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sabato 25 novembre 2017

Black Friday, se questo è un uomo

... perché per me qualcuno non lo è.
 
Vorrei iniziare con il citare Primo Levi e la sua poesia introduttiva al romanzo.
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza per ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
 A questo punto credo di aver detto tutto, almeno in estrema sintesi, ma vediamo di definire meglio il mio punto di vista.

C'è una soglia sotto la quale non ci si può più definire esseri umani e Primo Levi, raccontando la triste storia di degrado imposta agli internati dei campi di concentramento, richiama alla nostra attenzione proprio la definizione di questa soglia.
Con la poesia introduttiva getta le basi per la seguente riflessione, perché il lettore non possa perdersi nella narrazione del romanzo e abbia sempre presente che ci sono persone che vengono ridotte ad una condizione inumana.

Poi c'è il Black Friday


E mi chiedo come sia possibile ridursi in questo modo solo per accaparrarsi oggetti a prezzo scontato.

Sono questi uomini?

Direi proprio di no, direi piuttosto che sono persone ridotte in schiavitù da una sovrastruttura sociale fatta di lusso a basso costo.
Sono uomini quelli che si riducono a picchiarsi per comprare beni di consumo a basso costo che diversamente non potrebbero permettersi?

Sono uomini forse, come lo siamo noi e come lo erano i carcerieri dei campi di concentramento, come lo è chiunque possa decidere del proprio destino e infine agisce in maniera violenta ed egoista.

L'uomo forse è proprio questo, e come suggeriva Primo Levi, chi è privato della possibilità di farsi del male da solo, ma viene maltrattato dagli altri, non lo è.



domenica 5 novembre 2017

da Caporetto all'Irlanda in cento anni

Ieri correva il 99esimo anniversario dell'armistizio che unificò l'Italia, nonché il mio 43esimo compleanno.

In questi giorni cade anche il 100esimo anniversario della disfatta di Caporetto e della coscrizione dei ragazzi del '99.
Mio nonno, Enrico Garrone da Silvano d'Orba (AL), era uno di quei ragazzi, chiamato in guerra a diciassette anni e partito per salvare il Paese dall'invasore Austro-ungarico.

A cento anni di distanza, con il suo ricordo nel cuore, parto da Genova per lasciare l'Italia.
 
Per completezza d'informazione, è utile sapere che il mio onomastico cade il 25 aprile, data in cui sono solito ricordare l'altro mio nonno, Giacomo Speroni da Vedano Olona (VA), partigiano ferito e reso invalido da una pallottola alla testa nel corso della Guerra di liberazione dal nazifascismo.

A settantadue anni di distanza, con il suo ricordo nel cuore, parto da Genova per lasciare l'Italia.

Altra generazione quella dei miei nonni, e altro paese quello in cui vivevano. Altra l'Italia divisa, che lottava per sentirsi unita.

Eppure è chiaro che abbiamo fallito. E' lampante che quei due di migliaia di giovani credessero in qualcosa che non è mai esistito.
Sono arrivati gli Americani e ci hanno portato la democrazia, ma non abbiamo saputo che farcene e ci troviamo oggi sull'orlo di un precipizio economico senza precedenti che porterà alla morte politica di questa nazione, consegnando agli annali una disgregazione la cui unica fortuna sarà di avvenire all'interno della nascita dell'Unione Europea.

Poco conta se avesse ragione Scoppola con la sua teoria sulla "meridionalizzazione" del Paese o se tutto fosse solo dovuto alla fine della guerra fredda e alla fine del "bengodi" per questa nazione di spendaccioni.
Poco importa il perché dell'Italia liberale dei Luigi Einaudi e di Adriano Olivetti non è rimasto quasi nulla per lasciare il posto, passando per gli Andreotti e i Craxi, ai vari Matteo Renzi o Matteo Salvini.
Il secondo novecento, il secolo breve, è stato un secolo di transizione per tutto il nostro mondo, un momento di pace e prosperità probabilmente irripetibile per l'Europa che noi Italiani non abbiamo saputo mettere a frutto.
 
