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mercoledì 8 gennaio 2020

Leone, Gazzella o Tartaruga?

... non importa, basta muoversi.

Forse la felicitá é fare come la tartaruga, partire piano e non fermarsi mai, fino alla fine.

A questo gennaio scrivo codice HMTL per siti web da 20 anni... eppure non ho imparato nulla di utile, perché il mondo é cambiato molto piú in fretta della mia capacitá di apprendimento.

E fin qui tutto bene, é un hobby, quindi nessun problema.

Purtroppo lo stesso é successo con alcuni aspetti della professione, piú passava il tempo, piú mi rendevo conto che non era possibile approfondire tutte le materie che avevo studiato a scuola.

Nel tempo mi sono specializzato e ho studiato e modificato le mie qualifiche introducendo sempre nuove certificazioni.

A febbraio saranno 30 anni da quando ho iniziato a lavorare full-time, anche se ho "solo" 45 anni.

Lo studio ha rappresentato una grande parte della mia vita, spesso studiando la sera e nei week-end, ma mi ha permesso di raggiungere il diploma, un'abilitazione professionale, una laurea e di cambiare la mia carriera da "operaio apprendista montatore di controsoffitti" del 1990 a quella che é oggi.

Dopo tutta questa (noiosa) premessa il punto focale é che il mondo non é neppure lontanamente quello di 30 anni fa, né quello di 20 e non é neppure quello che sará tra 20 anni.

Bisogna continuare a studiare e a rincorrere il cambiamento, perché il tempo in cui uno si diplomava o laureava e ci andava avanti tutta la vita é esistito, forse, ma certamente non esiste piú.

Che poi il mondo va veloce, ma noi non siamo obbligati a sprintare come il leone o la gazzella.

Il piú é continuare a muoverci, a vederci motivati nel cambiamento continuo a non smettere di imparare e tenere la mente aperta.

L'apprendimento continuo é la vera radice del cambiamento, la posticipazione della gratificazione finale, scambiata per un continuo crescendo é l'obiettivo di una vita in cui l'ultima cosa da fare é raggiungere la fine, é arrivare.

Troppo comodo pensare di "arrivare" in fretta e poi stare fermi, una comoditá che non ci é dato di avere e che forse non ci renderebbe nemmeno felici.

domenica 5 novembre 2017

da Caporetto all'Irlanda in cento anni

Ieri correva il 99esimo anniversario dell'armistizio che unificò l'Italia, nonché il mio 43esimo compleanno.

In questi giorni cade anche il 100esimo anniversario della disfatta di Caporetto e della coscrizione dei ragazzi del '99.
Mio nonno, Enrico Garrone da Silvano d'Orba (AL), era uno di quei ragazzi, chiamato in guerra a diciassette anni e partito per salvare il Paese dall'invasore Austro-ungarico.

A cento anni di distanza, con il suo ricordo nel cuore, parto da Genova per lasciare l'Italia.
 
Per completezza d'informazione, è utile sapere che il mio onomastico cade il 25 aprile, data in cui sono solito ricordare l'altro mio nonno, Giacomo Speroni da Vedano Olona (VA), partigiano ferito e reso invalido da una pallottola alla testa nel corso della Guerra di liberazione dal nazifascismo.

A settantadue anni di distanza, con il suo ricordo nel cuore, parto da Genova per lasciare l'Italia.

Altra generazione quella dei miei nonni, e altro paese quello in cui vivevano. Altra l'Italia divisa, che lottava per sentirsi unita.

Eppure è chiaro che abbiamo fallito. E' lampante che quei due di migliaia di giovani credessero in qualcosa che non è mai esistito.
Sono arrivati gli Americani e ci hanno portato la democrazia, ma non abbiamo saputo che farcene e ci troviamo oggi sull'orlo di un precipizio economico senza precedenti che porterà alla morte politica di questa nazione, consegnando agli annali una disgregazione la cui unica fortuna sarà di avvenire all'interno della nascita dell'Unione Europea.

Poco conta se avesse ragione Scoppola con la sua teoria sulla "meridionalizzazione" del Paese o se tutto fosse solo dovuto alla fine della guerra fredda e alla fine del "bengodi" per questa nazione di spendaccioni.
Poco importa il perché dell'Italia liberale dei Luigi Einaudi e di Adriano Olivetti non è rimasto quasi nulla per lasciare il posto, passando per gli Andreotti e i Craxi, ai vari Matteo Renzi o Matteo Salvini.
Il secondo novecento, il secolo breve, è stato un secolo di transizione per tutto il nostro mondo, un momento di pace e prosperità probabilmente irripetibile per l'Europa che noi Italiani non abbiamo saputo mettere a frutto.
 
Del sacrificio dei nonni ne hanno goduto i genitori e ne pagano il prezzo i figli e ancor più i nipoti.
Non c'è più posto in Italia per chi non ha risorse economiche da spendere. Non è un posto adatto a chi deve lavorare e cerca di costruirsi un futuro, per sé e per i propri figli.

Così parto da Genova per l'Irlanda.

