prestigiatore che distoglie l'attenzione della folla mentre persone scelte a caso si occupano di attività che non sanno gestire e con il fine ultimo di distrarre denaro dalle casse pubbliche per "salvare il salvabile" prima che il sistema Italia fallisca o sia costretto a diventare trasparente.
Io vedo un'orda di ratti che saccheggiano la dispensa mentre il gatto, d'accordo con loro, fa le fusa al padrone e mi chiedo quale padrone possa essere così stupido da fidarsi del proprio gatto.
Forse in fondo non siamo altro che un Pinocchio qualunque, un burattino di legno tonto e ingenuo senza capacità di discernimento, asini senza controllo nell'attesa di venire mangiati dalla balena, ma senza possibilità di lieto fine.
Mentre negli USA il candidato presidente (Trump) inneggia allo spionaggio internazionale affinché il Governo russo rubi i documenti della sua avversaria politica;
Mentre il Parlamento italiano è paralizzato in una riforma elettorale senza senso e senza numeri che porterà ad un referendum e per cui ogni risultato sarà una sconfitta, perché diciamocelo, se a novembre vince il sì e passa questa riforma elettorale i prossimi parlamenti saranno una barzelletta, ma se non passa continueranno ad essere una disperazione;
Mentre il Governo si appresta a finanziare gli sgravi fiscali per le ristrutturazioni a favore degli incapienti con i soldi dei risparmi privati in mano alla Cassa Depositi e Prestiti (e quindi succhiandoli ai fondi pensione) e impoverendo il Paese nel lungo periodo a favore di misure d'emergenza che ormai sostengono interi mercati i quali non possono più farne a meno;
Mentre l'amministratore delegato dell'Unità, giornale storico della sinistra italiana, rifondato con finanziamenti pubblici e l'intervento di un imprenditore edile molto vicino al PD, viene arrestato per bancarotta fraudolenta "seriale";
Mentre tutto questo accade solo in questi giorni, soltanto oggi ho letto queste notizie, che sono una piccola parte della lunga lista di assurdità che circolano da anni, mi chiedo come possa essere sostenibile una tale sequela di follie e come si possa tollerarle.
Sembra che Matteo Renzi sia l'imbonitore, il prestigiatore che distoglie l'attenzione della folla mentre persone scelte a caso si occupano di attività che non sanno gestire e con il fine ultimo di distrarre denaro dalle casse pubbliche per "salvare il salvabile" prima che il sistema Italia fallisca o sia costretto a diventare trasparente.
Io vedo un'orda di ratti che saccheggiano la dispensa mentre il gatto, d'accordo con loro, fa le fusa al padrone e mi chiedo quale padrone possa essere così stupido da fidarsi del proprio gatto.
Forse in fondo non siamo altro che un Pinocchio qualunque, un burattino di legno tonto e ingenuo senza capacità di discernimento, asini senza controllo nell'attesa di venire mangiati dalla balena, ma senza possibilità di lieto fine.
mercoledì 15 giugno 2016
L'urlo dell'ignoranza
... quella che non sa mai quando sia il momento di tacere.
Mi affascina la teoria che oggi va per la maggiore secondo la quale i politici debbano lavorare gratis.
I nuovi sanculotti (1), ovvero i militanti del Movimento Cinque Stelle, rivolgono spesso ingiurie e insulti ai politici corrotti, e da un lato hanno ragione.
Chiedono a gran voce che questi lavorino gratis, che facciano risparmiare i cittadini, che devolvano tutti i loro proventi alla causa comune.
Ma quanti di loro sono disposti a lavorare gratis?

E' diverso dicono loro. Diverso da cosa?
Forse che un professionista che fa il proprio lavoro non debba essere pagato?
Forse che vogliano riservare l'attività politica ai signori come nel passato e cancellare tutte e conquiste democratiche successive ai moti del '48 che hanno portato alla creazione proprio in Italia di una repubblica democratica basata sull'uguaglianza e il suffragio universale?
Dimenticano i simpatici grillini che proprio lo stipendio garantisce l'indipendenza del politico?
Lo ignorano in molti, lo dimentica qualcuno che quei molti governa.
Già perché la discriminante non dovrebbe essere il compenso, ma la preparazione e l'idoneità al lavoro.
Perché è questo che differenzia il lavoratore, la qualità del lavoro che produce.
Potrebbero però candidarsi tanti cittadini che nulla sanno di politica se non che riguarda la gestione degli spazi e dei servizi che riguardano la loro vita quotidiana?
Potremmo fare selezione tecnica e dare una certa idoneità alla vita politica come avviene in altre professioni.
Già perché per fare il medico serve un lungo percorso di studi e un'esame di stato, come per fare l'ingegnere, o anche per fare il parrucchiere, si studia un po' meno ma l'esame c'è sempre.
Perché per fare il politico basta avere consenso, quel consenso che spesso viene pagato al prezzo dell'indipendenza verso lobby?
Sarebbe troppo facile richiedere di esplicitare i propri sostenitori e i relativi interessi economici, a che pro rendersi pubblici e far scoprire che lo stesso imprenditore sostiene questa e quell'altra parte, oppure che il proprio reddito sia sostenuto da questo e quello, privandoci dell'opportunità di venderci anche al loro concorrente diretto.
E così l'ignoranza urla a squarcia gola, un mantra di onestà immorale, una pretesa di trasparenza che in realtà suona, a chi ne conosce un po' le dinamiche, come la solita e ricorrente invidiosa richiesta di privilegio, che porterà come sempre a sostituire i nomi dei privilegiati, ma non a migliorare la situazione della collettività
______
(1) per definizionedi sanculotti, ovvero di sans-coulottes si può vedere Wikipedia
Mi affascina la teoria che oggi va per la maggiore secondo la quale i politici debbano lavorare gratis.
I nuovi sanculotti (1), ovvero i militanti del Movimento Cinque Stelle, rivolgono spesso ingiurie e insulti ai politici corrotti, e da un lato hanno ragione.
Chiedono a gran voce che questi lavorino gratis, che facciano risparmiare i cittadini, che devolvano tutti i loro proventi alla causa comune.
Ma quanti di loro sono disposti a lavorare gratis?

E' diverso dicono loro. Diverso da cosa?
Forse che un professionista che fa il proprio lavoro non debba essere pagato?
Forse che vogliano riservare l'attività politica ai signori come nel passato e cancellare tutte e conquiste democratiche successive ai moti del '48 che hanno portato alla creazione proprio in Italia di una repubblica democratica basata sull'uguaglianza e il suffragio universale?
Dimenticano i simpatici grillini che proprio lo stipendio garantisce l'indipendenza del politico?
Lo ignorano in molti, lo dimentica qualcuno che quei molti governa.
Già perché la discriminante non dovrebbe essere il compenso, ma la preparazione e l'idoneità al lavoro.
Perché è questo che differenzia il lavoratore, la qualità del lavoro che produce.