Del sacrificio dei nonni ne hanno goduto i genitori e ne pagano il prezzo i figli e ancor più i nipoti.
Non c'è più posto in Italia per chi non ha risorse economiche da spendere. Non è un posto adatto a chi deve lavorare e cerca di costruirsi un futuro, per sé e per i propri figli.

Così parto da Genova per l'Irlanda.

Nazione di trasmigratori anch'essa, di persone in buona parte fuggite nel XIX secolo per la fame ma che hanno sempre mantenuto nel cuore la loro identità culturale, forgiata da cinque secoli di dominazione inglese.
Un percorso, quello irlandese, opposto a quello italiano.
Una nazione costruita per dare voce agli oppressi, una dichiarazione di indipendenza del 1916 e una libertà ottenuta con una sanguinosa guerra e sigillata da una guerra civile di cui ricorrerà il centenario
il 6 dicembre 2021.

Parto per l'Irlanda perché oggi è pronta ad accogliere uno straniero come me, uno che ha un passato da Italiano, ma un presente da cittadino Europeo, che ha due figlie meritevoli di un futuro che non sia solo il ricordo dei fasti di un secolo terminato, in cui non hanno neppure mai vissuto.

Non parto oggi per andare via dall'Italia, parto per restare in Europa e guardare ancora al futuro con l'ottimismo necessario a chi ha idee e voglia di fare.
Domani i miei nonni calcheranno con me il suolo della verde Irlanda, e anche lì come in ogni luogo in cui vivrò, farò di tutto per renderli fieri del sacrificio che hanno fatto per tutti noi.

domenica 19 marzo 2017

Xenofobi multiculturali

... ovvero siamo tutti figli dell'ignoranza e orfani dell'ugualmente diverso.
Ho recentemente visto la foto di un locale di S.Francisco, California.
C'era un cartello con scritto "open" (aperto) in lingua inglese e sotto la stessa scritta in cinese. Eppure la California è una ex-colonia spagnola, diventata poi parte del Messico, resasi indipendente è poi entrata negli Stati Uniti d'America nel 1850.
Ancora oggi una grande parte della popolazione parla spagnolo, senza contare poi che è stata colonizzata, nella seconda metà del XIX secolo da Europei e che oggi, grazie all'economia trainante della Silicon Valley è una delle regioni mondiali con la più alta mescolanza di culture.

Eppure la California ha un presidente federale xenofobo, recentemente eletto dalla quasi maggioranza (perché in america funziona così) della popolazione.

E cosa c'entra l'ignoranza?

Forse c'entra perché, come in California, l'Italia e l'Europa sono state "assemblate" alla stessa maniera.
Forse che il Piemonte sabaudo fosse Italia prima del 1861?
Forse che la Spagna non ha vissuto in bilico tra Cristianesimo e Islam per secoli?
Forse che nel 1850 a Milano non si combattevano gli Austro-ungarici che poi hanno perso la prima guerra mondiale e da stato pan-europeo sono diventati due piccoli staterelli mittleuropei?
Forse che Il Centro Italia non era diviso tra Stato pontificio, Granducato di Toscana (filo Asburgico), Regno Borbonico fino al 1870?

Ma cosa c'entra la politica con la migrazione dei popoli?

Già, perché i Barbari che invasero l'Italia romana non erano gente?
Già, perché i Romani invasi dai Barbari erano tutti nati a Roma e non venivano da tutte le parti dell'Impero?
Già, perché i Francesi e gli Austriaci che hanno dominato l'Italia nel periodo risorgimentale non portavano valori e popolazioni dai loro territori?
Credete davvero che tutta questa gente se ne sia andata lasciando intatta la "purezza razziale" degli Italiani che non sarebbero esistiti per secoli a venire?
Voi che avete qualche parente straniero, uno zio d'America, un cugino figlio di emigranti italiani che a loro volta hanno arricchito di italianità la cultura ospitante.

Quando mangiate la "pizza americana" in qualche catena o le "tagliatelle alla Alfredo", o quando mangiate un "hambuger di chianina", oppure l'insalata russa che (in Francia chiamano "piemontese") non pensate mai che tutto questo esiste proprio perché in ogni momento storico c'è stata interazione sociale tra popoli e culture diverse?