Nazione di trasmigratori anch'essa, di persone in buona parte fuggite nel XIX secolo per la fame ma che hanno sempre mantenuto nel cuore la loro identità culturale, forgiata da cinque secoli di dominazione inglese.
Un percorso, quello irlandese, opposto a quello italiano.
Una nazione costruita per dare voce agli oppressi, una dichiarazione di indipendenza del 1916 e una libertà ottenuta con una sanguinosa guerra e sigillata da una guerra civile di cui ricorrerà il centenario
il 6 dicembre 2021.

Parto per l'Irlanda perché oggi è pronta ad accogliere uno straniero come me, uno che ha un passato da Italiano, ma un presente da cittadino Europeo, che ha due figlie meritevoli di un futuro che non sia solo il ricordo dei fasti di un secolo terminato, in cui non hanno neppure mai vissuto.

Non parto oggi per andare via dall'Italia, parto per restare in Europa e guardare ancora al futuro con l'ottimismo necessario a chi ha idee e voglia di fare.
Domani i miei nonni calcheranno con me il suolo della verde Irlanda, e anche lì come in ogni luogo in cui vivrò, farò di tutto per renderli fieri del sacrificio che hanno fatto per tutti noi.

venerdì 26 maggio 2017

La vie est Belle

Mi sono innamorato ancora; perdutamente.
Mi sono innamorato di due occhi blu, come il mare, blu come il mare di Liguria durante un'ondata di tramontana, blu come le profondità rocciose dell'arida costa ligure.
Sei arrivata e subito sei apparsa come il completamento di un insieme, tessera mancante di quel puzzle che la vita raramente permette di completare. E mentre tua sorella guarda la luna tu sorridi al sole, mentre lei fa i capricci tu sorridi festosa, mentre i suoi occhi neri raccontano la gioia della vita che cresce i tuoi occhi blu, blu come il mare, raccontano la gioia della vita che sboccia.
Vi vedo abbracciate, felici e sorridenti e capisco che insieme completate una forma, non una semplice forma geometrica, ma un frattale complicatissimo fatto di pensieri, parole, amore, gioia e colori. E in quei colori c'è il tuo blu, blu come il mare, e il tuo sorriso che sempre scalderà il mio cuore anche nei momenti più bui.
Siamo tutti intorno a te, mentre tua sorella ti prende la mano e già sa che per te traccerà la strada così che tu possa correre senza fermarti mai. Ci siamo noi, ma tu con quegli occhi blu, blu come il mare, non sei ultima, bensì una.
Sei quella tessera del puzzle che ancora mancava, quella tessera blu, blu come il mare, che completa ciò che un tempo nessuno avrebbe mai immaginato potesse esistere. Sei tu, con i tuoi sorrisi inaspettati e le tu facce stupite, a dare un senso nuovo alle nostre vite e a regalarci una dimensione spirituale che neppure immaginavo di poter avere.
Grazie d'essere venuta tra noi perché le nostre vite ora sono infinite.
Grazie perché la vita è bella, life is beautiful e la vie est belle, anzi, la vie est Isabelle.

sabato 1 agosto 2015

Walt Disney nemico dell'umanità

...poiché credo che sia il maggior responsabile del disfacimento della cultura occidentale.

Un giorno qualcuno decise di far divertire gli adulti nella stessa maniera in cui si divertivano i ragazzini e il mercato del entertainment, del divertimento, divenne una gigantesca ruota panoramica che ci estranea dalla società.

Vaghiamo da un divertimento a un altro, lavorando per permetterci di non lavorare, bevendo e stordendoci per alterare la nostra percezione della realtà, delegando ad altri i compiti che non vogliamo affrontare, un po' come se fossimo bambini che preferiscono dedicarsi al gioco che al lavoro.

Nel frattempo Walt Disney ha rilanciato e ammodernato modelli sociali settecenteschi, prendendo dalla tradizione Cenerentola e il Principe azzurro e regalandoci il sogno americano.

Così se i nostri nonni erano impegnati a trasformare la fatica in cibo, noi trascorriamo le giornate trasformando il cibo in divertimento, giacché di lavorare non v'è traccia.

La nostra attività primaria, trascorso un necessario numero di ore in un luogo in cui si presume dobbiamo produrre risorse o servizi, è trovare uno o più modi per consumare il denaro ottenuto in attività ludiche e acquistando oggetti che spesso non hanno altra utilità se non quella di fornirci divertimento.

E oggi sempre più persone, generazione dopo generazione, si orientrano al divertimento, al frivolo pensiero, alle ferie, al week-end e sempre meno ad altri aspetti della vita, come ad esempio la fomazione culturale, la vita sociale, la consapevolezza di sé.

Non a caso i dilemmi filosofici dell'ottocento, nichilismo in testa, hanno perso la loro capacità di penetrazione con l'evoluzione progressiva della società di massa.
La massificazione ha portato all'uniformità, l'uniformità alla spersonalizzazione, la spersonalizzazione all'assenza di critica, l'assenza di critica alla stupidità.

Chi non ricorda il film "L'attimo fuggente"?

Questo film si presta a diverse chiavi di lettura. Mentre ascoltiamo le parole del professore che ci incita a cogliere il nettare della vita attraverso l'imperativo latino carpe diem, possiamo trovare nel giovane protagonista che interpreta il personaggio shakespiriano di Puck, la necessità di seguire i propri sogni e vivere i propri desideri ribellandosi all'autorità.