Potrebbero però candidarsi tanti cittadini che nulla sanno di politica se non che riguarda la gestione degli spazi e dei servizi che riguardano la loro vita quotidiana?
Potremmo fare selezione tecnica e dare una certa idoneità alla vita politica come avviene in altre professioni.
Già perché per fare il medico serve un lungo percorso di studi e un'esame di stato, come per fare l'ingegnere, o anche per fare il parrucchiere, si studia un po' meno ma l'esame c'è sempre.
Perché per fare il politico basta avere consenso, quel consenso che spesso viene pagato al prezzo dell'indipendenza verso lobby?
Sarebbe troppo facile richiedere di esplicitare i propri sostenitori e i relativi interessi economici, a che pro rendersi pubblici e far scoprire che lo stesso imprenditore sostiene questa e quell'altra parte, oppure che il proprio reddito sia sostenuto da questo e quello, privandoci dell'opportunità di venderci anche al loro concorrente diretto.
E così l'ignoranza urla a squarcia gola, un mantra di onestà immorale, una pretesa di trasparenza che in realtà suona, a chi ne conosce un po' le dinamiche, come la solita e ricorrente invidiosa richiesta di privilegio, che porterà come sempre a sostituire i nomi dei privilegiati, ma non a migliorare la situazione della collettività
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(1) per definizionedi sanculotti, ovvero di sans-coulottes si può vedere Wikipedia
mercoledì 30 marzo 2016
L'analfabetismo e il declino sociale
... perché se molti non vedono il nesso, allora vuol dire che c'è.
Questa mattina scorrendo la pagina di facebook ho avuto il consueto piacere di leggereun post intelligentemente critico della mia amica Laura Sicignano, regista teatrale di fama internazionale, ma soprattutto dine intellettuale con una profonda dedizione all'arte e alla cultura.
Lo spunto parte da un articolo di Filomena Fuduli Sorrentino sul blog La voce di New York , un'intervista al linguista Tullio De Mauro il cui passo più rilevante può essere questo:

...in età adulta le intere popolazioni sono esposte al rischio della regressione verso livelli assai bassi di alfabetizzazione a causa di stili di vita che allontanano dalla pratica e dall’interesse per la lettura o la comprensione di cifre, tabelle, percentuali. Ci si chiude nel proprio particolare, si sopravvive più che vivere e le eventuali buone capacità giovanili progressivamente si atrofizzano e, se siamo in queste condizioni, rischiamo di diventare, come diceva Leonardo da Vinci, transiti di cibo più che di conoscenze, idee, sentimenti di partecipazione solidale
Nello stesso articolo viene citato un interessante servizio Rai sull'alfabetismo, il cui relatore è lo stesso prof. De Mauro e che riporto qui sotto:
Letta l'intervista, corredata di numeri importanti sull'analfabetismo funzionale delle popolazioni mondiali, inutile dire che trai paesi OCSE l'Italia è piazzata malissimo, nascono spontanee alcune riflessioni.
Come ne usciamo?
Il 30% significa che abbiamo un ritardo di almeno (almeno, ALMENO) una generazione; ammesso che iniziamo a lavorare seriamente per la cultura, cosa che invece mi pare lungi dall'essere reale.
Dobbiamo sollecitare alla cultura almeno un altro 30% della popolazione, affinché solleciti i propri familiari. Per fare questo bisogna lavorare sugli adulti, gli stessi che preferiscono inveire che ascoltare, che preferiscono lamentarsi invece di costruire, che preferiscono ammirare seni nudi in TV invece di informarsi (non parliamo di farsi una cultura).
Tutto questo in un Paese individualista in cui lo stato è considerato servo del proprio piacere, in cui ci si compra "la jeep di Batman" come un enorme giocattolo per bambini agée.
La società di massa qui ha fatto del suo "meglio" e ha massificato tutto cancellando ogni barlume di cultura e intelligenza, avverando le previsioni del giurista e sociologo francese Alexis De Toqueville, formulate ben oltre un secolo fa e rimaste pressoché inascoltate.
Questo è il mio punto di vista e secondo la mia opinione, non c'è speranza di cambiare le cose.
Non c'è futuro per chi non conosce il proprio passato.
Forse è meglio lasciare andare tutto, finché nuovi interessi economici non saranno in grado di ricreare le opportunità di crescita che questa Nazione ha avuto e sciaguratamente dilapidato.
venerdì 29 gennaio 2016
Colpo Grosso e l'encefalogramma piatto
...Biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip....
Questa notte non potevo dormire e scorrendo tra i vari mediaset extra, cielo e simili ho ritrovato qualche film erotico nello stile dei B movies anni '70, qualche show dal vivo per hot line erotiche e perfino una puntata del 1989 di Colpo Grosso.
Questa notte non potevo dormire e scorrendo tra i vari mediaset extra, cielo e simili ho ritrovato qualche film erotico nello stile dei B movies anni '70, qualche show dal vivo per hot line erotiche e perfino una puntata del 1989 di Colpo Grosso.
Durante il giorno non va meglio, le serie televisive di produzione nostrana sono tutte contraddistinte da numeri a doppia cifra, come "Distretto di polizia 82" o "RIS 28" oppure "Don Matteo 16".
Appare evidente che la produzione televisiva commerciale sia ancorata a modelli datati e spesso si rinnova soltanto nell'imitare altri prodotti preesistenti, donandoci quella rassicurante sensazione di déjà-vu che ci fa ripensare a programmi tanto amati. I programmi più prestigiosi, come l'ormai logoro e lobotomizzante "Grande Fratello", peraltro arrivato alla sedicesima edizione anch'esso, sono format esteri.
Sono gli italiani diventati sterili nel processo creativo, o è semplicemente cambiato il mercato dei prodotti d'intrattenimento?
Immagino, più che altro spero, la seconda
Ma è altrettanto vero che il nostro mercato interno si sta rannicchiando nell'angolo delle produzioni culturali.
Abbiamo perso ogni slancio d'innovazione?
E' questo paese davvero finito a rivivere i favolosi anni '80 in cui è cerebralmente morto?
Siamo davvero condannati ad invecchiare ricordando i bei tempi andati, in cui i soldi arrivavano a pioggia e si potevano spendere senza ritegno?
Perché dal mio punto di vista la situazione è proprio questa
Ci siamo in qualche modo fermati agli anni dell'ultimo boom finanziato dal Piano Marshall, le generazioni successive a quelle degli yuppies sono rimaste a guardare, come bambini sull'uscio dell'officina del paese che ha però chiuso prima che potessero imparare a smontare le automobili.
I ragazzi cresciuti negli anni '90 a fatica ricordano il benessere di quei tempi andati e le generazioni seguenti neppure ne hanno memoria.
E così la sera, nel degrado culturale della televisione italiana, dopo il solito programma di cabaret impestato di tormentoni, tipo quelli degli anni '80, torniamo a guardare i seni al vento delle ragazze "cin cin";
e se da ragazzino potevo immaginare di conquistare quelle bellezze in abiti succinti, da adulto non posso che guardare quelle bellezze senza tempo conscio del fatto che nel nostro futuro potrebbe esserci poco altro se non la lenta, agonizzante mostra dell'allegria passata.
giovedì 3 dicembre 2015
Rousseau e la tassa sulle biciclette
... è incredibile, ma è vero.