Beh, spero che questo post possa stimolare la riflessione e magari una visione più ampia delle dinamiche sociali e delle opportunità che la contaminazione culturale offre.
Oppure possiamo solo pensare al quotidiano e a lasciare in mezzo alla strada chi cerca di migliorare la propria condizione.

Perché in fondo se al loro paese c'è la fame, sono solo fatti loro, possono sempre emigrare in America come fecero i nostri zii.
I nostri avi non andavano mica sui barconi stracarichi e in ristrettezze economiche (vedi foto)
 
Là sì che c'è posto per tutti, mica come qui che siamo troppo impegnati a rinnegare l'essenza stessa della storia europea.
Perché l'ignoranza alla base della xenofobia sta tutta qui, nel pensare di essere puri e soprattutto migliori di qualcuno che in fondo non è niente altro che ugualmente diverso da noi.

lunedì 16 gennaio 2017

La madre dei Cre...tesi è sempre incinta

... parafrasando un noto modo di dire.

Ora oltre ai Cretesi, gli Italiani, i Turchi e gli Americani abbiamo i cittadini del Regno di Gaia.

Lo so perché recentemente è stato rimandato in Italia un cittadino italiano che all'aeroporto di Bucarest ha mostrato un passaporto dell'autoproclamato Regno di Gaia e si è qualificato come discendente del Regno di Tiamat.
Non è stato neppure contestato alcun reato poiché "il documento è così farlocco che il falso non è contestabile: reato impossibile. Perché il passaporto mondiale di un «discendente del Regno Tiamat» non può essere nemmeno la copia artigianale di un documento vero".

Da una breve ricerca è emersa una pagina Facebook che riporta una citazione:
"Meno umani, più Natura" attribuita da loro alla signora Estinzione,
nonché un altro articolo del 2014 quando pare lo stesso sardo si rese colpevole di guidare un veicolo con targa non idonea, sempre del Regno di Gaia.

Tralasciamo il fatto che percoli ignoranza da ogni parola, e soffermiamoci sulla stupidità.

La stupidità (vedi titolo) è una dote di larga diffusione e in continua espansione.
E' proporzionale al numero degli individui e quindi ahimé incontenibile.

E' vero che ogni nazione sia nata prima dall'idea di qualcuno, ma anche che questo qualcuno abbia vissuto e prosperato prima in uno stato reale e noto ai più.
Questi signori sostengono una realtà alternativa in cui tutto quello che conosciamo noi è privo di valore e per contestarlo partono, guarda caso, dal ripudiare multe e pagamenti.

Mica contestano la legittimità della sovranità sabauda da cui discende la Repubblica, contestano e basta, considerandosi dei prescelti a cui tutto è concesso.

Non era meglio quando invece degli stati si inventavano religioni?
Passi per la rivoluzione francese o bolscevica, che in fondo partivano da un sistema e cercavano di migliorarlo;
Passi la diaspora degli ebrei o la rivoluzione di Maometto;
Passino anche leghisti e grillini perché in fondo abbaiano ma non mordono;

Ma non passa il Regno di Gaia, che contesta l'esistenza di quello che serve a loro per contestarne l'esistenza. Parlano la lingua di uno stato che non esiste, usano documenti simili a quella degli stati che non esistono, ripudiano le persone attraverso le persone in favore della natura.
Dicono di voler estinguere la popolazione e di voler tornare nei boschi, e lo fanno su Facebook.

Ma allora perché non farlo direttamente?

Insomma, siamo al solito paradosso per cui si spaccia per ovvia una contraddizione così estrema da non venire rilevata dai più.
Dio è onnipotente, ma tu hai libero arbitrio;
Se ti privi di ogni volontà in vita, potrai avere ogni cosa che vuoi in paradiso (grazie, ormai non voglio più niente);
Se andiamo nei boschi e ci estinguiamo staremo meglio.