Qual'è la soluzione allora? Semplicemente non esiste.

La mancanza di difficoltà della moderna società, la sicurezza del focolare e della ripetizione continua delle attività principali, ha in sintesi ofuscato la capacità di valutazione. Oggi sappiamo soltanto decidere in maniera precostituita, agire e non reagire.

E così andiamo a divertirci perché lo abbiamo individuato come attività primaria della nostra esigenza e patiamo la depressione nella privazione determinata dall'impossibilità di avere ciò che desideriamo.
Abbiamo necessità di controllare le nostre vite per non essere destabilizzati dalla variabilità dell'ambiente, per poter decidere quali siano i cambiamenti che vogliamo inserire nelle nostre esistenze.

Walt Disney ci ha fatto credere che essere felici sia realizzare i desideri, e non ottimizzare le variazioni che s'insinuano nelle nostre vite; ci ha fatto pensare che desiderare porti alla felicità, relegandoci a vite di infinita tristezza per ciò che non possiamo avere.

Non ci resta quindi che aguzzare la mente, tornare a pensare, tornare a risolvere problemi, tornare a porsi più domande che a cercare soluzioni. Smettere di divertirsi con attività rassicuranti e divertirsi con l'imprevisto.

La vita non è nel divertimento, il divertimento è nella vita.

giovedì 26 febbraio 2015

Lettera a Sara

Avevo intenzione di scriverti una poesia, ma ho finito con il pensare più al tuo futuro che al mio presente, così le emozioni travolgenti provate alla tua nascita, quella incontenibile sensazione di gioia, quello tsunami d'amore che mi ha travolto, hanno lasciato un piccolo posto alla preoccupazione per il tuo futuro.

Ti scrivo quindi per metterti al corrente di cosa ho imparato durante la mia permanenza, che mi piace pensare ancora non troppo lunga, in questo mondo. Sono sicuro che quando leggerai questo testo quaranta anni ti sembreranno un'eternità, ma ti assicuro che se avrai voglia di crescere non saranno che l'inizio e sospetto che neppure cento saranno sufficienti per smettere di amare la vita e la conoscenza.

Della mia esperienza ti lascio alcuni consigli, non una paternale, ma una specie di guida per l'uso. Innanzi tutto leggi, non importa in che formato sia quello che leggi, io adoro leggere libri di carta, ma ciò che conta è apprendere dagli altri ciò che non sappiamo o che non abbiamo ancora pensato.

Leggi e pensa, usa il tuo cervello per analizzare il mondo, per farti un'opinione su ciò che ti circonda e per pensare in ogni momento di esserti sbagliata. La ricerca della conoscenza contiene in sé la consapevolezza dell'ignoranza. Soltanto “chi sa di non sapere” può imparare e soltanto “chi pensa esiste”. Se trovi queste due affermazioni intelligenti sappi che non sono mie, ma di Aristotele secondo Platone e Descartes. Non fermarti insomma alla tua esperienza, perché una vita non è sufficiente per esistere dignitosamente, attingi dagli altri, succhia il midollo della cultura e della conoscenza.

Pratica dello sport, cura il tuo corpo con dovizia ma senza ossessione, tutto nella vita è in equilibrio e se spendi troppe energie in una direzione ne dovrai trascurare altre. L'attività fisica è assolutamente complementare alla mente, non c'è sport che non richieda dedizione, impegno, duro lavoro e sacrificio; ma non puoi immaginare con che soddisfazione ne sarai ripagata. Gareggia sempre prima con te stessa, non c'è avversario più difficile da battere, superare te stessa sarà la più dolce delle vittorie da ripetersi ogni giorno; solo allora ti accorgerai che non sarà difficile battere gli altri.

Fai cose pericolose, non aver troppa paura delle conseguenze, ma non farlo troppo a lungo o finirai con l'avere conseguenze spiacevoli e irreversibili. Impara ad accettare il destino per come si presenta, ma non essere fatalista; c'è sempre l'occasione per cambiare le cose, devi soltanto saperla vedere e coglierla. Esagerare è l'unico modo che hai per scoprire i tuoi limiti, quindi sii pronta ad essere completamente impreparata, del resto non c'è altro modo per trovare sé stessi.

Sii gentile con tutti, soprattutto con chi ti disprezza, ancora di più con chi ti umilia; non c'è motivo per consumare energie ad odiare qualcuno che potresti semplicemente ignorare. Sii pronta ad essere maltrattata e derisa, ma sappi che proprio da queste esperienze verrà la tua forza.

Fa' che la tua grandezza non si manifesti a discapito degli altri. Non c'è successo nella vita che valga la sofferenza altrui. Combatti per i tuoi obiettivi, ma fai in modo che non tradiscano mai il tuo ideale, e se non hai idea di come dovrebbe essere un mondo perfetto, rifletti profondamente perché stai andando in una direzione pericolosa.

Ama senza limiti, ama chiunque e in qualunque maniera, più amore saprai donare più sarai in grado di riceverne. Lascia che la passione ti travolga e stai pronta a soffrire tanto quanto sarai felicemente inebriata dal dolce calore dell'amore. Non c'è vita che sia degna di essere definita tale se non siamo stati in grado di lasciarci andare almeno ad un amore incondizionato, sovente neppure ricambiato, talvolta usato in maniera egoistica da qualcun altro; ma non importa, non ci si può difendere non amando perché essere indifferenti all'amore e ancor peggio che soffrirne la perdita. Non aver paura di amare, non aver paura di vivere.