Essere governati da sfaccendati porta a leggere notizie paradossali, anche se ancora per un po' seguite da smentite.
Succede che nel periodo natalizio, che coincide con il licenziamento della Legge di stabilità, la famigerata Legge finanziaria del passato, appaia la simpatica proposta di un parlamentare circa la tassazione delle biciclette.
Questo parlamentare, conscio del fatto che nel suo paese di pigri sempre più persone motorizzano le biciclette, a volte chiamandole perfino "ecologiche", ha pensato che non fosse giusto veder circolare dei velocipedi motorizzati senza targa, e abbia voluto semplicemente ripartire dal 1905 e iniziare a targare questa nuova categoria di motocicli.
Il punto chiave del discorso è che il regalo natalizio di questa classe dirigente è quello che ormai cercano di farsi da soli. Un tempo, quando gli ideali romantici e cavallereschi di onore e verità erano diffusi tra i ceti più elevati, le persone si sarebbero vergognate di perorare apertamente i propri interessi personali e anzi ci si faceva un vanto di eliminare ogni conflitto.
Ma nel novecento i valori sono progressivamente cambiati
La classe dirigente da nobiliare è diventata elettiva, sempre più incapienti si sono dedicati alla carriera politica professionale, sempre più persone senza valori e senza competenze hanno intravisto nella politica l'unica risorsa per l'elevazione sociale.
E noi glielo abbiamo lasciato fare
Con noi intendo quelli che potevano accorgersene, quelli che si sono defilati dalla vita pubblica per meglio tutelare i propri interessi, quelli che hanno investito sui lobbisti o addirittura sulla creazione di soggetti politici affini ai propri interessi.
Questa corruzione dilagante dei valori sociali ha fatto ciò che doveva, ha corrotto e corroso un sistema fragile e non ancora strutturato riducendolo ad uno scempio.
il Natale non è che l'assalto alla diligenza
E così politici di ogni fazione, mandatari di interessi disparati e spesso personali, si mettono in mostra assaltando quella immensa torta che si chiama Fisco con l'unico tentativo residuo di tenersi il più possibile, senza più occuparsi di restituire qualcosa indietro.
Si tagliano le pensioni d'altri, l'assistenza sanitaria d'altri, i servizi d'altri con uno strumento fortissimo che è la legge e la capacità di scriverne di nuove.
Alla stessa maniera il potere giudiziario dà interpretazioni sempre più personali delle intenzioni del Legislatore e in questo conflitto a distanza il potere esecutivo fa i propri interessi, tutela la propria salute e si gira dall'altra parte.
Dove è finito Jean-Jacques Rousseau?
E' chiaramente morto secoli fa, ma le sue idee stanno morendo ora, con la fine della democrazia moderna.
L'equilibrio dei poteri si è perso con la disgregazione della società, con l'informatizzazione dei rapporti sociali e con la globalizzazione che ha superato il nazionalismo, concetto basilare per l'auto-determinazione delle comunità nazionali.
Il mondo è cambiato, mentre la rappresentanza è sempre meno rilevante e duratura e mentre si rende necessaria un'aggregazione globale i popoli guardano al passato riportando in auge guerre di religione o identificazioni nazionaliste.
C'è chi bestemmia mentre difende il crocifisso nelle scuole pur non mandando il figlio alle lezioni di religione, chi vuole fuori gli stranieri dal paese e non si ricorda di come fossero maltrattati i propri parenti all'estero o i propri genitori migrati al nord per lavorare nel dopoguerra.
C'è troppa superficialità in un momento in cui servirebbero intellettuali.
Avremo quello che la gente chiede, nuovi leader politici carismatici e risoluti, nuove guerre e nuove prospettive alla fine di esse.
Come trovo scritto su un palazzo della mia città, nascosto e quasi ignorato, dedicato agli invalidi di guerra e dove è stato recentemente aperto un pub, di cui mi sfugge il senso se non quello di incassare denaro:
«La guerra è la lezione della storia che i popoli non ricordano mai abbastanza»
Essere governati da sfaccendati porta a leggere notizie paradossali, anche se ancora per un po' seguite da smentite.
Succede che nel periodo natalizio, che coincide con il licenziamento della Legge di stabilità, la famigerata Legge finanziaria del passato, appaia la simpatica proposta di un parlamentare circa la tassazione delle biciclette.Questo parlamentare, conscio del fatto che nel suo paese di pigri sempre più persone motorizzano le biciclette, a volte chiamandole perfino "ecologiche", ha pensato che non fosse giusto veder circolare dei velocipedi motorizzati senza targa, e abbia voluto semplicemente ripartire dal 1905 e iniziare a targare questa nuova categoria di motocicli.
Il punto chiave del discorso è che il regalo natalizio di questa classe dirigente è quello che ormai cercano di farsi da soli. Un tempo, quando gli ideali romantici e cavallereschi di onore e verità erano diffusi tra i ceti più elevati, le persone si sarebbero vergognate di perorare apertamente i propri interessi personali e anzi ci si faceva un vanto di eliminare ogni conflitto.
Ma nel novecento i valori sono progressivamente cambiati
La classe dirigente da nobiliare è diventata elettiva, sempre più incapienti si sono dedicati alla carriera politica professionale, sempre più persone senza valori e senza competenze hanno intravisto nella politica l'unica risorsa per l'elevazione sociale.
E noi glielo abbiamo lasciato fare
Con noi intendo quelli che potevano accorgersene, quelli che si sono defilati dalla vita pubblica per meglio tutelare i propri interessi, quelli che hanno investito sui lobbisti o addirittura sulla creazione di soggetti politici affini ai propri interessi.
Questa corruzione dilagante dei valori sociali ha fatto ciò che doveva, ha corrotto e corroso un sistema fragile e non ancora strutturato riducendolo ad uno scempio.
il Natale non è che l'assalto alla diligenza
E così politici di ogni fazione, mandatari di interessi disparati e spesso personali, si mettono in mostra assaltando quella immensa torta che si chiama Fisco con l'unico tentativo residuo di tenersi il più possibile, senza più occuparsi di restituire qualcosa indietro.
Si tagliano le pensioni d'altri, l'assistenza sanitaria d'altri, i servizi d'altri con uno strumento fortissimo che è la legge e la capacità di scriverne di nuove.
Alla stessa maniera il potere giudiziario dà interpretazioni sempre più personali delle intenzioni del Legislatore e in questo conflitto a distanza il potere esecutivo fa i propri interessi, tutela la propria salute e si gira dall'altra parte.
Dove è finito Jean-Jacques Rousseau?
E' chiaramente morto secoli fa, ma le sue idee stanno morendo ora, con la fine della democrazia moderna.