E intanto tra una verità "tautologica" incontestata e l'altra passa una richiesta di denaro, sia chiaro una erogazione liberale per la causa, tutto pulito, ve lo certifica direttamente quello che prende il vostro denaro
"Il Regno Sovrano di Gaia non ha abbandonato i suoi sostenitori.
I recenti avvenimenti in politica interna ed internazionale, oltre agli importantissimi cambiamenti della nostra società che giornalmente tempestano le pagine di attualità ed i servizi di informazione, ci hanno portato ad attivarci per la formulazione di nuove proposte di legge volte a garantire i diritti per cui combattiamo ed a raggiungere i nostri obiettivi storici.
Abbiamo ricevuto numerosissime e-mail e lettere nella nostra sede amministrativa e tutte chiedevano a gran voce come sostenerci localmente.
Abbiamo pertanto richiesto fondi utili alla promozione del nostro colore politico, affondando larga la mano nei fondi che voi stessi avete pagato con le vostre tasse per favorire la libertà nel nostro meraviglioso paese.
Probabilmente questo genererà un aumento delle imposte comunali in alcune regioni del Centro-Nord e del Sud Italia ma nulla sarà vano e porterà finalmente il governo ad ascoltare la nostra voce.
Per tale ragione, il Regno Sovrano di Gaia dice GRAZIE a tutti i suoi sostenitori e comunica che presto sarà possibile versare una offerta libera di importo pari o superiore agli €142,70 direttamente presso i patronati dei vostri rioni."
E nel frattempo, sempre per dare maggiore risalto al fatto che si voglia uscire dalla società,  ci candidiamo in politica.

Il mondo cambia, grazie a questi innovatori sociali con più risposte che domande.
Dieci anni fa avevamo il Movimento Cinque Stelle, fra dieci anni avremo il Regno di Gaia sulla terra.
E c'è sempre qualcuno pronto a parlare ai figli della madre dei Cre...tesi.

mercoledì 30 marzo 2016

L'analfabetismo e il declino sociale

... perché se molti non vedono il nesso, allora vuol dire che c'è.
Questa mattina scorrendo la pagina di facebook ho avuto il consueto piacere di leggereun post intelligentemente critico della mia amica Laura Sicignano, regista teatrale di fama internazionale, ma soprattutto dine intellettuale con una profonda dedizione all'arte e alla cultura.


Lo spunto parte da un articolo di Filomena Fuduli Sorrentino sul blog La voce di New York , un'intervista al linguista Tullio De Mauro il cui passo più rilevante può essere questo:https://mauropresini.files.wordpress.com/2013/09/analfabetismo.gif
...in età adulta le intere popolazioni sono esposte al rischio della regressione verso livelli assai bassi di alfabetizzazione a causa di stili di vita che allontanano dalla pratica e dall’interesse per la lettura o la comprensione di cifre, tabelle, percentuali. Ci si chiude nel proprio particolare, si sopravvive più che vivere e le eventuali buone capacità giovanili progressivamente si atrofizzano e, se siamo in queste condizioni, rischiamo di diventare, come diceva Leonardo da Vinci, transiti di cibo più che di conoscenze, idee, sentimenti di partecipazione solidale
Nello stesso articolo viene citato un interessante servizio Rai sull'alfabetismo, il cui relatore è lo stesso prof. De Mauro e che riporto qui sotto:


Letta l'intervista, corredata di numeri importanti sull'analfabetismo funzionale delle popolazioni mondiali, inutile dire che trai paesi OCSE l'Italia è piazzata malissimo, nascono spontanee alcune riflessioni.
Come ne usciamo?
Il 30% significa che abbiamo un ritardo di almeno (almeno, ALMENO) una generazione; ammesso che iniziamo a lavorare seriamente per la cultura, cosa che invece mi pare lungi dall'essere reale.
Dobbiamo sollecitare alla cultura almeno un altro 30% della popolazione, affinché solleciti i propri familiari. Per fare questo bisogna lavorare sugli adulti, gli stessi che preferiscono inveire che ascoltare, che preferiscono lamentarsi invece di costruire, che preferiscono ammirare seni nudi in TV invece di informarsi (non parliamo di farsi una cultura).