Cara la mia Sara, sii felice, non di quella felicità da copertina patinata che s'ispira all'avere tutto ciò che viene venduto, essere felici è avere già abbastanza e non volere altro. Cerca intorno a te ciò che ti dona serenità e cerca di conservarlo, perché le buone emozioni non si acquisiscono ne tanto meno si comprano; si donano. Se sarai in grado di dispensare sorrisi e serenità senza chiedere nulla sarai felice, come lo sono io ora mentre ti scrivo, incapace di pensare a qualcosa di diverso da quello che ho, incapace di pensare che si possa desiderare altro.

La felicità è timida e ha bisogno di supporto. Non arrenderti davanti alle difficoltà, perché qualunque sia il prezzo, se vorrai pagarlo, non ci sarà che un modo per essere felice. Rifletti a lungo sulle tue scelte e poi falle di getto, ama la vita ama l'impossibilità di governarla, segui l'onda e sii sempre pronta al cambiamento. Abbi paura di tutto, ma sii pronta ad affrontare qualsiasi sfida che la vita ti porrà, senza il coraggio di agire non si può dare il giusto valore alla vita.

Conosci te stessa, se questa frase l'hanno scritta un po' di filosofi dalla Grecia alla Cina, probabilmente è importante tenerla a mente, ma soprattutto non dare troppa retta a me che "so di non sapere". Sappi soltanto che, in qualsiasi momento della tua vita, in qualsiasi pasticcio tu possa essere finita, c'è qualcuno al mondo che fa il tifo per te.

lunedì 3 novembre 2014

I miei primi quasi quarant'anni

Non sono poi così diversi dai primi trentanove e suppongo neppure dai primi quarantuno, se non nella parte marginale che risulta rilevante soltanto dell'immediatezza della celebrazione.

La valutazione però si fa nel complesso, così posso farla senza problemi seppure manchi ancora un giorno o quasi.

Quando iniziai il mio percorso in questa valle di lacrime lo feci contro il fato, giàcché rischiai di morire strangolato alla nascita.
Da quel momento tragico posso dire che è stata tutta discesa ma ripidamente in salita, perché costellata da un paio di altri eventi di quel calibro, qualche volo in moto, qualche commozione cerebrale e tanta, ma tantissima voglia di migliorare me stesso.

Affrontare sfide è quello che credo di aver saputo fare meglio fin'ora.

Il che non coincide assolutamente con la vittoria. Affrontare una sfida significa semplicemente mettersi in gioco con qualcosa che riteniamo più grande di noi. Significa tentare di raggiungere un obiettivo alto, significa non accontentarsi di quello che abbiamo ottenuto o di quello che facilmente possiamo avere.

Il paradosso sociale è che i momenti significativi di una vita sono quelli in cui si cambia. Che ci sia un rituale sociale o meno, il cambiamento è da sempre al centro di vite che tentano disperatamente di conservare lo status quo.
La gente è normalmente terrorizzata dal cambiamento, seppure cerchi di esorcizzarlo attraverso riti di passaggio e definizioni precostituite. Si diventa adulti quando si compiono i diciotto anni, ci si sposa, si fa la prima comunione, si va in pensione e per ognuno di questi momenti si fa una grande festa.

Eppure celebrare il momento di passaggio da una condizione ad un'altra lascia un vuoto enorme.

Impedisce di percepire il continuo divenire, quella sorta di scorrere idraulico del tempo che leviga gli spigoli del nostro essere regalandoci una forma armoniosa in perpetua evoluzione.

Anni fa decisi di non voler sapere chi o cosa fossi, ma di voler disperatamente esserlo. E così divenni figlio, studente, fratello, operaio, scrittore, geometra, sportivo, amante, inventore, eremita, webmaster, allenatore, mecenate, giornalista, consulente, fidanzato e presto padre.

Ma soprattutto, in questo periodo di tempo che varia sempre in maniera marginale, divenni qualcosa che diversamente non avrei potuto essere; felice.

mercoledì 3 settembre 2014

Guerra


Questo è esattamente ciò che intendo.




"La guerra è la lezione della storia che i popoli non ricordano mai abbastanza" [cit.]

giovedì 19 giugno 2014

La corruzione e felicità della competizione

La corruzione è certamente felicità, altrimenti non se ne capirebbe l'utilità.

Felicità indirette, poiché non penso che la violazione cosciente le norme giuridiche e sociali possa, salvo rari casi di soggetti antisociali, procurare da sola uno stato di euforia e benessere.
La felicità è data quindi dall'anticipazione del benessere che deriverà dal godere dei frutti della corruzione. Con i soldi in contanti che verranno corrisposti oppure gli utili indebitamente racimolati, daranno agi e benessere in quantità superiori alla competizione onesta e rispettosa delle regole.

La competizione

E' il motore delle attività umane, non è in genere tanto importante raggiungere il proprio obiettivo, quanto superare gli altri. E' fondamentale, nel contesto sociale essere i primi, i migliori, non già avere a sufficienza o migliorare continuamente sé stessi.