L'equilibrio dei poteri si è perso con la disgregazione della società, con l'informatizzazione dei rapporti sociali e con la globalizzazione che ha superato il nazionalismo, concetto basilare per l'auto-determinazione delle comunità nazionali.
Il mondo è cambiato, mentre la rappresentanza è sempre meno rilevante e duratura e mentre si rende necessaria un'aggregazione globale i popoli guardano al passato riportando in auge guerre di religione o identificazioni nazionaliste.
C'è chi bestemmia mentre difende il crocifisso nelle scuole pur non mandando il figlio alle lezioni di religione, chi vuole fuori gli stranieri dal paese e non si ricorda di come fossero maltrattati i propri parenti all'estero o i propri genitori migrati al nord per lavorare nel dopoguerra.
C'è troppa superficialità in un momento in cui servirebbero intellettuali.
Avremo quello che la gente chiede, nuovi leader politici carismatici e risoluti, nuove guerre e nuove prospettive alla fine di esse.
Come trovo scritto su un palazzo della mia città, nascosto e quasi ignorato, dedicato agli invalidi di guerra e dove è stato recentemente aperto un pub, di cui mi sfugge il senso se non quello di incassare denaro:
«La guerra è la lezione della storia che i popoli non ricordano mai abbastanza»
martedì 8 settembre 2015
Gli Italiani non esistono
Qualcuno sa dirmi quante volte appare la parola "italiani" nella Costituzione?
Appare una volta sola, nell'articolo 51 quando si tratta di parificare "ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica". Per il resto si parla di "cittadini" e come tale si discriminano tutti coloro che possano sentirsi parte di questa cultura pur non avendo i documenti di nazionalità.
Si discriminano gli Istriani esuli in terra straniera, ma anche tutti i figli di Italiani che semplicemente e senza pretese nei confronti dello Stato, si sentono parte della cultura italiana pur non avendone la "patente" fornita con il passaporto. Anzi forse ci sono più Italiani all'estero che nel territorio amministrativo che si riconduce alla Repubblica Italiana.
In fondo essere italiani non è far parte di una comunità, ma esclusivamente far parte di un'organizzazione amministrativa che governa un territorio. Dal tempo dell'unificazione, voluta dai Piemontesi con un'azione di conquista, non si è fatto molto per creare quel senso di comunione proprio di una nazione.
Nessuno ha ascoltato D'Azeglio e il suo «Fatta l'Italia, facciamo gli Italiani»
E si è dato fiato ad egemonie locali, dinastie provinciali, che hanno accentuato le separazioni in uno Stato che, dopo la guerra di liberazione, si è proposto unito e liberal-democratico.
La centralizzazione dello Stato italiano, il suo ispirarsi tardivamente e in maniera ambigua alle due grandi rivoluzioni del settecento, ha creato un compromesso storico senza futuro.

Sarebbe servita più attenzione al passare del tempo, alla trasformazione della società e alla globalizzazione. Avremmo avuto bisogno di interessi condivisi e invece siamo rimasti stritolati dalla Guerra fredda e i due mondi in contrapposizione, siamo rimasti guelfi e ghibellini, milanisti e interisti, laici e religiosi, settentrionali e meridionali, ma mai italiani.
Italiani è ormai solo appartenere, non è purtroppo essere, siamo privi di un tratto distintivo comune e ci ritroviamo più nella sigla provinciale sulla targa della macchina che nel tricolore. Italiano è il passaporto che interessa più agli stranieri e che eleviamo a baluardo di civiltà offrendolo ai più meritevoli come un dono regale, senza renderci conto che ciò che interessa loro è il passaporto dell'Unione Europea.
Perfino i migranti sono più attenti all'evoluzione del mondo e comprendono che gli Italiani non sono un popolo, bensì gli abitanti di una regione d'Europa.
Il tempo passa e il Mondo cambia, portandosi via quello che poteva essere questo popolo che si è invece accontentato di occupare un territorio. Non ci sarà che il ricordo di questa cultura
Ancora una volta aveva ragione il Barone Von Metternich «La parola Italia è una espressione geografica»
Appare una volta sola, nell'articolo 51 quando si tratta di parificare "ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica". Per il resto si parla di "cittadini" e come tale si discriminano tutti coloro che possano sentirsi parte di questa cultura pur non avendo i documenti di nazionalità.
Si discriminano gli Istriani esuli in terra straniera, ma anche tutti i figli di Italiani che semplicemente e senza pretese nei confronti dello Stato, si sentono parte della cultura italiana pur non avendone la "patente" fornita con il passaporto. Anzi forse ci sono più Italiani all'estero che nel territorio amministrativo che si riconduce alla Repubblica Italiana.
In fondo essere italiani non è far parte di una comunità, ma esclusivamente far parte di un'organizzazione amministrativa che governa un territorio. Dal tempo dell'unificazione, voluta dai Piemontesi con un'azione di conquista, non si è fatto molto per creare quel senso di comunione proprio di una nazione.
Nessuno ha ascoltato D'Azeglio e il suo «Fatta l'Italia, facciamo gli Italiani»
E si è dato fiato ad egemonie locali, dinastie provinciali, che hanno accentuato le separazioni in uno Stato che, dopo la guerra di liberazione, si è proposto unito e liberal-democratico.
La centralizzazione dello Stato italiano, il suo ispirarsi tardivamente e in maniera ambigua alle due grandi rivoluzioni del settecento, ha creato un compromesso storico senza futuro.

Sarebbe servita più attenzione al passare del tempo, alla trasformazione della società e alla globalizzazione. Avremmo avuto bisogno di interessi condivisi e invece siamo rimasti stritolati dalla Guerra fredda e i due mondi in contrapposizione, siamo rimasti guelfi e ghibellini, milanisti e interisti, laici e religiosi, settentrionali e meridionali, ma mai italiani.
Italiani è ormai solo appartenere, non è purtroppo essere, siamo privi di un tratto distintivo comune e ci ritroviamo più nella sigla provinciale sulla targa della macchina che nel tricolore. Italiano è il passaporto che interessa più agli stranieri e che eleviamo a baluardo di civiltà offrendolo ai più meritevoli come un dono regale, senza renderci conto che ciò che interessa loro è il passaporto dell'Unione Europea.
Perfino i migranti sono più attenti all'evoluzione del mondo e comprendono che gli Italiani non sono un popolo, bensì gli abitanti di una regione d'Europa.
Il tempo passa e il Mondo cambia, portandosi via quello che poteva essere questo popolo che si è invece accontentato di occupare un territorio. Non ci sarà che il ricordo di questa cultura
Ancora una volta aveva ragione il Barone Von Metternich «La parola Italia è una espressione geografica»
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venerdì 19 giugno 2015
Osservazione partecipata di una morte annunciata
... in pratica restare a studiare un sistema che si sta disfacendo.
Del disastro rappresentato dall'Italia c'è poco da dire, non perché non ci sia materiale, ma perché le notizie di degrado economico e sociale sono così incalzanti e sempre nuove che non vi è nulla di interessante da dire che domani non sia già cronaca di poco conto.