Tutto questo in un Paese individualista in cui lo stato è considerato servo del proprio piacere, in cui ci si compra "la jeep di Batman" come un enorme giocattolo per bambini agée. 
La società di massa qui ha fatto del suo "meglio" e ha massificato tutto cancellando ogni barlume di cultura e intelligenza, avverando le previsioni del giurista e sociologo francese Alexis De Toqueville, formulate ben oltre un secolo fa e rimaste pressoché inascoltate.

Questo è il mio punto di vista e secondo la mia opinione, non c'è speranza di cambiare le cose.
Non c'è futuro per chi non conosce il proprio passato.
Forse è meglio lasciare andare tutto, finché nuovi interessi economici non saranno in grado di ricreare le opportunità di crescita che questa Nazione ha avuto e sciaguratamente dilapidato.

giovedì 3 dicembre 2015

Rousseau e la tassa sulle biciclette

... è incredibile, ma è vero.

Essere governati da sfaccendati porta a leggere notizie paradossali, anche se ancora per un po' seguite da smentite.

Succede che nel periodo natalizio, che coincide con il licenziamento della Legge di stabilità, la famigerata Legge finanziaria del passato, appaia la simpatica proposta di un parlamentare circa la tassazione delle biciclette.


Questo parlamentare, conscio del fatto che nel suo paese di pigri sempre più persone motorizzano le biciclette, a volte chiamandole perfino "ecologiche", ha pensato che non fosse giusto veder circolare dei velocipedi motorizzati senza targa, e abbia voluto semplicemente ripartire dal 1905 e iniziare a targare questa nuova categoria di motocicli.

Il punto chiave del discorso è che il regalo natalizio di questa classe dirigente è quello che ormai cercano di farsi da soli. Un tempo, quando gli ideali romantici e cavallereschi di onore e verità erano diffusi tra i ceti più elevati, le persone si sarebbero vergognate di perorare apertamente i propri interessi personali e anzi ci si faceva un vanto di eliminare ogni conflitto.

Ma nel novecento i valori sono progressivamente cambiati

La classe dirigente da nobiliare è diventata elettiva, sempre più incapienti si sono dedicati alla carriera politica professionale, sempre più persone senza valori e senza competenze hanno intravisto nella politica l'unica risorsa per l'elevazione sociale.

E noi glielo abbiamo lasciato fare

Con noi intendo quelli che potevano accorgersene, quelli che si sono defilati dalla vita pubblica per meglio tutelare i propri interessi, quelli che hanno investito sui lobbisti o addirittura sulla creazione di soggetti politici affini ai propri interessi.
Questa corruzione dilagante dei valori sociali ha fatto ciò che doveva, ha corrotto e corroso un sistema fragile e non ancora strutturato riducendolo ad uno scempio.

il Natale non è che l'assalto alla diligenza

E così politici di ogni fazione, mandatari di interessi disparati e spesso personali, si mettono in mostra assaltando quella immensa torta che si chiama Fisco con l'unico tentativo residuo di tenersi il più possibile, senza più occuparsi di restituire qualcosa indietro.
Si tagliano le pensioni d'altri, l'assistenza sanitaria d'altri, i servizi d'altri con uno strumento fortissimo che è la legge e la capacità di scriverne di nuove.
Alla stessa maniera il potere giudiziario dà interpretazioni sempre più personali delle intenzioni del Legislatore e in questo conflitto a distanza il potere esecutivo fa i propri interessi, tutela la propria salute e si gira dall'altra parte.

Dove è finito Jean-Jacques Rousseau?

E' chiaramente morto secoli fa, ma le sue idee stanno morendo ora, con la fine della democrazia moderna.
L'equilibrio dei poteri si è perso con la disgregazione della società, con l'informatizzazione dei rapporti sociali e con la globalizzazione che ha superato il nazionalismo, concetto basilare per l'auto-determinazione delle comunità nazionali.
Il mondo è cambiato, mentre la rappresentanza è sempre meno rilevante e duratura e mentre si rende necessaria un'aggregazione globale i popoli guardano al passato riportando in auge guerre di religione o identificazioni nazionaliste.
C'è chi bestemmia mentre difende il crocifisso nelle scuole pur non mandando il figlio alle lezioni di religione, chi vuole fuori gli stranieri dal paese e non si ricorda di come fossero maltrattati i propri parenti all'estero o i propri genitori migrati al nord per lavorare nel dopoguerra.