Il miglioramento continuo non è interessante, che gusto c'è a pensare che la felicità è nella competizione e non nel risultato? Perchè mi risuonano in mente le placide parole del Barone de Coubertin?

"L'ìimportante è partecipare"

La felicità della competizione, la partecipazione quale stimolo interiore, è però un aspetto che riguarda solo quei soggetti che abbiano raggiunto una sufficiente cognizione di sé, che siano abbastanza colti, piuttosto autocritici e soprattutto che abbiano ben chiaro cosa si aspettano di raggiungere e in che maniera
Non tutti sono disposti a vivere nell'inganno pur di ottenere benefici sociali.

La maggior parte delle persone neppure riesce a soddisfare sé stessa e passa la vita a rincorrere obiettivi esterni in genere posti da qualcuno che ha interesse che vengano, non raggiunti, bensì inseguiti.

E così la felicità diventa non già il piacere della competizione, bensì il raggiungimento di un traguardo che si sposta sempre, fino a sublimare in una vita oltre la vita, in qualcosa di intangibile e sperato che certifica l'assenza della felicità terrena, lasciando disperatamente alla ricerca di qualcosa che possa surrogarla nell'immediato.

La corruzione è la resa

Un timido tentativo di vincere prima dell'arrivo, un modo per anticipare il premio che però non considera le sanzioni, morali e giuridiche, della scorciatoia.
La vera felicità è nella competizione, nel piacere della competizione franca che nutre lo spirito dell'atleta, nell'onestà di sapersi campione non già per aver superato gli altri, ma per non aver tradito sé stesso.

La felicità non si compra, si costruisce con il sudore e l'onestà.

martedì 10 giugno 2014

Camminare

è sinonimo di numerosi concetti, di idee e di azioni.

In questo momento camminare non può che farmi pensare alle montagne italiche su cui occasionalmente poggio rispettosamente le suole degli scarponi, quei luoghi ameni e inospitali, sebbene resi più gradevoli dal passaggio dell'uomo nel corso dei millenni e rese troppo gradevoli dalle infrastrutture dell'ultimo secolo.

La conquista positiva della natura ha allettatto a lungo le società, l'esplorazione del mondo ha occupato l'immaginario collettivo e quando si è pensato che non ci sarebbe stato più nulla da scoprire su questa terra ci si è rivolti allo spazio

Soltanto di recente il genere umano a trovato interessante esplorare sé stesso.

E' certamente non ne ha conosciuto ancora a sufficienza. La cultura delle masse ha posto l'accento su quell'atomistica parte che ne è l'individuo. Eppure dalla notte dei tempi indomiti pensatori hanno scandagliato, ognuno con il proprio bagaglio culturale, la psiche umana e tentato di elaborare teorie.
Che la filosofia si sia manifestata poi in religioni e scuole di pensiero è storia, come i conflitti che ne sono generati, ma tutte avevano un comune denominatore

Il cammino quale metafora di vita

Simbolo universalmente condiviso dello scorrere del tempo, della caducità della vita, della precarietà delle nostre convinzioni. Il cammino è un percorso mutevole, un panorama sempre diverso, è qualcosa su cui non poter fare affidamento o basare le proprie certezze, quelle stesse certezze fondamentali al nostro cammino.

E così camminare diventa un'azione priva di significato, poiché pensiamo che la nostra vita sia statica che sia un monolite di roccia, quello stesso monolite che pesantemente trasciniamo con noi e che più diventa grande gravato dalle nostre certezze, più difficile diventa il nostro cammino

Non si può camminare con un fardello troppo grande

Si soccombe e ci si ferma. Si resta a guardare lo scorrere dello spazio-tempo aggrappati a quella pietra che non sappiamo lasciare, a costruire un mondo di certezze cognitive sempre più rigido, ad alimentare questo monolite con eoni di staticità.

Eppure la vita è un cammino affascinante, che soltanto chi sa abbandonarne i gravami può vivere appieno.
Citando il maestro Lao, posso dire che «dall'essere viene il possesso, dal non-essere l'utilità» così negli oggetti, così nella vita.

mercoledì 4 giugno 2014

Biologia della sintesi

la modernità, in sintesi.

Non possiamo identificare l'origine del nostro essere, in quanto troppo impegnati a sintetizzare, a riassumere a comprimere l'essenza per scoprire da dove veniamo e chi siamo, ammesso che possa ancora avere un senso porsi questo domande in un mondo non più positivista, in un'epoca di dubbi e surrealismo.
Viviamo in un mondo in cui i prodotti di sintesi sono ovunque e ci sembra normale vivere dei risultati della ricerca industriale novecentesca, la cui tecnologia ha permesso di realizzare in laboratorio prodotti ben più efficaci di quelli ottenuti dalla natura.

Non ci sono più soltanto prodotti, oggi abbiamo anche esseri sintetici.

La sintesi industriale ha trovato il proprio apice al termine del secolo breve con la genetica. Se dapprima si ricreavano oggetti, ingredienti, semplici elementi, ad un tratto si è iniziato a replicare esseri viventi.
La manipolazione genetica ha permesso di sintetizzare forme di vita mai viste prima, di rendere i pomodori più succosi e il grano più resistente, di replicare pecore e manipolare cellule staminali per fornire pezzi di ricambio in serie per esseri umani.