Il paradosso di questo Paese è che il malcostume e la malversazione, l'estorsione e la frode, la menzogna e l'opportunismo sono così radicati da non rappresentare altro che la consuetudine, a prescindere dal livello sociale in cui ci si trova.
Così se analizziamo i comportamenti dei politici troveremo peculato,
Se controlliamo quello dei dipendenti pubblici malversazione,
Quando osserviamo la mafia è estorsione,
Guardando le imprese troviamo frodi,
Se fermiamo l'uomo della strada, nel migliore dei casi qualcuno che ci dice che non pagare le tasse è l'unica arma di cui il povero cittadino dispone per difendersi dallo Stato canaglia;
Anche se poi il privato cittadino va a votare per garantire il proprio interesse.
Nulla di nuovo insomma, in secoli di storia l'Italia è sempre stata rappresentata come una terra di affari e di scarsa morale, dove gli interessi locali e la litigiosità non hanno mai creato terreno per la nascita di un'unità nazionale di rilievo.
Il punto è che chi rappresentava un'Italiettta di truffatori, in fondo aveva ragione.
E così ci si trova ad analizzare una società colabrodo in cui l'egocentrismo e il narcisismo esondano piuttosto che colare tra i fori, da cui peraltro escono a fatica le risorse comuni che servirebbero a concimare l'economia e la ripresa della società.
Questa è una nazione fantasma, una nave che affonda pullulante di topi in cerca di salvezza, mentre il comandante/pifferaio magico ha già trovato la salvezza su uno scoglio; da dove millanta la sua potenza e la condivisione di un futuro migliore per convincere i marinai a restare a bordo.
C'è poco da salvare in una nave fallata alla deriva
Non resta che scendere finché si può e ricominciare a costruirne un'altra, magari a questo giro con persone più oneste e affidabili,
Perché quando c'è da lavorare è sempre meglio avere accanto qualcuno che lavora quanto noi, né di più, né di meno, esattamente alla stessa maniera; perché l'equità nasce dai doveri e non dalla pretesa di diritti.
Del disastro rappresentato dall'Italia c'è poco da dire, non perché non ci sia materiale, ma perché le notizie di degrado economico e sociale sono così incalzanti e sempre nuove che non vi è nulla di interessante da dire che domani non sia già cronaca di poco conto.
Il paradosso di questo Paese è che il malcostume e la malversazione, l'estorsione e la frode, la menzogna e l'opportunismo sono così radicati da non rappresentare altro che la consuetudine, a prescindere dal livello sociale in cui ci si trova.
Così se analizziamo i comportamenti dei politici troveremo peculato,
Se controlliamo quello dei dipendenti pubblici malversazione,
Quando osserviamo la mafia è estorsione,
Guardando le imprese troviamo frodi,
Se fermiamo l'uomo della strada, nel migliore dei casi qualcuno che ci dice che non pagare le tasse è l'unica arma di cui il povero cittadino dispone per difendersi dallo Stato canaglia;
Anche se poi il privato cittadino va a votare per garantire il proprio interesse.
Nulla di nuovo insomma, in secoli di storia l'Italia è sempre stata rappresentata come una terra di affari e di scarsa morale, dove gli interessi locali e la litigiosità non hanno mai creato terreno per la nascita di un'unità nazionale di rilievo.
Il punto è che chi rappresentava un'Italiettta di truffatori, in fondo aveva ragione.
E così ci si trova ad analizzare una società colabrodo in cui l'egocentrismo e il narcisismo esondano piuttosto che colare tra i fori, da cui peraltro escono a fatica le risorse comuni che servirebbero a concimare l'economia e la ripresa della società.
Questa è una nazione fantasma, una nave che affonda pullulante di topi in cerca di salvezza, mentre il comandante/pifferaio magico ha già trovato la salvezza su uno scoglio; da dove millanta la sua potenza e la condivisione di un futuro migliore per convincere i marinai a restare a bordo.
C'è poco da salvare in una nave fallata alla deriva
Non resta che scendere finché si può e ricominciare a costruirne un'altra, magari a questo giro con persone più oneste e affidabili,
Perché quando c'è da lavorare è sempre meglio avere accanto qualcuno che lavora quanto noi, né di più, né di meno, esattamente alla stessa maniera; perché l'equità nasce dai doveri e non dalla pretesa di diritti.
venerdì 30 gennaio 2015
Travolti da un insolito destino
... e da una classe politica priva d'intelligenza.
Mi stupisco, a dire la verità sempre meno, di come si possa fare un qualsiasi lavoro senza averne le competenze.
Mi stupisco quando in cantiere incontro un muratore dal cervello fino, capace di trovare soluzioni ai problemi, capace di fare un lavoro curato nei dettagli per il precipuo scopo di ottenere un buon risultato.
Mi stupisco quando incontro persone colte, che hanno conoscenza enciclopedica, ma soprattutto che sanno cosa farsene mettendo in relazione fatti e azioni, permettendoci di comprenderne il significato.
Poi torno al quotidiano
e non mi stupisco più delle idiozie che sento nelle infinite tribune elettorali televisive che ormai hanno sostituito, in ogni senso, i programmi di varietà e di colore.
Non mi stupisco dell'ignoranza dilagante dovuta al definitivo abbandono del risultato obbligatorio nella formazione scolastica, surrogato dalla semplice presenza in aula.
Non mi stupisco più delle difficoltà nell'uso del computer per la stragrande maggioranza della popolazione adulta, eppure dopo oltre trent'anni dalla diffusione dei personal computer dovremmo aver vagamente capito come si usano.
Ma riesco ancora a stupirmi dell'ignoranza della gente.
Mi stupisco del sempre crescente numero di persone, qui è certamente colpa della democrazia ateniese e in qualche modo anche di Karl Marx, che si sente autorevolmente convocata a dire qualsiasi cosa pur senza farsi venire il minimo dubbio circa l'eventualità di imparare prima a parlare.
Persone che esprimono concetti personali e che non si sentono in dovere di provare a renderli comprensibili, persone che hanno quantità indefinibili di risposte a domande che non sono in grado di porsi, quando io da semplice uomo comune oppure semplice uomo con senso critico e desiderio di conoscenza, ho una miriade di domande senza riposta.
Mi stupiscono tutti questi elettori, tutte queste importanti componenti della nostra comunità che investiti del potere di decidere per il proprio interesse, lo confondono con il potere arbitrario di comandare interi eserciti e indirizzarli contro chiunque dissenta dalla loro arbitraria opinione.
Eppure non si stupiscono, forse perché non si pongono domande, magari perché hanno tutte le risposte che servono loro per sapere d'essere nel giusto; il giusto percorso per morire felicemente ignari.
Mi stupisco, a dire la verità sempre meno, di come si possa fare un qualsiasi lavoro senza averne le competenze.
Mi stupisco quando in cantiere incontro un muratore dal cervello fino, capace di trovare soluzioni ai problemi, capace di fare un lavoro curato nei dettagli per il precipuo scopo di ottenere un buon risultato.