C'è troppa superficialità in un momento in cui servirebbero intellettuali.

Avremo quello che la gente chiede, nuovi leader politici carismatici e risoluti, nuove guerre e nuove prospettive alla fine di esse.

Come trovo scritto su un palazzo della mia città, nascosto e quasi ignorato, dedicato agli invalidi di guerra e dove è stato recentemente aperto un pub, di cui mi sfugge il senso se non quello di incassare denaro:

 «La guerra è la lezione della storia che i popoli non ricordano mai abbastanza»

martedì 8 settembre 2015

Gli Italiani non esistono

Qualcuno sa dirmi quante volte appare la parola "italiani" nella Costituzione?

Appare una volta sola, nell'articolo 51 quando si tratta di parificare "ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica". Per il resto si parla di "cittadini" e come tale si discriminano tutti coloro che possano sentirsi parte di questa cultura pur non avendo i documenti di nazionalità.

Si discriminano gli Istriani esuli in terra straniera, ma anche tutti i figli di Italiani che semplicemente e senza pretese nei confronti dello Stato, si sentono parte della cultura italiana pur non avendone la "patente" fornita con il passaporto. Anzi forse ci sono più Italiani all'estero che nel territorio amministrativo che si riconduce alla Repubblica Italiana.

In fondo essere italiani non è far parte di una comunità, ma esclusivamente far parte di un'organizzazione amministrativa che governa un territorio. Dal tempo dell'unificazione, voluta dai Piemontesi con un'azione di conquista, non si è fatto molto per creare quel senso di comunione proprio di una nazione.

Nessuno ha ascoltato D'Azeglio e il suo «Fatta l'Italia, facciamo gli Italiani»

E si è dato fiato ad egemonie locali, dinastie provinciali, che hanno accentuato le separazioni in uno Stato che, dopo la guerra di liberazione, si è proposto unito e liberal-democratico.
La centralizzazione dello Stato italiano, il suo ispirarsi tardivamente e in maniera ambigua alle due grandi rivoluzioni del settecento, ha creato un compromesso storico senza futuro.


Sarebbe servita più attenzione al passare del tempo, alla trasformazione della società e alla globalizzazione. Avremmo avuto bisogno di interessi condivisi e invece siamo rimasti stritolati dalla Guerra fredda e i due mondi in contrapposizione, siamo rimasti guelfi e ghibellini, milanisti e interisti, laici e religiosi, settentrionali e meridionali, ma mai italiani.


Italiani è ormai solo appartenere, non è purtroppo essere, siamo privi di un tratto distintivo comune e ci ritroviamo più nella sigla provinciale sulla targa della macchina che nel tricolore. Italiano è il passaporto che interessa più agli stranieri e che eleviamo a baluardo di civiltà offrendolo ai più meritevoli come un dono regale, senza renderci conto che ciò che interessa loro è il passaporto dell'Unione Europea.
Perfino i migranti sono più attenti all'evoluzione del mondo e comprendono che gli Italiani non sono un popolo, bensì gli abitanti di una regione d'Europa.

Il tempo passa e il Mondo cambia, portandosi via quello che poteva essere questo popolo che si è invece accontentato di occupare un territorio. Non ci sarà che il ricordo di questa cultura

Ancora una volta aveva ragione il Barone Von Metternich «La parola Italia è una espressione geografica»

venerdì 19 giugno 2015

Osservazione partecipata di una morte annunciata

... in pratica restare a studiare un sistema che si sta disfacendo.

Del disastro rappresentato dall'Italia c'è poco da dire, non perché non ci sia materiale, ma perché le notizie di degrado economico e sociale sono così incalzanti e sempre nuove che non vi è nulla di interessante da dire che domani non sia già cronaca di poco conto.