Abbiamo sintetizzato la vita.

Senza che neppure il Dr. Frankenstein se ne accorgesse, siamo andati ben oltre l'ideale romantico di quel personaggio letterario creato, sintetizzato forse, dalla penna della visionaria Lady Shelley. Ed è proprio attraverso quell'onirica rappresentazione della rinascita che possiamo immaginare come la sintesi arrivi alla comunicazione.

Nell'epoca della sintesi estrema, incontriamo l'estrema sintesi.

Oggi leggiamo estratti di notizie, sintesi di sintesi, sintesi al quadrato di informazioni irriconoscibili, dove non si esprime più l'oggetto, ma se ne richiama un aspetto non più lungo spesso di centoquarante caratteri. Un'informazione stroboscopica e abbagliante che non mostra che parti, momenti, frazioni e ci rende ciechi seppur vedenti.

La chimica pervade la conoscenza, diventa più semplice sapere che conoscere.

Se davvero oggi, nella frenesia sociale che comprime le nostre vite in pillole informative acritiche, è sufficiente credere di conoscere per sapere; se davvero oggi non è necessario imparare, a cosa serve il pensiero umano?
Forse la Sintesi è una nuova forma di vita, una specie post-umana la cui genesi è ormai avvenuta e che deciderà presto del destino della nostra specie, come noi abbiamo manipolato quello d'altre.

sabato 15 marzo 2014

Essere umano in potenza

Perché all'inizio della nostra vita "le potenzialità sono infinite"


ma è soltanto un'illusoria aspettativa, che nella maggioranza dei casi non si concretizza.
Eppure, con buona pace degli stupidi russelliani*, non ci si cura di verificarla e di prendere atto della propria mediocrità.



* Bertrand Russell «The trouble with the world is that the stupid are cocksure and the intelligent are full of doubt.»

sabato 15 febbraio 2014

Non siate normali

Siate più che normali, poiché tutto ciò che sembra speciale non è che un diverso e superiore grado di normalità, per chi la vive già.


Talvolta un messaggio pubblicitario può essere arte.
Raramente, come in questo caso, ci ricorda che essere speciali è appunto soltanto un'altra normalità.

lunedì 18 novembre 2013

Hobbes aveva ragione

L'uomo è cattivo e se non vuole vivere in guerra ha bisogno di qualcuno che lo governi e a cui "regalare" la propria libertà.
Inutile leggere Freud, e il suo "Disagio della civiltà" , riflettere e pensare che l'uomo sia cattivo per colpa delle costrizioni sociali e delle privazioni.

Nei secoli miliardi di esseri umani hanno avuto la possibilità di cambiare il corso del destino e non lo hanno fatto.
La storia è scritta da risolutori di conflitti, non c'è alcun generatore di coesione che venga considerato utile, se non importante.
Il Nobel si dà "per la pace", ma spesso viene dato a chi ha posto fine a conflitti, a volte a chi per questo si è servito della guerra.

Le democrazie nascono per la necessità di controllare i conflitti sociali, per concedere maggiore dignità a chi si sentiva sottomesso, per dare voce a chi non ne aveva.
Non esiste una democrazia concessa dall'alto, ogni allargamento del potere, per quanto fittizio, deriva da conquiste venute dal basso.

Non ci sono uomini magnanimi, solo persone interessate che si contrappongono, qualche volta per generare equilibri instabili che appaiono per qualche decennio di una solidità fittizia.

La Democrazia ha fallito. Ha avuto il suo imperio demagogico, dall'oligarchia originale è stata ampliata, fino ad abbracciare l'anelato suffragio universale, fino ad arrivare alla massima estensione possibile.

La democrazia contemporanea coinvolge tutti.

L'apice democratico è forse stato raggiunto nel 1917, con la rivoluzione di ottobre, ma forse neppure, visto che dietro all'ideale comunitario si celava una lotta di classe, per cui una contrapposizione di interessi.
Non erano i proletari a volere il bene comune, soltanto una redistribuzione di ricchezza che desse loro maggiori vantaggi.

"Ma allora la democrazia è un compromesso di interessi?"
"Certo! Cosa credevi che fosse?"

Il potere del popolo non è che un'estenuante lite per il privilegio in cui di fatto nessuno può vincere, bensì resta da definire a cosa rinunciare in cambio.

Ma questo aspetto della democrazia è stato taciuto.
Chi voterebbe un leader politico che incita a dare qualcosa in cambio per l'interesse collettivo?
L'ultimo che ci ha provato con autorità è stato fucilato (ucciso a fucilate in pubblico) il 22 novembre del 1963.

Quella è stata la svolta anti-democratica.
Le lotte di classe, le rivendicazioni del 1968 sono state solo la radicalizzazione di idee che meno di cinquant'anni dopo sarebbero morte con l'ascesa sulla scena mondiale di paesi non democratici.

L'Europa muore con la propria democrazia.