Mi stupisco quando incontro persone colte, che hanno conoscenza enciclopedica, ma soprattutto che sanno cosa farsene mettendo in relazione fatti e azioni, permettendoci di comprenderne il significato.
Poi torno al quotidiano
e non mi stupisco più delle idiozie che sento nelle infinite tribune elettorali televisive che ormai hanno sostituito, in ogni senso, i programmi di varietà e di colore.
Non mi stupisco dell'ignoranza dilagante dovuta al definitivo abbandono del risultato obbligatorio nella formazione scolastica, surrogato dalla semplice presenza in aula.
Non mi stupisco più delle difficoltà nell'uso del computer per la stragrande maggioranza della popolazione adulta, eppure dopo oltre trent'anni dalla diffusione dei personal computer dovremmo aver vagamente capito come si usano.
Ma riesco ancora a stupirmi dell'ignoranza della gente.
Mi stupisco del sempre crescente numero di persone, qui è certamente colpa della democrazia ateniese e in qualche modo anche di Karl Marx, che si sente autorevolmente convocata a dire qualsiasi cosa pur senza farsi venire il minimo dubbio circa l'eventualità di imparare prima a parlare.
Persone che esprimono concetti personali e che non si sentono in dovere di provare a renderli comprensibili, persone che hanno quantità indefinibili di risposte a domande che non sono in grado di porsi, quando io da semplice uomo comune oppure semplice uomo con senso critico e desiderio di conoscenza, ho una miriade di domande senza riposta.
Mi stupiscono tutti questi elettori, tutte queste importanti componenti della nostra comunità che investiti del potere di decidere per il proprio interesse, lo confondono con il potere arbitrario di comandare interi eserciti e indirizzarli contro chiunque dissenta dalla loro arbitraria opinione.
Eppure non si stupiscono, forse perché non si pongono domande, magari perché hanno tutte le risposte che servono loro per sapere d'essere nel giusto; il giusto percorso per morire felicemente ignari.
domenica 28 dicembre 2014
Un tempo il Piave mormorava
era il 24 maggio del 1915 in cui i Figli della Nazione andavano in guerra contro l'invasore austriaco. Oggi scacciamo allo stesso modo i turisti stranieri, austriaci inclusi.
Da quel tetro 24 maggio il mondo è cambiato.
Oggi gli stranieri sono una risorsa planetaria per un mercato del turismo che ha assunto dimensioni inimmaginabili per i nostri nonni, da quegli italiani che andarono in Africa a costruire strade e a sfruttare risorse naturali per arricchire il mercato interno ed elevare la qualità della vita delle loro famiglie.
Fino alla metà del novecento lo straniero era invasore o schiavo, ma ormai è cambiato tutto.
Se un ricco senegalese, richiede un visto, prende l'aereo e decide di scendere all'Hilton di una qualsiasi città italiana, dove si aggira poi indossando abiti Armani, nessuno si sogna di definirlo un "extracomunitario".
Viene accolto nei migliori ristoranti, accede ai musei, viene consigliato dalle operatrici turistiche nella sua lingua madre. Viene considerato un turista.
Se questo turista è un americano ancor meglio, perché "Americano" fa pensare agli operatori di potergli sottrarre quanto più denaro possibile, Americano è lo sprovveduto facilone che paga e non si lamenta... ma che poi non torna più.
E poi i turisti arrivano chez nous con pretese assurde. Venire qui quando è festa!
«Come si può pensare di andare "a casa d'altri" per farli lavorare durante le feste comandate?
Non possono tornare in orario lavorativo consono, se possibile escludendo il lunedì mattina e il venerdì pomeriggio che sono troppo vicini al fine settimana? »
Pompei chiude a Natale per la mancanza dei fondi necessari a pagare lo straordinario festivo ai dipendenti.
Festivo?
Perché festivo?
Nel turismo i periodi tradizionali di festa sono quelli di lavoro ordinario. Non ho mai sentito un operatore turistico considerare la domenica in alta stagione come festiva.
E a dire la verità neppure la considerano festiva coloro che semplicemente vivono in posti di villeggiatura.
L'Italia possiede circa il 60% delle bellezze artistiche del mondo intero, eppure in Italia gli operatori dell'indotto del turismo, i privati che hanno a che fare con tali bellezze, si barcamenano tentando di offrire qualcosa di diverso dalle spiagge urbanizzate, affatto concorrenziali se paragonate a quelle tropicali.
Perché mai un turista decide di venire in Italia se tutto quello che trova di fruibile non è meglio di quello che trova a metà prezzo in giro per il mondo?
Perché glielo dicono gli Italiani? E chi sono?
Sono i politici nazionali, il ministro Franceschini, quello che ha "inventato" l'art-bonus.
Si definisce "Art-bonus" un sistema di sgravi fiscali, una sorta di mecenatismo (descritto qui; La regressione e il mecenatismo) finalizzato al finanziamento del Ministero, un diverso modo per farsi mantenere dai privati senza passare attraverso la fiscalità ordinaria.
Il decreto prevede insomma un tax credit a favore di chi fa donazioni che siano utili a finanziare la gestione pubblica dei beni culturali.
Considerata la malagestione (sovente malversazione) questo sistema di defiscalizzazione è una sorta di distrazione delle tasse in favore della fallimentare attività ministeriale di gestione dei beni culturali.
Come si può pensare che maggiorni entrate risolvano i problemi originati da amministrazioni improbabili e popolate da incompetenti e ignoranti?
E' il solito, ricorrente problema di questo Paese.Ci sono troppi idioti in posti chiave.
Cosa aspettiamo a favorire quegli imprenditori che sono realmente in grado di rilanciare il turismo e che chiedono soltanto di poter guadagnare grazie alle proprie capacità?
E così, mentre vessiamo i turisti chiedendo loro di comportarsi da stranieri, mentre creiamo complessi sistemi di leve fiscali pensando che ottenere più soldi renderà il sistema più efficiente (secondo non so quale teoria economica) e riportando questo paese a prima dell'età dei lumi, mentre i musei restano chiusi nei giorni festivi e vuoti durante la settimana,
il Piave mormora.
Ricorda il sangue versato da un milione e mezzo di patrioti un secolo fa; sangue versato per scacciare lo straniero ostile e dare vita a una progenie di italiani presuntuosi, chiusi nei propri confini, ostili e invidiosi verso chiunque tenti di elevarsi fino a preferire morire d'inedia pur di non spostarsi. Fermi da un secolo e sempre più ignorati dal mondo.
sabato 11 ottobre 2014
Nera come la morte, che butta giù le porte
... sono le parole che Fabrizio De André tributò alla memoria della tragica alluvione del '70(*)
7 ottobre 1970
27 settembre 1992
23 settembre 1993
6 novembre 1994
7 ottobre 2010
4 novembre 2011
10 ottobre 2014
Genova è un chiaro esempio degli effetti del soil sealing(**) e dell'incapacità dell'uomo di piegare la natura nonostante la propria tracotanza positivista.