Il paradosso di questo Paese è che il malcostume e la malversazione, l'estorsione e la frode, la menzogna e l'opportunismo sono così radicati da non rappresentare altro che la consuetudine, a prescindere dal livello sociale in cui ci si trova.

Così se analizziamo i comportamenti dei politici troveremo peculato,
Se controlliamo quello dei dipendenti pubblici malversazione,
Quando osserviamo la mafia è estorsione,
Guardando le imprese troviamo frodi,
Se fermiamo l'uomo della strada, nel migliore dei casi qualcuno che ci dice che non pagare le tasse è l'unica arma di cui il povero cittadino dispone per difendersi dallo Stato canaglia;

Anche se poi il privato cittadino va a votare per garantire il proprio interesse.

Nulla di nuovo insomma, in secoli di storia l'Italia è sempre stata rappresentata come una terra di affari e di scarsa morale, dove gli interessi locali e la litigiosità non hanno mai creato terreno per la nascita di un'unità nazionale di rilievo.

Il punto è che chi rappresentava un'Italiettta di truffatori, in fondo aveva ragione.

E così ci si trova ad analizzare una società colabrodo in cui l'egocentrismo e il narcisismo esondano piuttosto che colare tra i fori, da cui peraltro escono a fatica le risorse comuni che servirebbero a concimare l'economia e la ripresa della società.

Questa è una nazione fantasma, una nave che affonda pullulante di topi in cerca di salvezza, mentre il comandante/pifferaio magico ha già trovato la salvezza su uno scoglio; da dove millanta la sua potenza e la condivisione di un futuro migliore per convincere i marinai a restare a bordo.

C'è poco da salvare in una nave fallata alla deriva

Non resta che scendere finché si può e ricominciare a costruirne un'altra, magari a questo giro con persone più oneste e affidabili,
Perché quando c'è da lavorare è sempre meglio avere accanto qualcuno che lavora quanto noi, né di più, né di meno, esattamente alla stessa maniera; perché l'equità nasce dai doveri e non dalla pretesa di diritti.

giovedì 4 dicembre 2014

La politica del nonsenso

... di certo non viene inventata oggi.

affonda le proprie radici, per ciò che riguarda la cultura occidentale, nei dettami della religione cristiana allorché affermatasi attraverso l'apostolato in epoca romana.


L'esclusività della posizione sociale garantiva a chi esercitava il potere, un privilegio culturale e patrimoniale da renderlo inamovibile. Ad un tratto, al punto di rottura tra privilegi e produzione della ricchezza, irrompe la democrazia liberale.

Le persone o meglio alcuni fra loro, iniziano a pensare che l'unione possa realmente fare la forza.

Nel giro di un paio di secoli le rivolte diventano popolari, nascono le repubbliche rivoluzionarie, nasce il socialistmo, il comunismo, il marxismo, nascono i figli dei fiori che però appassiscono in fretta, almeno qui da noi.

Parallelamente, nelle gerarchie aristocratiche e borghesi si cerca di arginare l'ascesa di queste idee democratiche.
Si contengono dapprima con la repressione interna, poi con la guerra, poi con l'embargo e si sconfiggono semplicemente con il consumismo.

Ad un tratto, nel continuum spazio temporale, per niente continuo come sappiamo, arriva Albert Einstein a cui viene spesso attribuito un aforisma: «Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi.» Il quando è quantisticamente irrilevante, ma resta il fatto che nessuno lo ascolta.

La politica si rende democratica. Lo spartiacque della Seconda guerra mondiale lascia spazio alla militanza, al potere popolare, alla regressione apparente degli aristocratici e dei borghesi.

Il novecento appare come il secolo del popolo.

Chi deteneva il potere ai tempi delle rivoluzioni liberali si limita a staccare i biglietti e godere dello spettacolo.

La Politica, la Legge e l'Economia diventano il palcoscenico preferito dai rampolli delle famiglie bene, quasi come furono la carriera militare e quella religiosa nel medioevo.
I figli dei notabili occupano posti di rilievo nell'imprenditoria borghese e nella gestione della res publica; da lì controllano gli eccessi della passione popolare.