La democrazia, con le sue infinite richieste di benessere è morta. Il sistema occidentale in cui si pretende il futile e si arriva addirittura a pretendere di non morire, non ha futuro.
La conservazione infinita di uno status quo fatto di privilegi e pretese ucciderà questa cultura e la condannerà ad essere assorbita da culture più dinamiche e vincenti.
I cambiamenti del futuro porteranno per i più agonia e sottomissione, rinuncia e fame.
Non resterebbe che tentare la via della democrazia del dare, quella ideologicamente fondante per le religioni monoteiste, quella che stranamente ritorna in auge dove la gente non ha (ancora) richieste precise da fare.

Solo chi è disposto a perdere tutto potrà trovare qualcosa di nuovo.

Dal canto mio neppure la vita è più importante della felicità donata dall'amore per la conoscenza.
Non si può imparare se già si sa.
Per cui è meglio essere ignoranti e spogliarsi di tutto, nutrire la propria curiosità, incoraggiarne la voracità e non cercare di capire ciò che non ha senso.

La vita non ha significato, ha solo bisogno di essere vissuta, goduta, amata.

lunedì 4 novembre 2013

Il Tempo

prima pubblicazione 9 marzo 2006

Sul muro di una stazione ferroviaria della mia città campeggia un'enorme scritta a bomboletta:

"Il tempo non esiste, gli orologi sì"

leggo questa frase quasi ogni giorno, e ogni volta la trovo così vera da non riuscire ad ignorarla.
Il tempo non esiste, o meglio non è tangibile. Eppure la nostra vita è condizionata principalmente da quest'elemento inconsistente.

Tutto ciò che ci accade è collocato nel tempo, il nostro modo di vivere è condizionato dal trascorrere del tempo.

Ogni essere vivente ruota con la terra e regola la propria esistenza con l'apparizione del sole.
Al mondo nulla gli sfugge e non c'è modo di eluderlo, cancellarne un tratto, replicarne un altro.

L'unico modo per fermarlo e renderlo inoffensivo lo ha trovato il Sommo Einstein; basta raggiungere la velocità della luce.

Ma come si fa a viaggiare così velocemente?

Il pensiero viaggia oltre la velocità della luce.


Ergo, il pensiero può fermare il tempo.

Ed è così che la vita ci si presenta.

Nella nostra mente il tempo si ferma e riparte a nostro piacimento.

Il dolore, le gioie, le persone che abbiamo amato tornano ad essere presenti e vividi.

Il ricordo e l'immaginazione sono gli strumenti per "combattere" il tempo. Mentre la vita va avanti secondo le sue regole, possiamo prenderci un attimo di "sempre", magari da condividere con qualcuno a noi caro, per ricordare qualcun altro che ancora ci è caro o per immaginare qualcosa di piacevole.
Scrivete gente, scriviamo tutti, anche se non diverremo mai artisti possiamo fermare il tempo e regalarci così un frammento di eternità.

Con il pensiero raggiungiamo l'immortalità.



martedì 27 agosto 2013

Geometria della vita


La vita è un cerchio, se vista nell'insieme delle vite.
Se pensiamo a noi come parte del mondo e del "creato" ovvero dell'ecosistema globale. E' un cerchio perché la morte di un individuo, la fine della sua vita, non è che elemento utile alla prosecuzione di un'altra.

La vita è una linea retta, se vista da sola.
Nasciamo e moriamo, mentre in mezzo, sulla retta delineata tra questi due punti posti nello spazio-tempo, non facciamo altro che esercitare opzioni individuali assolutamente irrilevanti per il fine.

La vita è un punto, se vista dall'alto.
Concettualmente non abbiamo senso, non c'è motivo per nascere o per vivere. Semplicemente "accadiamo" come un qualunque evento caotico, salvo spendere l'intera vita per cercare di attribuirle un significato.

La vita è un poligono, se vista in società.
Tanto più siamo connessi con il resto del mondo, tanti più vertici avremo. Se per alcuni essere un triangolo è già un problema, per altri essere un icosaedro non è abbastanza.

La vita è il vuoto, se vista dal nemico.
Chi non fa parte del nostro mondo non è importante. E non ci interessa che sia fisicamente o meno vicino a noi, che ci sia affine dal punto di vista biologico o culturale. Chi non ci interessa non vale nulla.

La vita è un frattale, se vista distrattamente.
Apparentemente cresciamo ed evolviamo, ma se potessimo guardarci ad un livello più alto, se potessimo ridurre lo zoom, scopriremmo che restiamo sempre uguali a noi stessi, cambia solo la portata delle nostre azioni.

La vita è geometrica, ma in fondo la geometria non è che una limitazione concettuale della vita.
La vita allora non è, ma è quel non essere che ci rende ineluttabilmente vivi.

lunedì 5 agosto 2013

Cos'è Matrix?

Domanda centrale nel pensiero del protagonista del successo cinematografico della fine del XX secolo.

Cos'è Matrix? Mi chiedo oggi

E' la prigione per la mente dove inconsapevoli esseri umani vengono coltivati per produrre energia?
No; la prigione non esiste.

C'è abbastanza consapevolezza in ogni essere umano adulto per capire cosa sia giusto o sbagliato, cosa sarebbe opportuno fare per garantire un discreto livello di benessere a tutti.

Matrix è la convenienza.