La crescente frequenza di questi fenomeni è un altro sigillo, quello all'inconsistenza dell'amministrazione locale.
La Superba è ormai ben poca cosa, anche se da qualche tempo ha un bellissimo, costosissimo e mendace logo:
* Dolcenera è una canzone di F. De André che si può ascoltare a questo link
** per approfondimenti vedere S. Settis, Paesaggio Costituzione cemento, Einaudi, 2012
7 ottobre 1970
27 settembre 1992
23 settembre 1993
6 novembre 1994
7 ottobre 2010
4 novembre 2011
10 ottobre 2014
Genova è un chiaro esempio degli effetti del soil sealing(**) e dell'incapacità dell'uomo di piegare la natura nonostante la propria tracotanza positivista.
La crescente frequenza di questi fenomeni è un altro sigillo, quello all'inconsistenza dell'amministrazione locale.
La Superba è ormai ben poca cosa, anche se da qualche tempo ha un bellissimo, costosissimo e mendace logo:
* Dolcenera è una canzone di F. De André che si può ascoltare a questo link
** per approfondimenti vedere S. Settis, Paesaggio Costituzione cemento, Einaudi, 2012
sabato 16 agosto 2014
La regressione e il mecenatismo
ovvero l'opportunità di cancellare la democrazia.
In un paese che guarda al futuro con gli occhi del passato, il mecenatismo appare come una risorsa. Si saluta con gaudio il denaro dei ricchi, il art-bonus proposto da un ministro democratico, e non ci si rende conto che è una soluzione regressiva.
Rinvigorire il contributo dei singoli al bene del Paese non fa che rivalutare le dinamiche clientelari apparentemente disinnescate con la venuta degli Alleati durante la guerra civile.
L'essere stati destinatari dei valori democratici illuministi, giunti a noi con un colpevole ritardo di oltre un secolo, avrebbe dovuto liberare la popolazione italica dall'oppressione monarchica.
Eppure l'aver scritto una costituzione decisamente di sinistra e aver professato i diritti della collettività, ha di fatto lasciato invariati i rapporti personalistici che caratterizzavano l'arretratezza culturale di questa nazione.
A partire dalla fine del settecento, mentre la Francia avviava una rivoluzione democratica, in Germania e Inghilterra si manifestavano intellettuali e filosofi e nascevano i padri del pensiero sociologico, da Smith a Kant a Hegel, da Marx a Weber, da Durkeim a De Tocqueville, da Freud a Jung. Nello stesso momento l'Italia tentava di ottenere il più dal meno, creando una nazione da una provincia.
All'alba del novecento ancora le élite liberali tentavano di ritardare l'evoluzione democratica imperante nel resto d'Europa, finendo per raggiungere l'opposto nel momento in cui il dittatore Benito Mussolini incontrava l'emule, ma democraticamente eletto, Adolf Hitler.
Trascorso il periodo bellico la democrazia giunse nel Paese inattesa. Neppure i comunisti seppero trattarla e si trasformò nel solito neonato senza testa che questo stivale partorisce da qualche secolo in qua.
Eppure questo essere mostruoso sopravvisse a lungo, almeno fino al momento in cui, dopo la firma della Costituzione europea, gli altri confederati si resero conto che la democrazia formale e il debito eccessivo avrebbero ostacolato l'integrazione con quelle culture di democrazia secolarizzata.
Siamo ai giorni nostri, quelli in cui la classe dirigente, l'aristocrazia politica, tenta di preservare interessi e risorse con gli stessi espedienti dei decenni precedenti.
La élite intellettuale di questo paese si dimostra niente meno che un'orda barbarica di gente che arraffa a mani basse, vestitasi di tutto punto con giacche dalle grandi tasche che lasciano soltanto per quelle a righe da carcerato.
Così, nell'intenzione di salvare il Paese, senza tuttavia dover rinunciare al beneficio di disporre dei soldi pubblici, l'acume della montagna politca partorisce un topolino.
Perché non riportare indietro la Nazione ai tempi del Re Sole?
Perché non rivolgersi ai ricchi affinché tutelino il bene pubblico dall'alto della loro magnanimità incentivata dall'esenzione fiscale e per cui i meno fortunati pagheranno il biglietto?
Perché non creare beneficio alle classi abbienti aumentando il peso su quelle più indigenti?
Perché non promulgare una riforma di destra, giacché il governo è peraltro di sinistra?
Ciò che si fa per mantenere il privilegio e l'introito è imbarazzante, ma ancor più imbarazzante è il risalto e l'elogio che è stato dato a questa operazione sintomatica della regressione democratica.
La classe politica che si prostra all'economia per l'interesse personale, il burocrate leccapiedi che ignora la propria posizione nel contesto sociale e pensa al proprio interesse immediato, svendendo la democrazia sovrana.
E allora che liberalismo sia, che torni la monarchia assoluta, anzi che tornino i comuni medievali e le signorie locali che sembrano tuttavia resistere.
Che l'Italia sia ancora una volta, come prima della Guerra di Crimea, "soltanto un'espressione geografica".
In un paese che guarda al futuro con gli occhi del passato, il mecenatismo appare come una risorsa. Si saluta con gaudio il denaro dei ricchi, il art-bonus proposto da un ministro democratico, e non ci si rende conto che è una soluzione regressiva.
Rinvigorire il contributo dei singoli al bene del Paese non fa che rivalutare le dinamiche clientelari apparentemente disinnescate con la venuta degli Alleati durante la guerra civile.
L'essere stati destinatari dei valori democratici illuministi, giunti a noi con un colpevole ritardo di oltre un secolo, avrebbe dovuto liberare la popolazione italica dall'oppressione monarchica.
Eppure l'aver scritto una costituzione decisamente di sinistra e aver professato i diritti della collettività, ha di fatto lasciato invariati i rapporti personalistici che caratterizzavano l'arretratezza culturale di questa nazione.
A partire dalla fine del settecento, mentre la Francia avviava una rivoluzione democratica, in Germania e Inghilterra si manifestavano intellettuali e filosofi e nascevano i padri del pensiero sociologico, da Smith a Kant a Hegel, da Marx a Weber, da Durkeim a De Tocqueville, da Freud a Jung. Nello stesso momento l'Italia tentava di ottenere il più dal meno, creando una nazione da una provincia.
All'alba del novecento ancora le élite liberali tentavano di ritardare l'evoluzione democratica imperante nel resto d'Europa, finendo per raggiungere l'opposto nel momento in cui il dittatore Benito Mussolini incontrava l'emule, ma democraticamente eletto, Adolf Hitler.
Trascorso il periodo bellico la democrazia giunse nel Paese inattesa. Neppure i comunisti seppero trattarla e si trasformò nel solito neonato senza testa che questo stivale partorisce da qualche secolo in qua.
Eppure questo essere mostruoso sopravvisse a lungo, almeno fino al momento in cui, dopo la firma della Costituzione europea, gli altri confederati si resero conto che la democrazia formale e il debito eccessivo avrebbero ostacolato l'integrazione con quelle culture di democrazia secolarizzata.