Si afferma così la politica del nonsenso.

Più soldi finiscono nelle tasche dei ceti inferiori, maggiore è il volume di denaro che ritorna all'origine. Più denaro si produce per assicurare il benessere della popolazione, più denaro si spende per comprare beni e servizi, per assicurarsi privilegi.
L'unica opportunità è svettare, vincere, superare gli altri e come un salmone che risale la corrente consumarsi fino alla morte nel tentativo di emergere.

Il "ceto privilegiato" smette di contenere i privilegi degli "inferiori", cresce il benessere popolare, ma allo stesso tempo cresce l'avidità di privilegi.
Da questo punto di vista i conflitti di classe del novecento sono stati una palestra interessante, risolta soltanto con la globalizzazione. Il nazionalismo che forniva grandi opportunità economiche nel XIX secolo è sublimato in globalizzazione.
La concorrenza globale tra gli imprenditori non è stata da meno del disaccordo, o meglio del disinteresse, di chi avrebbe bisogno di aggregarsi per contare qualcosa e invece è rimasto a guardare.

Ironicamente, l'allargamento della piattaforma comunicativa non ha fatto altro che separare quei gruppi di persone che avrebbero avuto maggior interesse ad unirsi.

E ancora una volta la democrazia si è dimostrata un sistema fallace.

Così, mentre la cultura si trasforma grazie alla rivoluzione digitale, le persone restano ancorate alla politica nel nonsenso.
Intrappolate in infiniti livelli di associazionismo e rappresentanza che filtrano le opportunità, che rallentano l'ascesa, che complicano ciò che in fondo sarebbe semplice.

Paghiamo per votare alle primarie di partito, per eleggere un candidato che è stato selezionato da una élite intellettuale per essere corrotto nel migliore dei casi da imprenditori d'élite, nel peggiore da criminali.
Votiamo per contare qualcosa, nell'idea che l'unione faccia la forza e produca un risultato positivo e personale per il singolo.

Quanto ci vorrà ancora perché la teoria dei giochi di Nash possa essere compresa da tutti e ci convinca che l'unione fa veramente la forza soltanto se pensiamo anche agli altri?

Nel frattempo godiamoci politici posticci, che ripetono ossessivamente ciò che vogliono far diventare reale, che ci impongono il mantra della trasparenza e della legalità per poi propinarci sempre il solito gioco delle tre carte, che tutti conosciamo ma a cui non sappiamo resistere.

Godiamoci la stupidità del nonsenso, del resto se il "salmone" conoscesse il senso della vita non si affannerebbe poi molto sulla corda tesagli da Nietzsche.

sabato 11 ottobre 2014

Nera come la morte, che butta giù le porte

... sono le parole che Fabrizio De André tributò alla memoria della tragica alluvione del '70(*)

7 ottobre 1970

27 settembre 1992

23 settembre 1993

6 novembre 1994
7 ottobre 2010

4 novembre 2011


10 ottobre 2014

Genova è un chiaro esempio degli effetti del soil sealing(**) e dell'incapacità dell'uomo di piegare la natura nonostante la propria tracotanza positivista.
La crescente frequenza di questi fenomeni è un altro sigillo, quello all'inconsistenza dell'amministrazione locale.
La Superba è ormai ben poca cosa, anche se da qualche tempo ha un bellissimo, costosissimo e mendace logo:


* Dolcenera è una canzone di F. De André che si può ascoltare a questo link
** per approfondimenti vedere S. Settis, Paesaggio Costituzione cemento, Einaudi, 2012

lunedì 29 settembre 2014

Corsi e ricorsi storici

Nulla accadde in Piazza Tienanmen nella primavera del 1989



Nulla accade a Hong Kong nell'autunno del 2014


Non esiste la realtà, ma soltanto l'interpretazione che ne diamo [cit. Nietzsche]. Così il mondo può continuare a vivere in pace; pur in mezzo a continue guerre.