L'interesse personale che fa passare in secondo piano il senso di giustizia. Secondo un ideale filosofico che si può far risalire al britannico Hobbes, gli uomini agiscono per interesse e non si curano degli altri uomini se non in maniera marginale o in equilibrio di interessi.
Sulla base di questo concetto, si sono sviluppate e ampliate le teorie economiche moderne, si è dato vita alle varie rivoluzioni industriali, si è giunti dal XVI fino al tardo XIX secolo.

Poi qualcuno iniziò seriamente ad interrogarsi (nuovamente) circa l'etica.

Si elaborarono teorie circa l'uguaglianza delle persone, si ripudiò la schiavitù, si iniziò a pensare che un mondo equo potesse esistere. Per dare peso a queste teorie si coinvolsero nel processo di governo le masse e si ridiede vigore alla democrazia.

E si pensò che la vita fino ad allora fosse stata una prigionia per la maggioranza delle persone.

E invece la prigionia è nell'immaginazione. Ci sono miliardi di persone che non immaginano un mondo migliore e che non fanno nulla per ottenerlo.
Tutelano, spesso pigramente e con superficialità, ciò che hanno, nel disperato tentativo di avere di più senza rischiare di avere meno.

Questa è Matrix.

E' il baratto del noi per l'io, l'impossibilità di dare e la disperata competizione per avere di più.
E ogni volta penso a John Nash e alla semplicità delle sue teorie che ancora oggi faticano a mettere radici.
Poi penso ad un formicaio e a cosa siano in grado di fare milioni di formiche unite, semplicemente perché non passano l'intera vita a cercare di essere tutte la regina, ignare ma quasi consapevoli, che la felicità non è nel tutto, ma nella possibilità di non avere niente intorno al nostro pensiero felice.

sabato 27 luglio 2013

La vita sull'albero

"Schopenhauer e Nietzsche per primi insegnarono il profondo significato del non senso della vita e come tale non senso potesse venire tramutato in arte" [Giorgio De Chirico]

Inutile caricare di significati ciò che non ne ha; come la vita, che ne è del tutto priva.

Più precisamente la vita può avere significato soltanto se guardata all'indietro, sempre che sia nostro interesse attribuirgliene uno. Vivere è come percorrere il ramo principale di un albero partendo dal tronco. dinnanzi a noi, nascoste tra le verdi foglie del futuro, le infinite scelte ancora da fare; dietro noi il tronco rugoso che sintetizza quelle fatte.

(reminder: ricordarsi però di non sfrondare l'albero per vedere meglio il percorso, perderemmo del tutto la sorpresa e resteremmo accecati dalla luce.)

Tornando al futuro, con la metafora dell'albero, sembra semplice intuire che non possiamo pianificarlo più di tanto. Non sappiamo ancora quali ramificazioni sceglieremo, ma neppure fino a quando i rami reggeranno il nostro peso prima di consegnarci alla luce. A proposito, la luce della vita, il tunnel della premorte, sono una "boiata pazzesca".

Il significato della vita è nel presente, è soltanto nel qui ed ora che possiamo riassumere le nostre aspettative per il futuro e dare un senso al Tutto tenendo conto del nostro passato, anche se è un lavoro decisamente complesso.

La vita pensata in un continuum dinamico è decisamente impegnativa. Ci vuole tempo per imparare che è un argomento complesso e che non si può semplificare come tanto ci piace fare.

La semplificazione non è altro che la potatura dell'albero. Se vi piace vivere tra rami secchi, beh semplificate a più non posso.Cercate il modo per ottenere il più dal meno, del massimo risultato con il minimo sforzo, il godimento dell'abbondanza a detrimento del piacere della singolarità.
Se invece preferite la fugacità di un attimo, la singolarità dell'evento, la sorpresa; non vi resterà che tentare di cercare il sentiero migliore nella foresta pluviale delle opportunità, tra ostacoli e pericoli, nell'intrico di rami, foglie, insetti e predatori che si annidano sul vostro albero.

Il presente esiste, il futuro e il passato no. E con questa determinazione non possiamo che dare significato al cammino che stiamo facendo, pur senza ignorare ciò che ci è dato di vedere. Procedere senza una road-map non vuol dire farlo ad occhi chiusi.

E così torniamo a Schopenhauer, a ricordarci di godere dell'attimo presente, del piacere di scegliere qui ed ora senza lasciarci accecare dalla luce del futuro.
Vivere avviluppati nell'abbraccio del nostro albero cercando, più che di capire come o quando scendere pensando che a terra si possa stare più comodi, di godere dell'opportunità di restarci per ora...

...finché morte non ci separi.

domenica 30 giugno 2013

Equazione matematica

enunciato
Se non ci adoperiamo per aver un mondo migliore, ne avremo uno uguale o peggiore.

analisi
Per veder migliorare la nostra vita non ci resta che sperare di essere parte di una minoranza, diversamente la nostra inattività sarà vincente e il risultato finale sarà drammaticamente conforme alle nostre proteste.
Sarà una predizione che si auto-adempie e il mondo in cui vivremo non sarà mai migliore di quello che è oggi.
Un atteggiamento proattivo invece, farà sì che adoperandoci per un mondo migliore, potremo far parte di quella eventuale maggioranza che cambia il mondo.
Nel malaugurato caso che fossimo una minoranza, avremo però la corroborante certezza di aver migliorato seppur poco non solo la nostra vita, ma quella di tutti coloro che si lamentano e restano inattivi.