Siamo ai giorni nostri, quelli in cui la classe dirigente, l'aristocrazia politica, tenta di preservare interessi e risorse con gli stessi espedienti dei decenni precedenti.
La élite intellettuale di questo paese si dimostra niente meno che un'orda barbarica di gente che arraffa a mani basse, vestitasi di tutto punto con giacche dalle grandi tasche che lasciano soltanto per quelle a righe da carcerato.
Così, nell'intenzione di salvare il Paese, senza tuttavia dover rinunciare al beneficio di disporre dei soldi pubblici, l'acume della montagna politca partorisce un topolino.
Perché non riportare indietro la Nazione ai tempi del Re Sole?
Perché non rivolgersi ai ricchi affinché tutelino il bene pubblico dall'alto della loro magnanimità incentivata dall'esenzione fiscale e per cui i meno fortunati pagheranno il biglietto?
Perché non creare beneficio alle classi abbienti aumentando il peso su quelle più indigenti?
Perché non promulgare una riforma di destra, giacché il governo è peraltro di sinistra?
Ciò che si fa per mantenere il privilegio e l'introito è imbarazzante, ma ancor più imbarazzante è il risalto e l'elogio che è stato dato a questa operazione sintomatica della regressione democratica.
La classe politica che si prostra all'economia per l'interesse personale, il burocrate leccapiedi che ignora la propria posizione nel contesto sociale e pensa al proprio interesse immediato, svendendo la democrazia sovrana.
E allora che liberalismo sia, che torni la monarchia assoluta, anzi che tornino i comuni medievali e le signorie locali che sembrano tuttavia resistere.
Che l'Italia sia ancora una volta, come prima della Guerra di Crimea, "soltanto un'espressione geografica".
venerdì 4 luglio 2014
Qualità marginale della vita
oppure della morte.
In questo periodo di rinnovamento dovuto all'impatto delle nuove teconologie informative, stiamo soffrendo dell'incapacità previsionale della politica "glocale", ovvero quella nazionale.
Sembra che nessuno si sia accorto della lottizzazione del Sistema paese avvenuta negli ultimi venti anni, di come grandi famiglie, ognuna con i propri contatti, si siano spartite le infrastrutture nazionali e abbiano goduto dei benefici del rientro dei soldi prelevati ai loro dipendenti attraverso le imposte.
Lo stato finanziava carrozzoni parastatali che non rispettavano le prescrizioni normative, creando una spirale di decrescita quasi circoscritta. Il controllo dell'informazione interna ha creato una sorta di sigillo, rotto soltanto dalla necessità internazionale di aderire alla UE.
Questo sistema iniziò a scricchiolare quando si entrò nell'euro, la una tantum di prodiana invenzione sembrò l'ultima chiamata alla credibilità.
Una chiamata che nessuno colse.
L'idea di aver preso il treno al volo riempì di euforia la nostra classe dirigente che continuò a smembrare e lottizzare (Telecom Italia, Autostrade, Ferrovie) senza notare la piccola falla nel sigillo, quella Costituzione europea che in sordina venne approvata.
Il giorno in cui approvammo il trattato di Lisbona e mettemmo in comune la nostra autorità, il resto dei nostri coinquilini pretese che tenessimo fede agli impegni e ancora oggi ce ne chiede conto.
Così, come se tutto fosse apparso di punto in bianco, oggi scopriamo che i treni arrivano in ritardo, che la corruzione di corte è dilagata intaccando le risorse e le infrastrutture del Paese.
I cortigiani si scoprono dei leccapiedi, i politici dei fantocci, i cittadini delle ottuse e inconsapevoli marionette conquistate con promesse di ricchezza, come i nativi americani allettati con specchietti e alcol.
E la qualità della vita è in calo marginale.
Quel tanto da disincentivare la rivoluzione, quel poco da sembrare passeggera. Sembra che la ripresa sia dietro l'angolo eppure la crisi dura da oltre vent'anni.
La politica locale fa promesse che non può mantenere, viviamo con una struttura sociale ancora troppo evoluta, gonfiata dalla Guerra fredda, alimentata dalla distrazione colpevole di chi non voleva vedere.
Se l'appetibilità marginale della vita cala, crescerà quella della morte. Una soluzione in natura c'è sempre. Andrà tutto bene e se non sarà così, andrà comunque e sempre nell'unico e miglior modo possibile.
In questo periodo di rinnovamento dovuto all'impatto delle nuove teconologie informative, stiamo soffrendo dell'incapacità previsionale della politica "glocale", ovvero quella nazionale.
Sembra che nessuno si sia accorto della lottizzazione del Sistema paese avvenuta negli ultimi venti anni, di come grandi famiglie, ognuna con i propri contatti, si siano spartite le infrastrutture nazionali e abbiano goduto dei benefici del rientro dei soldi prelevati ai loro dipendenti attraverso le imposte.
Lo stato finanziava carrozzoni parastatali che non rispettavano le prescrizioni normative, creando una spirale di decrescita quasi circoscritta. Il controllo dell'informazione interna ha creato una sorta di sigillo, rotto soltanto dalla necessità internazionale di aderire alla UE.
Questo sistema iniziò a scricchiolare quando si entrò nell'euro, la una tantum di prodiana invenzione sembrò l'ultima chiamata alla credibilità.
Una chiamata che nessuno colse.
L'idea di aver preso il treno al volo riempì di euforia la nostra classe dirigente che continuò a smembrare e lottizzare (Telecom Italia, Autostrade, Ferrovie) senza notare la piccola falla nel sigillo, quella Costituzione europea che in sordina venne approvata.
Il giorno in cui approvammo il trattato di Lisbona e mettemmo in comune la nostra autorità, il resto dei nostri coinquilini pretese che tenessimo fede agli impegni e ancora oggi ce ne chiede conto.
Così, come se tutto fosse apparso di punto in bianco, oggi scopriamo che i treni arrivano in ritardo, che la corruzione di corte è dilagata intaccando le risorse e le infrastrutture del Paese.
I cortigiani si scoprono dei leccapiedi, i politici dei fantocci, i cittadini delle ottuse e inconsapevoli marionette conquistate con promesse di ricchezza, come i nativi americani allettati con specchietti e alcol.
E la qualità della vita è in calo marginale.
Quel tanto da disincentivare la rivoluzione, quel poco da sembrare passeggera. Sembra che la ripresa sia dietro l'angolo eppure la crisi dura da oltre vent'anni.
La politica locale fa promesse che non può mantenere, viviamo con una struttura sociale ancora troppo evoluta, gonfiata dalla Guerra fredda, alimentata dalla distrazione colpevole di chi non voleva vedere.
Se l'appetibilità marginale della vita cala, crescerà quella della morte. Una soluzione in natura c'è sempre. Andrà tutto bene e se non sarà così, andrà comunque e sempre nell'unico e miglior modo possibile.
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